La famiglia vicentina Marchi, proprietaria del gruppo di cui fa parte l’azienda gardesana, entra nella torinese Burgo Il sindaco Elena: «Una grande operazione: rafforzato lo stabilimento del paese»

La Cartiera di Toscolano ora è più grande

24/11/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
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Il sin­da­co di Toscolano Mader­no, Pao­lo Ele­na, esprime «viva sod­dis­fazione» per l’operazione che ha por­ta­to la famiglia vicenti­na Marchi, pro­pri­etaria di due imp­rese car­totec­niche (a Thiene e la «Pal­la­dio» di Vicen­za) e quat­tro cartiere (Sarego, Chi­ampo, Vil­lor­ba e, appun­to, Toscolano) a entrare nel­la Bur­go, che possiede dieci sta­bil­i­men­ti (Car­bon­era di Tre­vi­so, con una capac­ità pro­dut­ti­va di 65mila ton­nel­late; Marz­abot­to, 70mila; Lugo di Vicen­za, 75mila; Chi­eti, 145mila; Man­to­va, 150mila; Tolmez­zo, 160mila; Avez­zano, 245 mila; Verzuo­lo di Cuneo, 260mila; Sora, 270mila; Duino di Tri­este, 430mila), oltre a quel­lo di Vir­ton, in Bel­gio, con una capac­ità di 325 mila ton­nel­late. Bur­go è il grup­po più impor­tante d’Italia. Il suo cap­i­tale è dis­tribuito tra Cap­i­talia (ex Ban­co di Roma) e Medioban­ca, con un 21 per cen­to a tes­ta; quote del 15 per cen­to apparten­gono a Gen­er­ali, Ital­im­mo­bil­iare e Com­pag­nie Mon­e­gasque; il 7,69 per cen­to è invece in mano alla Fiat. Ha un fat­tura­to di 1.800 mil­ioni di euro e pro­duce due mil­ioni di ton­nel­late di car­ta all’anno. I Marchi, pur aven­do «un peso» net­ta­mente infe­ri­ore (ven­dono, infat­ti, per 400 mil­ioni di euro, e dalle loro fab­briche escono 500 mila ton­nel­late), han­no chiu­so il 2001 con un cash flow (utile net­to più ammor­ta­men­ti) di 42 mil­ioni di euro, un guadag­no al net­to delle imposte di 19,4 mil­ioni e un Roe (la red­di­tiv­ità del cap­i­tale) del 26 per cen­to, dopo avere effet­tua­to inves­ti­men­ti nel tri­en­nio per 80 mil­ioni. Occu­pano 1.143 addet­ti, di cui 400 a Toscolano Mader­no che, l’anno scor­so, ha fat­tura­to per 136 mil­ioni di euro. Adesso, dagli ambi­en­ti finanziari milane­si, è trapela­ta la notizia dell’acquisto del pac­chet­to azionario dei france­si, pari al 15,36 per cen­to del­la Bur­go. «Il cav­a­lier Aldo, pres­i­dente del grup­po, e suo figlio Giro­lamo, ammin­is­tra­tore del­e­ga­to, ci han­no infor­ma­to tele­foni­ca­mente dell’operazione, rib­aden­do il loro impeg­no nei con­fron­ti dell’unità pro­dut­ti­va sit­u­a­ta nel nos­tro paese, che rap­p­re­sen­ta il polo indus­tri­ale più impor­tante del­la spon­da occi­den­tale del — affer­ma il sin­da­co Ele­na -. L’operazione sta a sot­to­lin­eare la lungimi­ran­za del­la famiglia Marchi. Noi siamo con­tenti di questo ulte­ri­ore grande pas­so avan­ti». Il grup­po vicenti­no è con­sid­er­a­to «ami­co» di Medioban­ca. A sosteg­no del­la pro­pria attiv­ità, nel 2000 si è vis­to con­cedere un grosso finanzi­a­men­to da parte di Vin­cen­zo Maranghi e dei suoi uomi­ni. Il fat­tura­to com­p­lessi­vo del­la nuo­va realtà dovrebbe super­are i 2.000 mil­ioni di euro, con una capac­ità pro­dut­ti­va di cir­ca 3 mil­ioni di ton­nel­late di car­ta e un organ­i­co di oltre 6.000 dipen­den­ti. In Piemonte (la Bur­go, nata nel Cuneese, a Verzuo­lo: la sede è a San Mau­ro Tori­nese) la notizia è sta­ta invece appre­sa con qualche per­p­lessità. I dipen­den­ti temono, infat­ti, tagli e ristrut­turazioni. Si par­la di una «col­lab­o­razione pro­dut­ti­va» che, in ogni caso, non chi­ud­erebbe la par­ti­ta rel­a­ti­va al con­trol­lo del colos­so, se è vero che tra Marchi e Medioban­ca ci sarebbe una taci­ta inte­sa che potrebbe portare alla nasci­ta di un bloc­co del 36 per cen­to, forse anche dietro la promes­sa da parte del­la ban­ca milanese di un ulte­ri­ore pas­sag­gio di azioni. Questo potrebbe com­portare novità anche per quan­to riguar­da un nuo­vo asset­to dei ver­ti­ci. I par­ti­co­lari dell’operazione dovreb­bero essere resi noti nei prossi­mi giorni.

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