Due giorni di festeggiamenti per la ricorrenza dello stabilimento del gruppo Marchi.
Venerdì la visita allo stabilimento, premio ai dipendenti anziani

La cartiera compie cent’anni

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Due giorni di fes­teggia­men­ti per i 100 anni del­la cartiera di Toscolano Mader­no. 400 per­sone han­no già tele­fona­to in portine­r­ia per entrare nel­lo sta­bil­i­men­to, ven­erdì pomerig­gio, dalle 14.30 alle 17. Alcune guide accom­pa­g­n­er­an­no i vis­i­ta­tori, divisi in grup­pet­ti da 20–25; il numero è comunque des­ti­na­to ad aumentare.Poi, nel­la chiesa par­roc­chiale, con­ces­sa da don Faus­to, ver­rà pre­sen­ta­to il libro di Car­lo Simoni, che riper­corre la vita dell’azienda. Inter­ver­ran­no l’amministratore del­e­ga­to del grup­po, Giro­lamo Marchi, il respon­s­abile gen­erale Fran­co Sane­si, un rap­p­re­sen­tante dei lavo­ra­tori e il sin­da­co Pao­lo Ele­na. Quin­di il brin­disi e, alle 20.30, la cena nell’Antica casci­na San Zago di Salò, dove saran­no pre­miati i dipen­den­ti con 30 anni di attiv­ità. Saba­to, in occa­sione dell’inaugurazione del cen­tro di eccel­len­za all’interno del­la , cli­en­ti e for­n­i­tori, prove­ni­en­ti da tut­ta Europa, avran­no la pos­si­bil­ità di andare alla Roc­ca di Lona­to e nel­la sede del­la .La cartiera si estende in riva al lago, su una super­fi­cie di undi­ci ettari, imp­ie­ga 320 per­sone ed ha una capac­ità pro­dut­ti­va annua di 200 mila ton­nel­late di car­ta (e 15 mila di pas­ta di leg­no). È la realtà indus­tri­ale più ril­e­vante del­la riv­iera occi­den­tale del Gar­da. Il diret­tore è Car­lo Cavater­ra, orig­i­nario di Foligno.Il prog­et­to di costru­ire uno sta­bil­i­men­to non più lun­go il tor­rente, ma sul­la pun­ta del promon­to­rio, alla foce, in modo da pot­er uti­liz­zare l’energia elet­tri­ca di una vic­i­na cen­trale, risale agli inizi del 1900. I fratel­li Ignazio e Giuseppe Maf­fiz­zoli, gli ere­di di una delle prin­ci­pali famiglie che han­no inse­di­a­to la loro attiv­ità in quel­la fas­cia di 100 ettari in valle, dove pul­lula­vano pic­cole fab­briche fin dal 1300, deci­dono insom­ma di cam­biare strategia.La nuo­va strut­tura entra in fun­zione sul finire del 1906, e con­tin­ua a crescere (390 dipen­den­ti nel ’14), superan­do sen­za par­ti­co­lari prob­le­mi il peri­o­do bel­li­co, con le suc­ces­sive ten­sioni sociali, che por­tano al fas­cis­mo. Nel ’26 i Maf­fiz­zoli pro­ducono 140 mila quin­tali annui (a Toscolano e nelle suc­cur­sali di Vago, Garde, Maina Infe­ri­ore e Supe­ri­ore), imp­ie­gan­do 1.100 operai, ridot­ti di un ter­zo per la grave crisi del ’27–28, dovu­ta al crol­lo delle esportazioni e a dif­fi­coltà finanziarie.A sal­vare la fab­bri­ca inter­viene Beni­amino Donzel­li, che nel ’29 diven­ta pres­i­dente del con­siglio di ammin­is­trazione. Suc­ces­si­va­mente ven­gono incor­po­rati gli sta­bil­i­men­ti di Vig­no­la, Besoz­zo e Gemona. La guer­ra las­cia il seg­no. I bom­bar­da­men­ti ucci­dono un operaio. I lavo­ra­tori smon­tano i macchi­nari per impedire che i tedeschi li porti­no in Ger­ma­nia. La pro­duzione riprende nel ’46. Alla morte di Donzel­li, nel ’52, suben­tra­no il nipote e il gen­ero, Fer­ruc­cio e Gian Bat­tista Gilberti.Nonostante l’acquisto di una macchi­na con­tin­ua, non man­cano i dis­a­gi. Nel ’79 c’è l’acquisto da parte di Gio­van­ni Fab­bri. Ma nell’82, con l’amministrazione con­trol­la­ta, si teme il peg­gio. Nell’89 la situ­azione si stal­la si sbloc­ca, con la ven­di­ta al grup­po vicenti­no Marchi (e una parte­ci­pazione Bur­go pari al 25%).Aldo e il figlio Giro­lamo iniziano un piano di ristrut­turazione e mod­ern­iz­zazione. Inve­stono 110 mil­ioni euro, rad­doppiando in dieci anni la pro­duzione (da 70 mila a 140 mila ton­nel­late) e il fat­tura­to. Lo sta­bil­i­men­to viene dota­to di un inno­v­a­ti­vo sis­tema di depu­razione delle acque di scari­co che, per dimen­sione, sarebbe adegua­to a una cit­tà di 60 mila abi­tan­ti. Entra­no in fun­zione dis­pos­i­tivi per il con­trol­lo con­tin­uo delle emis­sioni nell’aria. A garan­tire una sostanziale auto­suf­fi­cien­za ener­get­i­ca ci pen­sa una cen­trale ter­moelet­tri­ca inter­na: le due tur­bine a metano han­no una poten­za com­p­lessi­va di 14mila chilo­vat­to­ra, e le emis­sioni ven­gono recu­per­ate per pro­durne altri 8mila.Per favorire il tur­is­mo, la valle è cedu­ta a un prez­zo sim­bol­i­co al Comune. Nel 2002 i Marchi acqui­sis­cono dal­la Bur­go anche la quo­ta di mino­ran­za (25%) di Toscolano Mader­no, otte­nen­do così il con­trol­lo totale. Poi diven­tano soci delle cartiere Bur­go.