I ritrovamenti a Maina Superiore. Scoperte una quindicina di vasche perfettamente conservate

La cartiera «sfoglia» il suo ricco passato

17/09/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Una quindic­i­na di vasche per­fet­ta­mente con­ser­vate, rica­vate nel­la grot­ta usan­do gli scalpel­li, sono venute alla luce durante gli scavi nel­la , in local­ità Maina Supe­ri­ore, a Toscolano Mader­no. In pas­sato ser­vivano a con­tenere gli strac­ci che, trasfor­mati in poltiglia, era­no uti­liz­za­ti nel­la lavo­razione del­la car­ta. Altro che cel­lu­losa! C’è seg­na­to l’an­no di costruzione: 1858. Ecco poi le canal­iz­zazioni che por­ta­vano l’ac­qua, ed altre opere. Le scop­erte sono state pre­sen­tate ieri pomerig­gio, in una con­feren­za stam­pa tenu­ta dal sin­da­co Pao­lo Ele­na, da Gian Pietro Bro­gi­o­lo e Lisa Cervi­g­ni del­l’ di Pado­va, da Mar­co Fass­er del­la Soprint­en­den­za. Pre­sen­ti anche i lavo­ra­tori anziani, gui­dati da Gior­gio Bom­bardieri. In pas­sato gli scavi era­no sta­ti effet­tuati in local­ità Gat­to, adesso si è sal­i­ti un po’ più a monte. La cam­pagna, ter­mi­na­ta ieri, dovrebbe ripren­dere a breve, in base alle disponi­bil­ità finanziarie del comune e agli impeg­ni dei parte­ci­pan­ti. Nonos­tante la fri­abil­ità del ter­reno lun­go i ver­san­ti, che ha sem­pre provo­ca­to frane, nei sec­oli scor­si in valle si è svilup­pa­ta una fre­net­i­ca attiv­ità, lega­ta alla forza idri­ca del fiume, che oltrepas­sa­va le Cam­er­ate e rag­giunge­va le Garde. La forza del­l’ac­qua era indis­pens­abile per muo­vere i magli. Gli uomi­ni ricurvi, con la ger­la a spalle, col­ma di cen­ci e strac­ci, for­ni­vano la mate­ria pri­ma. Il cotone e il lino veni­vano divisi, ammuc­chiati e las­ciati fer­mentare per due o tre mesi nel marci­toio, poi trit­u­rati den­tro le pile a pestel­li, in segui­to sos­ti­tu­ite dal­la mac­chine olan­desi, dove si abbat­te­vano pic­coli magli di leg­no chio­dati o appun­ti­ti. Il tes­su­to dis­trut­to for­ma­va una pas­ta sfi­lac­cia­ta, ridot­ta suc­ces­si­va­mente in pesto, ver­sato in grossi tini. L’op­eraio affon­da­va nel­la pas­ta un setac­cio ret­tan­go­lare, dal­la cui altez­za dipen­de­va lo spes­sore del­la car­ta. Soll­e­va­ta la for­ma, con movi­men­to rota­to­rio si dis­tribui­va la pas­ta in gius­ta pro­porzione, elim­i­nan­do l’ac­qua in più. La lavo­razione con­tin­u­a­va fino a ottenere un cer­to numero di fogli, schi­ac­ciati poi da un tor­chio a vite, e appe­si su funi­celle nel­lo sten­di­toio per essere asci­u­gati all’aria. «Per riportare alla luce le vasche, sepolte sot­to ter­ra — aggiunge il sin­da­co -, abbi­amo usato una rus­pet­ta». «I risul­tati sono sta­ti più inter­es­san­ti del pre­vis­to — assi­cu­ra il pro­fes­sor Bro­gi­o­lo -. Lo sta­to di con­ser­vazione è stra­or­di­nario. Adesso bisogn­erà ripristinare il luo­go, in modo che in futuro il vis­i­ta­tore abbia la pos­si­bil­ità di effet­tuare un per­cor­so didat­ti­co». Intan­to a Maina Infe­ri­ore la Edil Atel­lana sta recu­peran­do la vec­chia cartiera, l’ul­ti­ma dismes­sa, nel 1962. Ver­rà rimes­sa in ses­to gra­zie a un con­trib­u­to di sei mil­ioni e 124 mila euro del­la . L’o­bi­et­ti­vo: real­iz­zare un cen­tro di eccel­len­za e un incu­ba­tore di nuove imprese.