Niente permessi Impossibile buttare la roccia scavata. Trento non ha previsto la nuova discarica così boccia l’ampliamento di un lungolago

Intoppi alla galleria Riva-Limone

13/03/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Luca Belligoli

Udite, udite per una vol­ta l’efficiente Provin­cia autono­ma di Tren­to è rimas­ta ostag­gio delle leg­gi da lei stes­sa emanate, ed è sta­ta bat­tuta sul tem­po dal­la Lom­bar­dia, Regione a statu­to ordi­nario, e dal­la provin­cia di Bres­cia. Da oltre una set­ti­mana sono iniziati i lavori di costruzione del­la nuo­va gal­le­ria che col­legherà i pae­si di Riva e Limone. Lo sca­vo, che dovrebbe con­sen­tire la cir­co­lazione parziale delle auto a par­tire dal prossi­mo luglio, pro­dur­rà com­p­lessi­va­mente cir­ca 90mila metri cubi di mate­ri­ale di risul­ta, che ovvi­a­mente deve essere smalti­to. La Lom­bar­dia in quat­tro e quattr’otto ha con­ces­so di scari­care i residui diret­ta­mente nel lago, sul ver­sante bres­ciano del­lo sca­vo, men­tre i tren­ti­ni sono anco­ra alle prese con com­pli­cazioni buro­cratiche. Una legge provin­ciale emana­ta da Tren­to, infat­ti, prevede che quan­do si smaltisce, in qual­si­asi sito, mate­ri­ale per un vol­ume supe­ri­ore ai 20mila metri cubi, questo luo­go deve auto­mati­ca­mente essere con­sid­er­a­to dis­car­i­ca. Ma non solo: tutte le dis­cariche devono essere tas­sati­va­mente pre­viste nell’apposito piano provin­ciale. Pec­ca­to però che nel piano delle dis­cariche non sia sta­to indi­vid­u­a­to il luo­go dove è sta­to pre­vis­to di scari­care il mate­ri­ale che uscirà dal lato trenti­no del traforo: il prog­et­to, va ricorda­to, prevede di uti­liz­zare tale mate­ri­ale per ampli­are il lun­go­la­go D’Annunzio a Riva. Nel prog­et­to orig­i­nario pre­sen­ta­to dal Comune di Riva il mate­ri­ale di risul­ta sarebbe dovu­to servire per ampli­are e allun­gare il cam­mi­na­men­to che si svilup­pa par­al­le­la­mente alla . In segui­to però si è dovu­to cor­rere ai ripari viste le com­pli­cazioni buro­cratiche; Riva ha quin­di con­seg­na­to a Tren­to un sec­on­do prog­et­to, che prevede sola­mente l’allungamento del lun­go­la­go D’Annunzio di qualche deci­na di metri e lo scari­co di mate­ri­ale di risul­ta a lago per un vol­ume infe­ri­ore a 20mila metri cubi. Si trat­ta di uno strat­a­gem­ma per guadagnare un po’ di tem­po e per trovare una val­i­da via d’uscita alle com­pli­cazioni legali. Intan­to, comunque, i lavori di costruzione del­la nuo­va gal­le­ria han­no pre­so il via e per­tan­to la dit­ta che ha in appal­to l’opera ha mes­so le mani avan­ti, chieden­do e otte­nen­do dall’amministrazione comu­nale di Riva il per­me­s­so di tran­si­to dei pro­pri camion attra­ver­so il cen­tro del­la cit­tad­i­na lacus­tre, nel caso si ren­desse nec­es­sario trasportare i detri­ti altrove. Dalle vis­cere del­la mon­tagna usci­ran­no com­p­lessi­va­mente cir­ca 90mila metri cubi di roc­cia smin­uz­za­ta dalle triv­elle che lavor­eran­no 24 ore su 24 per 120 giorni con­sec­u­tivi, ovvero fino a luglio; tut­to questo mate­ri­ale, qua­si equa­mente sud­di­vi­so tra il ver­sante lom­bar­do e trenti­no del­lo sca­vo, deve essere car­i­ca­to e trasporta­to su camion che giorno e notte han­no già com­in­ci­a­to a fare la spo­la tra il cantiere e le zone di scari­co. La sper­an­za è che questo intop­po buro­crati­co si risol­va al più presto e non vada ad incidere in alcun modo sui tem­pi di real­iz­zazione del traforo, con­sen­ten­do quin­di la ripresa del traf­fi­co sul­la diret­ti­va Riva-Limone già in luglio, come più volte assicurato.

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