Volontari al servizio di chi ha bisogno. Basta anche un’ora; i giovani rispondono con generosità

La banca del tempo aiuta i poveri gratis

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Met­tere a dis­po­sizione gra­tuita­mente del tem­po per sod­dis­fare bisog­ni di altre per­sone: dal trasporto di anziani al potare una pianta, dal sosteg­no alla Car­i­tas all’aiu­to ai dis­abili. Ques­ta l’idea del­la ban­ca del tem­po che sta muoven­do i suoi pri­mi pas­si e coin­vol­gen­do le per­sone più diverse. Nate a metà degli anni novan­ta le banche del tem­po pun­tano anche a creare una rete di relazioni per ridurre la fram­men­tazione del­la vita attuale. «Ci sono nuove povertà e nuovi bisog­ni», dichiara la trentaset­tenne Antonel­la Gia­ret­ta, pres­i­dentes­sa del grup­po locale di Azione Cat­toli­ca, «e la ban­ca del tem­po può dare qualche rispos­ta e creare reti di relazione. Per­ciò abbi­amo inizia­to a lavo­rar­ci cir­ca un anno fa in ambito par­roc­chiale, ma con l’in­ten­zione di aprir­ci a quan­ti fos­sero inter­es­sati. Le prime risposte, dopo la dif­fu­sione nelle scorse set­ti­mane di un depli­ant illus­tra­ti­vo con sche­da di ade­sione, sono state sig­ni­fica­tive ed han­no dimostra­to che questo prog­et­to è sen­ti­to da tan­ti». Gli obi­et­tivi che la ban­ca del tem­po si pre­figge (risco­prire il val­ore del tem­po al di fuori da logiche di mon­e­tiz­zazione, creare reti di relazioni e sol­i­da­ri­età coor­di­nan­do la disponi­bil­ità di tante per­sone) sono piaciu­ti subito, smenten­do anche l’idea che qual­cuno potrebbe far­si che si trat­ti di un’at­tiv­ità des­ti­na­ta ai pen­sion­ati, non più obbli­gati a rigi­di orari di lavoro. «Il pri­mo grup­po di per­sone che s’è avvi­c­i­na­to», con­tin­ua la Gia­ret­ta, «appar­tiene ad una fas­cia d’età tra i 25 ed i 45 anni. Sono tut­ti molto attivi, ma dis­posti ad accol­lar­si qualche onere per aiutare per­sone che abbiano bisog­no, mag­a­ri episodica­mente, di una mano: dal­l’an­dare a pren­dere delle anal­isi al potare qualche pianta». Antonel­la Gia­ret­ta chiarisce: «Non vogliamo creare nuove occu­pazioni ed anche il cred­i­to che cias­cuno acquisirà com­pi­en­do un servizio non sarà un cred­i­to nei con­fron­ti di un’al­tra per­sona, ma del­l’in­tera orga­niz­zazione del­la ban­ca del tem­po». Cer­to colpisce che a lan­cia­re queste pro­poste sia una per­sona che tut­ti i giorni lavo­ra in una ban­ca “nor­male”. «Sen­ti­vo la neces­sità», riv­ela la Gia­ret­ta, «di cam­biar mar­cia, di entrare in una log­i­ca di gra­tu­ità, recu­peran­do una dimen­sione più umana». A breve ci sarà un’ assem­blea per decidere quali servizi offrire e come met­tere in con­tat­to i bisog­ni con le disponi­bil­ità di tem­po di chi parteciperà.