Tra prìncipi e grandi campioni in orbita uno sport che fa turismo

Intervela, un sogno che ha cinquant’anni

30/07/2000 in Sport
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Di Luca Delpozzo
Giancarlo Angelini

C’è una ricor­ren­za, in questi giorni, che è pas­sa­ta in sor­di­na, che nel bail­amme nel quale cade la cit­tà esti­va, è sta­ta inglo­ba­ta nel calderone delle varie man­i­fes­tazioni che si susseguono a rit­mo inin­ter­rot­to. E’ il cinquan­tes­i­mo anniver­sario del­la Set­ti­mana vel­i­ca Inter­nazionale del Gar­da, forse l’u­ni­ca rega­ta al mon­do (assieme alla di Gargnano) con questo record di longevità.Parliamo del­l’In­ter­vela, neol­o­gis­mo che ha fat­to il giro degli ambi­en­ti sportivi di tut­ti i Pae­si, coni­a­to dai diri­gen­ti fragliot­ti per dare un taglio sovran­nazionale ad un even­to che apri­va la cit­tà al bel mondo.Perché quel che la Fraglia allo­ra ave­va mes­so in cantiere, gra­zie soprat­tut­to al dinamis­mo del cav. Ettore Righi, al tem­po diret­tore del­l’Azien­da sog­giorno e seg­re­tario del cir­co­lo veli­co, era assieme un even­to mon­dano e sporti­vo, una man­i­fes­tazione che in quegli anni dif­fi­cili, abbina­va l’ar­ri­vo di nomi alti­so­nan­ti alla pro­mozione sporti­va con le regate. E di nomi cele­bri in quegli anni’50 ne arriva­vano a frotte. Nomi dai pal­mares d’oro come la cop­pia Strauli­no e Rode nelle “star”, per­son­ag­gi come il principe Bira del Siam, tim­o­nieri che arriva­vano dal­la Ger­ma­nia per risco­prire il Gar­dasee dopo la guer­ra. Le gare era­no pre­ce­dute dal­la fas­tosa cer­i­mo­nia del­l’aper­tu­ra che ave­va sede nell’ ”Ese­dra delle rose”, come allo­ra si chia­ma­va il ter­raz­zo supe­ri­ore del­la Spi­ag­gia degli Olivi: dove le autorità di tut­ta la Regione, con il Prefet­to in tes­ta, dove gli invi­tati, dove i tim­o­nieri prove­ni­en­ti da tut­to il mon­do con travagliati tragit­ti — dato che allo­ra non vi era­no autostrade ed aero­por­ti vici­ni (le barche era­no invi­ate per fer­rovia fino a Rovere­to e da lì giungevano a Riva col camion) — assis­te­vano com­mossi all’alzabandiera.E le regate. Splen­dide le barche, tutte in leg­no, con le loro vele di cotone, con le cime di cana­pa, con le attrez­za­ture luc­ci­can­ti di bron­zo e d’ac­ciaio, con la rega­ta di crociera del “Nas­tro Azzur­ro” che veni­va a chi­ud­ere una man­i­fes­tazione che altri cir­coli avreb­bero copi­a­to. Con le “Ren­njolen” barche tedesche dal­la ran­da stec­ca­ta, che ele­gan­ti e velocis­sime per alcu­ni anni han­no impos­to la loro supe­ri­or­ità. Era­no gli anni nei quali anda­va a for­mar­si la pri­ma pat­tuglia di tim­o­nieri rivani. C’era Nor­ber­to “Berto” Folet­ti, allo­ra ragaz­zo di bot­te­ga al cantiere Cernischi, dal quale avrebbe appre­so sia i seg­reti per diventare un eccel­lente mae­stro d’as­cia, sia le tec­niche di rega­ta che lo avreb­bero poi por­ta­to assieme all’in­sep­a­ra­bile Learco “Fiac­ca” Bono­ra a per­cor­rere i campi di rega­ta di mez­za Europa ed accu­mu­la­re l’es­pe­rien­za nec­es­saria per rag­giun­gere i mas­si­mi ver­ti­ci politi­ci del­la vela nazionale. C’era Luciano “Ton­dola” Tor­boli che gareg­gia­va con le “Jole O”, c’era Gian­ni Bac­chi, c’era Lui­gi “Bab­bo” Armelli­ni, c’era, soprat­tut­to, anche l’es­pe­rien­za di Ita­lo Tor­boli, che già negli anni’30 ave­va vin­to qual­cosa in giro per l’I­talia con il suo “dinghy 12 pie­di” e che allo­ra si sta­va avvic­i­nan­do alla “Star”, bar­ca che sarebbe poi diven­ta­ta il suo sim­bo­lo ed il sim­bo­lo di Riva.Poi con gli anni la tec­nolo­gia anche nel­la vela è com­in­ci­a­ta a cam­biare. Si ricor­da anco­ra con quale sor­pre­sa si osser­va­va il pri­mo “F.D” di plas­ti­ca, quel­lo del cam­pi­one del mon­do Mario Capio, men­tre le vele, abban­do­na­to il cotone, era­no con­fezion­ate con tes­su­ti d’a­van­guardia. O il pri­mo cata­ma­ra­no, quel bisil­uro por­ta­to a Riva dal den­tista “Jano” Trova­to, che vola­va sul­l’on­da increspata.Ed è sul­la scia dell’ ”Inter­vela” se la Fraglia è diven­ta­ta grande nel mon­do sporti­vo. Cinquan­t’an­ni! Una vita. Col­oro che allo­ra era­no ragazz­i­ni ora dirigono il sodal­izio, con la stes­sa pas­sione, con la stes­sa dedi­zione, con lo stes­so ardore di allora.Cinquant’anni! Tut­to si è evo­lu­to, anche nel mon­do delle vela dove le barche assomigliano ora molto più a piat­ti volan­ti che sfio­ra­no l’ac­qua sospin­ti dal piazze­for­ti di vele intes­sute di fibre di derivazione aero­nau­ti­ca e spaziale, dove il car­bo­nio ha sop­pi­anta­to qua­si l’ac­ciaio, cer­ta­mente il bron­zo, dove si pun­ta più al fat­to sporti­vo che all’even­to mon­dano. Nondi­meno è con nos­tal­gia che si guar­da al pas­sato, per ram­mari­car­ci del fat­to che questo com­plean­no non sia sta­to adeguata­mente cel­e­bra­to alla Fraglia.E’ ben vero che si è sul­la scia di un eccezionale Cam­pi­ona­to europeo degli “” (vin­to tra l’al­tro da una ragazz­i­na del­la Fraglia), che subito dopo è sta­to mes­so in acqua un Cam­pi­ona­to del mon­do dei “29er”, che per set­tem­bre sono in pro­gram­ma anco­ra impor­tan­ti regate, ma ci pare che la memo­ria del pas­sato si dove­va meglio val­oriz­zare per non far morire d’ine­dia una “Inter­vela” che per decen­ni è sta­ta il fiore all’oc­chiel­lo del­la città.

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