Turina ha aperto il suo negozio in centro a Moniga nel 1959. Il macellaio va in pensione con un rammarico: «Manca un erede»

Ippolito chiude bottega

10/10/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Enrico Dugoni

In questi giorni Ippoli­to Turi­na, il miti­co macel­laio del cen­tro stori­co di Moni­ga del Gar­da, dopo 50 anni di ono­ra­ta attiv­ità, ha chiu­so i bat­ten­ti del suo negozio. Gli ulti­mi tre giorni, Ippoli­to e la moglie Anus­ka han­no offer­to a tut­ti pizzette, pani­ni, dol­ci e spumante. Un seg­no di grat­i­tu­dine e ringrazi­a­men­to per gli affezionati cli­en­ti. Sti­ma­to e ben volu­to da tut­ti per la sua inna­ta sim­pa­tia, il gio­vane e intrapren­dente Ippoli­to, pri­ma di aprire la macel­le­ria, ave­va inizia­to come gar­zone di bot­te­ga da Cor­ne­lio Mas­cadri di Agno­sine, e suc­ces­si­va­mente da Leon­i­sio a Cam­pi­one e da Ison­ni a Desen­zano del Gar­da. Per­son­ag­gio caris­mati­co e pieno di entu­si­as­mo, ha sem­pre parte­ci­pa­to atti­va­mente alla vita del­la comu­nità come pres­i­dente dell’Unione Sporti­va e dell’ per più di 25 anni. Ha anche svolto in pas­sato fun­zioni di con­sigliere comu­nale. Anco­ra oggi fa parte di una com­mis­sione comu­nale. Ippoli­to Turi­na il com­mer­cio l’ha nell’anima. Sin da quan­do nel feb­braio del 1959 decise di fare il grande pas­so: aprire una bot­te­ga in pro­prio, con pochi sol­di ma strar­ic­co di tan­to entu­si­as­mo, sper­an­za e tan­ta voglia di real­iz­zarsi. Oggi, dopo 47 anni di vita vis­su­ta in macel­le­ria, è arriva­to il tem­po del­la pensione.«Il ram­mari­co più grande — spie­ga il macel­laio -? È vedere la mia attiv­ità finire, non trovan­do nes­suno inter­es­sato a pros­eguir­la. Con l’avvento del­la grande dis­tribuzione ali­menta­re, con i maxi super­me­r­cati dove tro­vi di tut­to, le 80.000 macel­lerie esisten­ti in Italia in soli 20 anni si sono ridotte a 23.000». Nel 1975 Ippoli­to ha sposato dopo un bre­vis­si­mo fidan­za­men­to Anus­ka Eng­bers, di orig­ine olan­dese. Il più clas­si­co dei colpi di ful­mine ed ora Anus­ka è divenu­ta insep­a­ra­bile com­pagna di vita e lavoro, tant’è che Ippoli­to ama ripetere che è sta­to il migliore affare del­la sua vita. Dal­la loro felice unione sono nati Pao­lo e Roberto.Erano gli anni del boom eco­nom­i­co e sulle tav­ole degli abi­tan­ti di Moni­ga inizia­vano ad arrivare i pri­mi pezzi di carne pre­gia­ta. Il lago ha inizia­to a diventare una cosper­ta per gli stranieri e per tan­ti ital­iani delle cit­tà vicine: , Man­to­va, Berg­amo, Bres­cia, Verona, Cre­mona e tante altre anco­ra. «I fine set­ti­mana — ricor­da Ippoli­to — era­no des­ti­na­to alla scam­pag­na­ta sul lago con ogni mez­zo, dal­la bici, i pri­mi maxi raduni delle vespe, e delle lam­brette, il mos­qui­to, il cuc­ci­o­lo, il motom, tutte pic­cole motorette pas­sate alla sto­ria. La meta dei più era rag­giun­gere la spon­da del Bena­co. Goder­si una gior­na­ta di sole all’aria aper­ta, fare un bag­no e gustare le spe­cial­ità por­tate da casa. Le imman­ca­bili grigli­ate di carne o pesce sono nei ricor­di di tut­ti. La gioia e la sper­an­za di una vita migliore era pal­pa­bile in ognuno di noi — rac­con­ta Ippoli­to -. Oggi siamo entrati nel­l’era dell’informatica e del­la glob­al­iz­zazione. Ques­ta è sto­ria recente tut­ta da rac­con­tare fra qualche anno».

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