La ricerca di una giovane studiosa di Maderno

Intitolazione contesa della chiesa. Rimane dedicata a Sant’Andrea

04/11/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

Francesca Strop­pa, garde­sana, lau­re­a­ta all’ di Par­ma (rela­tore Arturo Car­lo Quin­taval­la), ha svolto un’indagine sul­la splen­di­da chieset­ta roman­i­ca di Mader­no, del IX sec­o­lo, pub­bli­ca­ta nell’ultimo numero delle Mem­o­rie dell’. La stu­diosa è inter­venu­ta nel­la ques­tione (emer­sa a liv­el­lo di sto­ri­ografia locale e di let­ter­atu­ra artis­ti­ca, ogget­to di inter­esse anche tra i fedeli) riguardante il nome attribuito all’edificio reli­gioso: è ded­i­ca­to a Sant’Andrea, come ritenu­to dai più, o a San Gio­van­ni Bat­tista, come sosten­gono alcu­ni, che ricor­dano gran­di fes­teggia­men­ti il 24 giugno?Per rispon­dere alla doman­da, Francesca ha scarta­bel­la­to le carte degli archivi. «Sup­pon­go che la radice del prob­le­ma irrisolto – affer­ma — si deb­ba rin­trac­cia­re nel peri­o­do in cui fu edi­fi­ca­ta una nuo­va par­roc­chiale, sui resti del vec­chio castel­lo, dal momen­to che la vec­chia era diven­ta­ta trop­po angus­ta per con­tenere la popo­lazione, in con­tin­ua cresci­ta». I lavori sono durati a lun­go, dal 1742 fino alla con­sacrazione nel 1825. Costru­i­ta pro­prio all’inizio del lun­go­la­go, tenen­do fede alle diret­tive di S. Car­lo Bor­romeo (la cui ricor­ren­za è oggi, saba­to), sec­on­do le norme sta­bilite dal Con­cilio di Tren­to, venne ded­i­ca­ta a Sant’Andrea: lo stes­so nome del­la chieset­ta roman­i­ca, che dista un centi­naio di metri, pas­sa­ta grad­ual­mente in sec­on­do piano e, nel 1853, in occa­sione del­la visi­ta di Giro­lamo Verz­eri, chia­ma­ta per la pri­ma vol­ta «San Gio­van­ni Battista».Nelle tre vis­ite del 1936, ’47 e ’58 mon­sign­or Giac­in­to Tredi­ci, citan­do l’edificio roman­i­co, con le miglior­ie da apportare, e il con­fi­nante ora­to­rio fem­minile, vale a dire l’ex bat­tis­tero, par­la di S.Giovanni. «Lo Sta­to del clero del­la dio­ce­si di Bres­cia – spie­ga la Strop­pa — la chia­ma così. Ho con­trol­la­to le suc­ces­sive edi­zioni del XIX e XX sec­o­lo, e non è cam­bi­a­to nul­la, fino al 1997. Invece nei doc­u­men­ti degli arcipreti, dei fab­bricieri, dei soprint­en­den­ti, dei min­is­teri e degli architet­ti, che richiesero aiu­ti per restau­rare il tem­pio, il nome non emerge mai».Ma la gente non ha mai accetta­to il… Bat­tista, con­tin­uan­do a preferire la denom­i­nazione del pas­sato. Così nel 1998 alla bel­la costruzione roman­i­ca, clas­si­fi­ca­ta da tem­po mon­u­men­to nazionale, ma che per un cer­to peri­o­do rischiò addirit­tura di essere abbat­tuta, è sta­to resti­tu­ito il vec­chio nome, con l’aggiunta di un sem­plice agget­ti­vo: «S. Andrea mon­u­men­tale», con buona pace di S. Gio­van­ni, evi­den­te­mente non entra­to nell’immaginario col­let­ti­vo. E, quel­la grande? Si chia­ma «S. Andrea parrocchiale».

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