Domani il «Battisti» verrà dedicato all’ex allievo schiantatosi per evitare di precipitare su una scolaresca. Sul giovane aviere pubblicato anche un libro scritto dai suoi docenti

Istituto intitolato a Ceccato

04/06/2004 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

La scuo­la inti­to­la­ta ad un allie­vo mor­to dieci anni fa. A Salò domani mat­ti­na alle 11, all’auditorium dell’Istituto tec­ni­co «Bat­tisti», si ter­rà cer­i­mo­nia con cui la scuo­la ver­rà inti­to­la­ta a Pao­lo Cec­ca­to, allie­vo uffi­ciale pilota, medaglia d’oro al val­ore civile. Diplo­matosi pro­prio al «Bat­tisti», Cec­ca­to è scom­par­so dieci anni fa, all’età di 22. Il 16 giug­no 1994, in un nor­malis­si­mo volo di adde­stra­men­to nelle Puglie con il suo istrut­tore, tenente Umber­to Ori­o­lo, a bor­do di un Aer­ma­c­chi MB 339, come quel­li usati dalle . L’aereo ha com­in­ci­a­to a perdere quo­ta e i due piloti per evitare di far­lo schi­antare su una scuo­la han­no evi­ta­to di far­si cat­a­pultare fuori dal veli­vo, cer­can­do di evitare la trage­dia e andan­do così a schi­antar­si al suo­lo. «Via radio i col­leghi ordi­narono ai due di lan­cia­r­si con il para­cadute ? ricor­da il pregev­ole opus­co­lo dei pro­fes­sori Pier­car­lo Belot­ti e Clau­dia Dal­boni, stam­pa­to per ricor­dare l’accaduto -, las­cian­do andare l’aereo in cadu­ta lib­era. Ma apparvero la scuo­la mater­na di Melpig­nano (Lec­ce), le maestre e i bam­bi­ni inten­ti a gio­care nel gia­rdi­no. I due avi­a­tori cer­carono un improb­a­bile atter­rag­gio sul cam­po di cal­cio. Durante la dis­per­a­ta manovra, il car­rel­lo urtò il muro di cin­ta, e l’aereo finì schi­anta­to al suo­lo, incen­dian­dosi. Ai pri­mi soc­cor­ri­tori apparvero i resti spar­si per centi­na­ia di metri». Il colon­nel­lo Arturo Zan­donà, coman­dante del­la scuo­la di volo di Galati­na, spiegò che, in caso di guai, i piloti avreb­bero dovu­to diriger­si ver­so il mare o la cam­pagna aper­ta, ma i due ave­vano di propos­i­to deciso diver­sa­mente, poichè sta­vano caden­do sull’abitato. Il sin­da­co di Melpig­nano, Dona­to Plente­da, decise il lut­to cit­tadi­no, «Cec­ca­to e Ori­o­lo han­no sal­va­to numerose vite ? affer­mò -. Se solo per un atti­mo avessero pen­sato alle pro­prie famiglie, lan­cian­dosi con il para­cadute, l’aereo non si sarebbe schi­anta­to sul cam­po sporti­vo. Il loro sac­ri­fi­cio è un dono immen­so, un mes­sag­gio d’amore infini­to, sen­za lim­i­ti di spazio e di tem­po. La scuo­la mater­na è l’ultima strut­tura sor­vola­ta e sal­va­ta dai due gio­vani”. Sul muro di cin­ta del­lo sta­dio una lapi­de ricor­da quel gesto di grande sol­i­da­ri­età e uman­ità. I funer­ali di Pao­lo si svolsero il 20 giug­no, nel Duo­mo di Salò. «Non c’è ami­co più grande di chi dà la pro­pria vita per gli altri», disse il par­ro­co, mon­sign­or Francesco Andreis. Il sin­da­co di allo­ra, : «Questo ragaz­zo ci ha mes­so fuori gio­co, ponen­do­ci di fronte alle nos­tre respon­s­abil­ità, al dovere di fare delle scelte vere, sen­za equiv­o­ci». Mam­ma Angela, che nell’87 ave­va già per­so una figlia di 13 anni, Anna­maria: «Non fatene un eroe. È un ruo­lo che non gli si addice, e di cui lui stes­so si sarebbe scher­ni­to. Era un ragaz­zo come gli altri, un mis­to di entu­si­as­mo e incertez­za, deter­mi­nazione e inge­nu­ità. L’idea di volare e di pot­er sco­raz­zare nei cieli lo affasci­na­va». Nel luglio ’91 con­seguì il diplo­ma di geome­tra, e in agos­to venne ammes­so all’Accademia mil­itare di Poz­zuoli. Nel set­tem­bre ’93 ottenne il pri­mo brevet­to a Galati­na e il 15 giug­no ’94 quel­lo com­ple­to di pilota mil­itare. «Era molto felice ? pros­egue la mam­ma -. Ave­va rag­giun­to l’obiettivo desider­a­to, anche se non era­no man­cati i momen­ti di pau­ra, e i dub­bi sul­la vita scelta. Dice­va che gli sarebbe piaci­u­to fare l’elicotterista o entrare nel­la , pur restando nell’Aviazione come uffi­ciale di com­ple­men­to». Poi lo schi­anto. «Non si può esprimere il vuo­to las­ci­a­to dal­la perdi­ta di un affet­to così forte e inten­so ? con­clude la sig­no­ra Angela -. Solo il tem­po e la fede reli­giosa mi han­no per­me­s­so di ritrovare la seren­ità per­du­ta. Pao­lo era un gio­vane gen­tile, disponi­bile e cari­co di entu­si­as­mo, affezion­a­to alla natu­ra e al suo lago». Cec­ca­to ha rice­vu­to numerosi riconosci­men­ti: l’aquila tur­ri­ta, la medaglia d’oro del comune di Salò e quel­la al val­ore civile del­la Repub­bli­ca ital­iana, sol­lecita­ta dal Min­istro degli Interni Gior­gio Napoli­tano, e con­seg­na­ta nel mar­zo ’98 dal Pres­i­dente Oscar Lui­gi Scal­faro. Domani gli ver­rà inti­to­la­to l’auditorium. «Insieme abbi­amo trascor­so cinque anni ? ricor­dano Belot­ti e Dal­boni, inseg­nan­ti di Pao­lo -. Rag­giun­to il diplo­ma, ha sor­pre­so un po’ tut­ti nel­la scelta del­la car­ri­era mil­itare. Ma una trag­i­ca fatal­ità lo aspet­ta­va al var­co. Ne è usci­to l’uomo, ric­co di altru­is­mo, sol­i­da­ri­età, spir­i­to di abne­gazione e grande bon­tà. Il suo esem­pio rimar­rà per sem­pre». Il sin­da­co Gian­piero Cipani: «Le parole non sono suf­fi­ci­en­ti per ren­dere pien­amente il val­ore di un gesto estremo. E Salò si spec­chia in questo suo figlio, fedele (sino alla fine) all’ideale colti­va­to a lun­go in silen­zio e modestia».

Parole chiave: