Intervento della Soprintendenza
Restaurati affreschi del Cinquecento. Urge il recupero del tempio

La chiesa di Sant’Andrearitrova il suo tesoro d’arte

16/05/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

«Lun­go la via dell’Adige sono indi­vid­uati vari cen­tri ove si trovano affres­chi dovu­ti a maes­tranze tar­do quat­tro­cen­tesche e del pri­mo Cinque­cen­to, ispi­rate in par­ti­co­lare a mod­el­li di Domeni­co e Francesco Morone». Seguen­do il filo con­dut­tore di ques­ta sua tesi, la dot­tores­sa Anna Mala­vol­ta, fun­zionario di zona per la provin­cia di Verona del­la Soprint­en­den­za per i beni artis­ti­ci e stori­ci di Verona, Vicen­za e Rovi­go, è arriva­ta anche a Brenti­no. Stasera alle 18 sarà nel­la chieset­ta di Sant’Andrea, dove pre­sen­terà il restau­ro por­ta­to avan­ti gra­zie a un con­trib­u­to ottenu­to nel 2006 dal Min­is­tero, su sua seg­nalazione. Si repli­ca alle 20,30 in munici­pio a Rivalta.L’incontro «L’ignoto fres­cante del­la chiesa di Sant’Andrea – per­cor­so artis­ti­co», rien­tra nell’ambito delle man­i­fes­tazioni del­la IX Set­ti­mana del­la Cul­tura. L’iniziativa è pro­mossa dal­la Soprint­en­den­za con l’amministrazione comu­nale e l’intervento, diret­to da Mala­vol­ta, è sta­to ese­gui­to dal­la restau­ra­trice Francesca Mar­i­ot­to. «Rap­p­re­sen­ta una ulte­ri­ore moti­vo di val­oriz­zazione del­la Val­dadi­ge, nel­la nos­tra aspi­razione a far conoscere ques­ta ter­ra bel­lis­si­ma, por­tan­dovi sem­pre più tur­isti e vis­i­ta­tori», com­men­ta il sin­da­co Vir­gilio Asileppi.«Nel 2005 seg­nalai l’importanza e l’urgenza di recu­per­are gli affres­chi che, da sec­oli, giace­vano in grave sta­to di abban­dono nel­la chieset­ta cimi­te­ri­ale di Brenti­no, da sem­pre defini­ta nelle vis­ite pas­torali “del­la comu­nità”, edi­fi­cio a sua vol­ta bisog­noso di un rias­set­to glob­ale», ril­e­va Mala­vol­ta. «Oltre all’affresco prin­ci­pale, un’ancona cen­trale affres­ca­ta, abbi­amo recu­per­a­to gli altri due affres­chi votivi vis­i­bili sull’ala destra, tut­ti data­bili tra la fine del XV sec­o­lo e gli inizi del XVI», spie­ga. L’ancona prin­ci­pale raf­figu­ra un Cristo Patients tra Sant’Andrea, tito­lare del­la chiesa, e San Gio­van­ni Bat­tista. I due affres­chi lat­er­ali rap­p­re­sen­tano uno la Madon­na in trono con i San­ti Roc­co e Sebas­tiano e l’altro San Fabi­ano Vesco­vo con San­ta Maria Mad­dale­na e Sant’Agapito.«I dip­in­ti murali era­no in cat­tive con­dizioni e gli affres­chi votivi pre­sen­ta­vano prob­le­mi di umid­ità di risali­ta, prob­le­ma parzial­mente bloc­ca­to gra­zie a un’operazione di risana­men­to del­la muratu­ra e del­la pavi­men­tazione cura­ta dal Comune». L’équipe del­la Soprint­en­den­za si è subito con­cen­tra­ta sull’ancora cen­trale che pre­sen­ta­va numerosi seg­ni di atti van­dali­ci che ave­vano parzial­mente stra­volto la let­tura delle stesse par­ti­co­lar­ità fisiog­nomiche dei sogget­ti. Sant’Andrea ave­va gli «occhi vuoti» e seg­ni risalen­ti al peri­o­do napoleon­i­co imbrat­ta­vano il Cristo. Una for­ma di vio­len­za che non ha potu­to can­cel­lare l’ inter­esse stori­co-artis­ti­co di quest’opera. Sul­la locan­d­i­na e gli invi­ti uffi­ciali sono rap­p­re­sen­tati tre Sant’Andrea col­le­gati tra loro. «L’immagine da me elab­o­ra­ta raf­figu­ra il Sant’Andrea di Brenti­no, il Sant’Andrea attribuito a Michele da Verona (ora in Sant’Anastasia) e l’idea orig­i­nar­ia, cioè l’incisione del Man­teg­na», spie­ga. «Il nos­tro affres­co è un’ulteriore tes­ti­mo­ni­an­za del dif­fonder­si del lin­guag­gio man­teg­nesco attra­ver­so l’interpretazione che ne dan­no Domeni­co Morone e i figli Francesco e Michele da Verona icono­grafi­ca­mente e stilis­ti­ca­mente col­le­gati tra loro». L’idea è ripro­pos­ta anche negli affres­chi votivi: «Un’altra attes­tazione del­la dif­fu­sione nel Veronese del lin­guag­gio moroniano».Recuperare queste opere era dunque impor­tante, ma non è sta­to facile: «Il lavoro è inizia­to la pri­mav­era scor­sa ed è ter­mi­na­to in otto­bre», spie­ga Mala­vol­ta. «Abbi­amo dap­pri­ma con­sol­ida­to le par­ti che pre­sen­ta­vano soll­e­va­men­ti, poi siamo pas­sati alla puli­tu­ra evi­den­zian­do la raf­fi­natez­za dell’affresco, quin­di si è pro­ce­du­to con l’integrazione pit­tor­i­ca, con vela­ture ad acquerel­lo, col­le­gan­do le par­ti man­can­ti delle fig­ure per dare unità visi­va e leg­gi­bil­ità alle immag­i­ni». Ovvi­a­mente non sono state recu­per­ate le par­ti man­can­ti, come gli occhi del san­to. «S’è trat­ta­to di un recu­pero in extrem­is», ril­e­va Mala­vol­ta: «Siamo sod­dis­fat­ti del risul­ta­to rag­giun­to che è però parziale». La mis­sione non può dunque con­sid­er­ar­si com­pi­u­ta, dato che le opere si trovano in uno scrig­no prezioso, una chiesa trop­po a lun­go trascu­ra­ta: «Va mes­sa in ordine, noi l’abbiamo trova­ta in con­dizioni d’abbandono». Sarebbe urgente inter­venire anche in vista del­la pro­mozione del ter­ri­to­rio, obi­et­ti­vo del Comune.«Uno slan­cio ver­so la sua val­oriz­zazione potrà arrivare pro­prio dal­la riva­l­u­tazione dei beni artis­ti­ci, forse pro­prio da ques­ta chieset­ta che potrebbe essere ria­per­ta e tornare a vivere. Servi­ran­no oppor­tu­ni sis­te­mi d’allarme per­ché, come ho det­to, è sta­ta ogget­to nel cor­so dei sec­oli di vari gesti vandalici».