Sulla litoranea per Torbole non dovrebbero marciare sulla sede stradale fra le automobili

Invadenti e maleducati troppi ciclisti

31/07/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Andrea de Lut­ti rilan­cia il prob­le­ma del­l’indis­ci­plina dei ciclsti che sem­bra­no godere d’u­na spe­ciale impunità. «Le bici­clette van­no sui mar­ci­apie­di incro­cian­do peri­colosa­mente i pedoni, si infi­lano nelle gal­lerie, in par­ti­co­lare fra Riva e Tor­bole, sen­za la min­i­ma seg­nalazione lumi­nosa. E così anche gli auto­mo­bilisti si trovano in dif­fi­coltà e ven­gono costret­ti a destreg­gia­r­si fra carovane di ciclisti che occu­pano la stra­da, e quel­lo che è peg­gio devono affrontare anche la loro arro­gan­za e soprat­tut­to male­d­u­cazione sia civile che stradale veden­dosi fare dietro ges­tac­ci quan­do gli si pas­sa a fian­co. Il prob­le­ma, come ripeto, era già sta­to soll­e­va­to e come ben noto, esisten­do una pista ciclope­donale, il divi­eto di pas­sare sul­la stra­da fre­quen­ta­ta dal traf­fi­co è implic­i­to. Adesso vor­rei capire se effet­ti­va­mente il prob­le­ma deve con­tin­uare a per­sis­tere (fre­quen­ti sono le mie liti con ciclisti più che male­d­u­cati) e se anche le forze pub­bliche inten­dono agire per il con­trol­lo delle due ruote». Alla seg­nalazione del prob­le­ma, un anno fa, la rispos­ta era sta­ta che li avreb­bero inviati a deviare sul­la pista a loro ris­er­va­ta, ma sono parole al ven­to. Con­clu­sione: la protes­ta non deve rimanere iso­la­ta, ed i ciclisti, che conoscono l’e­sisten­za del­la ed i peri­coli del­la stra­da, soprat­tut­to del­la Garde­sana, dovreb­bero usare il loro buon senso.

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