Dopo il ripristino del primo piano sono iniziati altri lavori, la cui spesa è coperta da aziende sponsor. Verrà rifatto il soffitto dello studio del senatore Ugo da Como

La casa del Podestà si rinnova

29/09/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Roberto Darra

La casa del Podestà del­la vive un peri­o­do di rinasci­ta. Appe­na ter­mi­nati i lavori di ripristi­no e rialles­ti­men­to del pri­mo piano, dal 20 set­tem­bre è sta­to avvi­a­to un inter­ven­to di restau­ro del sof­fit­to del­lo stu­dio del sen­a­tore. Un’operazione che viene segui­ta dal restau­ra­tore bres­ciano, Fran­co Lonar­di­ni, e che si svilup­perà in più momen­ti: dal­la spolver­atu­ra, al fis­sag­gio ed alla puli­tu­ra delle tav­o­lette. Il sof­fit­to è cos­ti­tu­ito da un grande travone intaglia­to, arric­chi­to da una serie di 40 tav­o­lette, raf­fig­u­ran­ti volti di pro­fi­lo e stem­mi sec­on­do la più dif­fusa tradizione dei sof­fit­ti bres­ciani, tra il ’400 e il ’500. Si trat­ta di un lavoro quin­di che richiede grande atten­zione ed espe­rien­za e che ora­mai era asso­lu­ta­mente nec­es­sario, in con­sid­er­azione del pre­cario sta­to di con­ser­vazione del sof­fit­to. Il diret­tore gen­erale del­la Fon­dazione, Anto­nio Benedet­to Spa­da ha volu­to con­sid­er­are lo sta­to di con­ser­vazione dell’edificio, ristrut­tura­to tra il 1907 ed il 1909 dall’architetto bres­ciano Anto­nio Tagli­a­fer­ri, per com­mis­sione speci­fi­ca del sen­a­tore Ugo da Como. Alcu­ni stra­or­di­nari sof­fit­ti lignei poli­cro­mi ven­nero col­lo­cati nel­la dimo­ra lonatese per ricon­ferire dig­nità all’edificio che il da Como recu­però dall’abbandono edl XIX sec­o­lo. Questi man­u­fat­ti, alla cui col­lo­cazione attese con grande prob­a­bil­ità pro­prio il Tagli­a­fer­ri, proven­gono dal palaz­zo Ducos di via Car­lo Cat­ta­neo a Bres­cia; ven­nero smon­tati e adeguati agli ambi­en­ti del­la casa — di Lona­to. Una delle sale in cui venne col­lo­ca­to uno di questi sof­fit­ti è lo stu­dio, ambi­ente in cui Ugo da Como, riceve­va uffi­cial­mente e in cui oggi tro­vi­amo esposti doc­u­men­ti uffi­ciali rel­a­tivi alle sue nomine in Par­la­men­to e in Sen­a­to e i diplo­mi con­fer­i­ti dalle più impor­tan­ti isti­tuzioni ital­iane e straniere. I lavori saran­no ese­gui­ti su indi­cazione e con l’autorizzazione del­la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci di Bres­cia. Alcune aziende han­no deciso di sostenere l’iniziativa facen­dosi cari­co intera­mente delle spese d’intervento. In par­ti­co­lare la Pomel­la­to Gioiel­li, in occa­sione del­la pre­sen­tazione del­la nuo­va collezione avvenu­ta nel­la splen­di­da cor­nice del­la Roc­ca vis­con­teo-vene­ta lonatese, ha uffi­cial­iz­za­to il finanzi­a­men­to per l’importante restau­ro del sof­fit­to. I lavori ese­gui­ti favoriran­no cer­ta­mente la conoscen­za dei sof­fit­ti bres­ciani tra ’400 e ’500, da qualche tem­po ogget­to di attente indagi­ni storiche e critiche. La Fon­dazione Ugo da Como è sta­ta volu­ta dall’omonimo sen­a­tore che, nel suo tes­ta­men­to, volle las­cia­re il suo pat­ri­mo­nio ad un ente morale che lo gestisse. Alla sua morte nacque così la Fon­dazione, isti­tui­ta nel 1942 e che divenne fun­zio­nante nel 1946. La volon­tà del sen­a­tore era quel­la di dare al pub­bli­co, e in par­ti­co­lare ai gio­vani, la pos­si­bil­ità di godere di tut­to ciò di cui si era cir­conda­to; rare maioliche, pel­tri, mobili antichi, preziosi dip­in­ti… tut­to col­lo­ca­to esat­ta­mente come quan­do lui era in vita e che tut­to­ra trasmette il calore e la famil­iar­ità di una casa anco­ra vis­su­ta. Casa che è arric­chi­ta da una ineguagli­a­bile con­te­nente cir­ca 52 mila volu­mi, 405 incun­aboli (rac­colte tra le più insigni d’Italia), 470 mano­scrit­ti e cod­i­ci miniati raris­si­mi, pergamene e stampe.

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