Nel centro di Castelletto ricreata la vita contadina dell’800

La casa della piccola suora diventa un grande museo

14/06/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Una deci­na di stanze dis­poste su tre piani che offrono uno spac­ca­to del­la vita di una famiglia con­tad­i­na dell’alto lago nell’800. È il etno­grafi­co di Bren­zone, inau­gu­ra­to alla pre­sen­za delle autorità civili e reli­giose del paese. La casa, quel­la aut­en­ti­ca di Maria Man­to­vani cofon­da­trice dell’ordine delle Pic­cole suore del­la Sacra Famiglia, si tro­va qua­si alla fine di una strad­i­na ripidis­si­ma che con­duce pro­prio al cen­tro di Castel­let­to. Acquis­ta­ta dall’Istituto reli­gioso dai pro­pri­etari nel 1978, è sta­ta restau­ra­ta a par­tire da quat­tro anni fa. «Più che un museo vero e pro­prio abbi­amo cer­ca­to di attuare il recu­pero di un edi­fi­cio nel cen­tro stori­co», spie­ga Flavio Gugole, l’architetto che ha cura­to i lavori. Nel­la casa infis­si, ser­ra­men­ti, mura­ture, pavi­men­ti, sono prati­ca­mente orig­i­nali dell’epoca. «I pezzi più dete­ri­o­rati sono sta­ti sos­ti­tu­iti andan­do a cer­carne altri del­lo stes­so peri­o­do. Un lavoro cer­tosi­no com­pi­u­to in pri­ma per­sona da Andrea Fil­ip­pi, l’imprenditore edile che ha effet­tua­to i lavori», con­tin­ua Gugole. «Ma l’intendimento era quel­lo di dare un val­ore etno­grafi­co e stori­co all’edificio stes­so, non di trasfor­mar­lo in un con­teni­tore aset­ti­co di ogget­ti d’epoca». E gli ogget­ti, tut­ti cat­a­lo­gati e fotografati in un archiv­io infor­mati­co in cor­so di alles­ti­men­to, sono dis­posti nelle varie stanze sec­on­do la loro fun­zione e col­lo­cazione orig­i­nar­ia. Al sem­i­nter­ra­to, dove si tro­va la stal­la, luo­go dep­u­ta­to anche al filò inver­nale, ci sono la grep­pia per il bes­ti­ame, e la caré­ta, la slit­ta uti­liz­za­ta per il trasporto del­la leg­na. Nel pic­co­lo cor­tile invece, appe­si al muro perime­trale, gli “scali­ni” a pioli tut­to­ra uti­liz­za­ti dal­la gente del pos­to per la rac­col­ta delle olive. Ogget­ti d’uso comune come il paio­lo per il buca­to, fal­ci, ara­tri, ras­trel­li, cam­panac­ci per il bes­ti­ame, accette, ger­le e attrezzi da faleg­name sono nel depos­i­to attrezzi adi­a­cente alla stal­la. Al pri­mo piano sono sta­ti ricostru­iti la cane­va, un locale uso dis­pen­sa e can­ti­na, e la cuci­na. Qui sono sta­ti col­lo­cati la madia per la fari­na e i cas­set­toni per la biancheria domes­ti­ca. Su tavo­lo, sec­chi­aio, rig­orosa­mente di mar­mo locale, camino e scan­sie varie si trovano uten­sili e stoviglie d’uso quo­tid­i­ano. «Pochi per­ché all’epoca la vita era fru­gale e la cuci­na è sta­ta ricre­a­ta come se non fos­se mai sta­ta abban­do­na­ta». All’ultimo piano il fie­nile dove si sono le “arele” per i bachi da seta, la cam­era da let­to del­la suo­ra che insieme a Giuseppe Nascim­beni, ha fonda­to l’ordine delle Pic­cole Suore, e la cam­era dei ricor­di. Nel­la pri­ma ci sono let­to, inginoc­chi­a­toio e arma­dio con i vesti­ti del­la ven­er­a­bile, nell’altra stru­men­ti musi­cali d’epoca e foto del­la Castel­let­to che fu. «Vol­e­va­mo real­iz­zare un qual­cosa che fos­se al servizio del­la car­ità locale», spie­ga suor Gianan­dreina Tode­sco, supe­ri­o­ra dell’Ordine. «C’era la casa di madre Maria Man­to­vani. Di un edi­fi­cio così o si fa un san­tu­ario o un luo­go pub­bli­co. Il san­tu­ario c’è già così abbi­amo volu­to qual­cosa che ricor­dasse la vita, la cul­tura, l’ambiente di quel peri­o­do, epoca durante la quale si è for­ma­ta la vocazione del­la nos­tra fon­da­trice». Il museo è vis­itabile su preno­tazione. Per infor­mazioni riv­ol­ger­si a Uffi­ci ana­grafi­ci del Comune, 045.6589500. Iat 045.6589510 oppure 045.6589111. E.mail:centrostudi@pssf.it.

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