Selenio Ioppi ne ricorda la storia e propone con altri di aprirla al pubblico

La chiesetta di S.Giuseppe, perché dimenticarla?

28/12/2000 in Cultura
Di Luca Delpozzo
cad.

Restau­rare ester­na­mente la cinque­cen­tesca chieset­ta di S.Giuseppe, all’im­boc­co di via Segan­ti­ni e, per sod­dis­fare le numerose richi­este, ten­er­la aper­ta al pub­bli­co almeno in estate. Per richia­mare i vis­i­ta­tori si potreb­bero orga­niz­zare delle espo­sizioni o degli appun­ta­men­ti cul­tur­ali ovvi­a­mente in sin­to­nia con il luo­go di cul­to. In tale con­testo si potrebbe rispolver­are l’an­ti­ca fes­ta patronale del rione dimen­ti­ca­ta da decen­ni. Sono diverse le per­sone che han­no ripro­pos­to la ria­per­tu­ra del sec­o­lare edi­fi­cio sacro, pos­to tra l’al­tro in uno dei pun­ti strate­gi­ci del­la cit­tà. Tra essi, l’ex sin­da­co e stori­co locale Sele­nio Iop­pi e Sil­vio Malfer, da sem­pre l’«anima» delle vicine frazioni di Mog­no e Can­eve. Per Iop­pi il ripristi­no del­la chieset­ta costru­i­ta nel 1570, a fian­co delle ormai dis­trutte mura medievali, che in pas­sato ebbe una disc­re­ta impor­tan­za reli­giosa, s’im­pone. Nel 1611 venne «pro­tet­ta» da un con­te d’Ar­co: la fece diventare vicinia con un sac­er­dote fis­so e la dotò di ren­dite. Nel 1860 vi fu un rad­i­cale restau­ro per la minac­cia di crol­lo e qualche decen­nio dopo la vol­ta venne affres­ca­ta. «Negli anni ’70, in atte­sa di ripristinare questi dip­in­ti, il com­pianto arciprete don Lui­gi Flaim non mise mano all’in­ter­no del tem­pi­et­to, lim­i­tan­dosi alla tin­teggiatu­ra ester­na», rac­con­ta Sele­nio Iop­pi. «La forte umid­ità, per la pre­sen­za soprat­tut­to del­la sot­tostante fit­ta, ha van­i­fi­ca­to il lavoro ed ora la situ­azione è come pri­ma. Serve un sec­on­do inter­ven­to per abbe­lire il più fre­quen­ta­to ingres­so alla cit­tà, men­tre per sod­dis­fare le istanze dei tur­isti, la chiesa dovrebbe essere vis­itabile». Vi è già un volon­tario dis­pos­to a diven­tarne il cus­tode. Si trat­ta di Ugo Ischia, che possiede una gal­le­ria d’arte nei pres­si. Per favorire il richi­amo al tem­pi­et­to, sug­gerisce l’or­ga­niz­zazione di peri­odiche espo­sizioni o di altri appun­ta­men­ti cul­tur­ali, come avviene in numerosi luoghi di cul­to. Anche Sil­vio Malfer ha pro­pos­to di rin­fres­care le fac­ciate esterne e di aprire la chiesa alla gente. Ma ogni deci­sione spet­ta al decano di Arco.