La commemorazione si terrà il 1 marzo nell’auditorium del Vittoriale

Iniziative per D’Annunzioa 70 anni dalla morte del vate

16/02/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Sono trascor­si 70 anni dal­la scom­parsa di Gabriele D’Annunzio, avvenu­ta il 1 mar­zo 1938.Il poeta se ne andò per un’ emor­ra­gia cere­brale, quan­do era sedu­to al tavo­lo di lavoro, nel­la stan­za del­la Zam­bra (cam­era, in vene­to anti­co), lo stu­dio-spoglia­toio dove campeg­gia­vano i cav­al­li di Helios, due gran­di gessi.D’Annunzio stes­so pre­v­ide la morte sen­za ago­nia, con­sid­er­a­ta l’ultimo dono del­la vita. Par­lò infat­ti di «sen­sazione del­la cor­da nel cervel­lo che può spez­zarsi, all’improvviso».La com­mem­o­razione uffi­ciale sarà tenu­ta saba­to 1 mar­zo, alle ore 10, a Gar­done Riv­iera, nell’auditorium del Vit­to­ri­ale, dal­la pres­i­dente del­la Fon­dazione Anna­maria Andreoli. Dopo il suo inter­ven­to, ver­rà proi­et­ta­to un fil­ma­to stori­co, e saran­no let­ti alcu­ni brani, con l’accompagnamento di musi­ca e dan­za. La paro­la passerà suc­ces­si­va­mente agli stu­den­ti, chia­mati a svol­gere un ruo­lo di rilie­vo. Le scuole sono state infat­ti invi­tate a real­iz­zare elab­o­rati sin­goli o di grup­po, sof­fer­man­dosi sull’eredità che il poeta-solda­to ha lasciato.«Il prog­et­to — spie­ga Gio­van­na Cic­carel­li, con­sigliere di ammin­is­trazione — può con­sis­tere in uno scrit­to, un pan­nel­lo, un man­i­festo illus­tra­ti­vo o un elab­o­ra­to con tec­niche mul­ti­me­di­ali che raf­fig­uri il per­son­ag­gio D’Annunzio e la sua sto­ria. Il Vit­to­ri­ale si è impeg­na­to a fornire la più ampia col­lab­o­razione attra­ver­so l’archivio e la biblioteca».La Andreoli, docente di Let­ter­atu­ra ital­iana, ha cura­to per i Merid­i­ani del­la Mon­dadori una serie di volu­mi ded­i­cati al poeta, come «Le fav­ille del miglio», «Maia», «Poe­ma par­a­disi­a­co», «Le nov­el­le del­la Pescara» e «Let­tere d’amore». Ha scrit­to «Il vivere inim­itabile», soste­nen­do che «D’Annunzio fece del­la sua vita un cap­ola­voro, colti­van­do il mito e il cul­to di se stes­so. Un mil­lan­ta­tore, friv­o­lo e dis­si­pa­tore, ma anche fan­ta­sioso, coltissi­mo e mod­er­no. Un artista che non tradì mai il pro­prio talento».

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