Festeggiati con un convegno vent’anni di vita di «Solidarietà salodiana». Tra i volontari persone di ogni età, non solo giovani

Insieme per i più deboli

28/09/2004 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

I volon­tari di «Sol­i­da­ri­età salo­di­ana» han­no cel­e­bra­to i ven­t’an­ni di attiv­ità con un con­veg­no svoltosi nel salone delle con­feren­ze del­la casa di riposo. E le mag­giori autorità han­no espres­so la loro grat­i­tu­dine per un lavoro silen­zioso e apprez­za­to. Il sin­da­co Cipani, il par­ro­co, l’asses­sore ai , il pres­i­dente del­la casa di riposo e i cit­ta­di­ni si sono stret­ti affet­tu­osa­mente attorno al grup­po di samar­i­tani (72 donne e 17 uomi­ni), che dal 1984 seguono il set­tore più bisog­noso e frag­ile. Ange­lo Gas­parot­ti, che gui­da l’Associazione, ha introdot­to i lavori, sot­to­lin­e­an­do il prin­ci­pio del­l’in­te­grazione alle inizia­tive del comune e degli enti pub­bli­ci, qual­i­f­i­can­dole sot­to il pro­fi­lo umano. «Il nos­tro è un bilan­cio ampia­mente pos­i­ti­vo — ha det­to Gas­parot­ti -. Tut­ti han­no oper­a­to per dovere, e non per pietà. Abbi­amo cre­ato un movi­men­to spon­ta­neo, ma volu­to. Di con­seguen­za è sta­ta una gioia, non una fat­i­ca». Quar­an­ta volon­tari di «Sol­i­da­ri­età salo­di­ana» sono impeg­nati all’in­ter­no del­la casa di riposo. Han­no com­pi­ti di com­pag­nia, dial­o­go, ascolto, deam­bu­lazione. Ma c’è anche la neces­sità di accom­pa­gnare gli anziani in palestra, di imboc­care i degen­ti del nucleo Alzheimer e i non auto­suf­fi­ci­en­ti in ospedale. E poi c’è il grup­po che cura le scam­pag­nate, i pomerig­gi musi­cali, la tombo­la, i com­plean­ni, gli auguri di Pasqua e , le gite col­let­tive, le passeg­giate, le vis­ite ai par­en­ti e al cimitero. Altri quar­an­ta volon­tari si occu­pano delle vis­ite nelle case di chi è anco­ra auto­suf­fi­ciente. Una deci­na sos­ti­tu­isce il saba­to e la domeni­ca il per­son­ale del comune incar­i­ca­to di portare i pasti a domi­cilio. Si è sti­ma­to che, in media, le ore annu­ali di tale attiv­ità siano 25mila. Mon­sign­or Francesco Beschi, vesco­vo ausil­iare di Bres­cia, ha ril­e­va­to come i pro­tag­o­nisti, non sem­pre gio­vani, abbiano sta­bil­i­to di com­bat­tere la soli­tu­dine di altri anziani, pro­muoven­do ami­cizia. Sec­on­do il prela­to, la cosa entu­si­as­mante è il modo col quale ven­gono guar­dati i più bisog­nosi: si sta­bilisce subito un approc­cio ric­co di affet­to. I volon­tari dimostra­no di saper rac­con­tare e, soprat­tut­to, ascoltare chi, nor­mal­mente, res­ta da solo, in silen­zio. Non pote­va man­care l’in­ter­ven­to di Francesco Andreis, fonda­tore e architet­to del grup­po, numero 1 dall’84 all’89. L’o­bi­et­ti­vo pri­mario era di far sapere agli anziani un tan­ti­no seg­re­gati che qual­cuno ave­va deciso di occu­par­si di loro, in forme scon­tate, ma sen­za la min­i­ma com­pas­sione. Fare com­pag­nia in casa, accom­pa­g­narli all’am­bu­la­to­rio, aiu­tar­li nel­la spe­sa, seguir­li nelle cose più ovvie e banali, eppure impor­tan­ti. Il soci­ol­o­go Gabriele Ringh­i­ni, che «accom­pa­gna» peri­odica­mente l’associazione, ha sot­to­lin­eato il ruo­lo del volon­tari­a­to, che aggiunge un toc­co di affet­tiv­ità e di vic­i­nan­za umana ai com­pi­ti delle istituzioni.

Parole chiave: