Dopo i colleghi rivani, il titolare dell'hotel «La Toresela» di Nago racconta la sua tragicomica storia Silvio Rigatti denunciò due scrocconi: assolti. Per lui solo spese TURISMO AMARO Ladri e impuniti Paga la vittima

«Io, albergatore truffato e beffato»

14/09/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Nago Torbole

Le azioni legali con­tro gli “scroc­coni” d’al­ber­go? Non sono solo cos­tose e inutili per gli eser­centi, come abbi­amo scrit­to ieri, ma rischi­ano addirit­tura di essere con­tro­pro­du­cen­ti. Ne sa qual­cosa Sil­vio Rigat­ti, 32enne tito­lare del­l’al­ber­go La Tore­sela di Nago che, nel dicem­bre del 2000, dopo aver quere­la­to due cli­en­ti insol­ven­ti, non solo vide man­dare assolti i due truffa­tori, ma — udite, udite — fu anche con­dan­na­to a pagare le spese proces­su­ali. «Una vera e pro­pria bef­fa» sbot­ta Rigat­ti, a cui quel­la sen­ten­za non è anco­ra anda­ta giù. I due, un uomo e una don­na con parec­chi reati speci­fi­ci già alle spalle, si pre­sen­tarono a La Tore­sela il 30 mar­zo del 1999. «Era­no vesti­ti bene — rac­con­ta Rigat­ti — e viag­gia­vano su un’au­to nuo­va. Ho subito nota­to che all’uo­mo man­ca­va un brac­cio e inizial­mente non ho avu­to nes­sun sospet­to. Poi, è pas­sato per caso di quì mio fratel­lo, che è cara­biniere a Tren­to, e ha imme­di­ata­mente riconosci­u­to i due, riv­e­latisi volti molto noti alle . “Stai atten­to a quel­la gente” mi ha det­to». Sospet­ti fon­dati, i suoi, vis­to che nonos­tante la “mar­catu­ra stret­ta”, la cop­pia riuscì a salire in macchi­na e scap­pare sen­za sal­dare il con­to alla recep­tion. «Mi sono reca­to subito dai di Tor­bole — con­tin­ua — che mi han­no con­siglia­to di sporg­ere denun­cia. Cosa che ho fat­to». E pochi mesi dopo, l’in­cred­i­bile sen­ten­za. «Pro­prio così. A dicem­bre, sono sta­to con­vo­ca­to in tri­bunale a Rovere­to e io ci sono anda­to a dif­feren­za dei due denun­ciati, che han­no manda­to il loro avvo­ca­to. Ho per­so una mat­ti­na­ta, sono sta­to ascolta­to dal giu­dice e poi, sono sta­to bas­to­na­to. “Assolti perche il fat­to non sus­siste” è sta­ta la sen­ten­za che mi ha con­dan­na­to a pagare le spese proces­su­ali. E così, oltre alle 350mila perse per la truf­fa dei due scroc­coni, ho dovu­to sbor­sare un altro centi­naio di migli­a­ia di lire. Ma non sono cer­to i sol­di per­si a ren­dere la vicen­da ama­ra, quan­to la triste con­sapev­olez­za di non essere affat­to tute­lati dal­la legge». E per il futuro? «Se mi ricapi­ta un’al­tra vol­ta, non farò cer­to denuncia…»