Emergenza cassonetti, che ormai gironzolano per Riva come una mina vagante

La città «discarica», i Verdi pensano ai rospi

29/03/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Mon­tagne di rifiu­ti come quelle avvis­tate la scor­sa domeni­ca (una son­nac­chiosa domeni­ca di mar­zo) non han­no prece­den­ti, a Riva. Qual­cosa di sim­i­le all’in­de­cente spet­ta­co­lo dei cas­sonet­ti let­teral­mente som­mer­si da sac­chet­ti e immon­dizie a cielo aper­to (spet­ta­co­lo offer­to dal’iso­la eco­log­i­ca di por­ta San Mar­co) lo ricor­diamo in cer­ti pon­ti pasquali o di Fer­ragos­to. Ma allo­ra c’er­a­no migli­a­ia di tur­isti. Cosa ci aspet­ta, dunque, in assen­za di cor­rezioni, per la prossi­ma stagione?La doman­da ser­peg­gia tra i rivani e se ne fa inter­prete Mau­r­izia Rossato, che fir­ma una let­tera decisa­mente da sottoscrivere.«I Ver­di-ambi­en­tal­isti, pre­sen­ti sia in Giun­ta provin­ciale che comu­nale, pur pre­oc­cu­pati di ques­tioni molto impor­tan­ti come la migrazione dei rospi, pare che ignori­no la “vera bom­ba del sec­o­lo”: i rifiu­ti. Da anni si attende una pro­gram­mazione che affron­ti pri­ma l’e­d­u­cazione all’u­so del mate­ri­ale non uti­liz­za­to, incen­tivi la e piani­fichi lo smal­ti­men­to. Per quan­to riguar­da le dis­cariche, le deci­sioni ormai ven­gono e ver­ran­no prese sem­pre più sul­l’on­da del­la dis­per­azione e del­l’e­mer­gen­za. Le ammin­is­trazioni comu­nali com­pe­ten­ti in mate­ria, non han­no trova­to di meglio che “scari­care” il prob­le­ma ai Com­pren­sori (ente in via di estinzione) che a loro vol­ta lo affi­dano in parte al cantiere comu­nale e a ditte esterne per la rac­col­ta dif­feren­zi­a­ta: (con con­trat­ti o non suf­fi­cien­te­mente chiari o “cape­stro”). A Riva poi esiste una situ­azione di anar­chia per quan­to riguar­da la dis­tribuzione dei cas­sonet­ti. Dal cen­tro stori­co sono spar­i­ti qua­si tut­ti, men­tre nelle vie lim­itrofe gli stes­si vagano da una postazione all’al­tra sec­on­do logiche sconosciute, che non con­tem­plano le imme­di­ate vic­i­nanze delle abitazioni dei “nostri”.E’ evi­dente che la “piani­fi­cazione” comu­nale mostra chiari seg­ni di inef­fi­cien­za, innanz­i­tut­to nel far rispettare da parte degli oper­a­tori eco­nomi­ci l’or­di­nan­za che li obbli­ga ad un diver­so tipo di rac­col­ta, quin­di nel­l’in­di­vid­u­azione dei siti per il posizion­a­men­to dei cas­sonet­ti stes­si, che non può essere penal­iz­zante solo per alcu­ni, e dove si posizio­nano dieci cas­sonet­ti l’area sem­bra più una dis­car­i­ca che una neces­sità un pò mime­tiz­za­ta e abbel­li­ta. N.B. gli abi­tan­ti del cen­tro stori­co non por­tano le loro immon­dizie in piaz­za Cate­na, ma nei cas­sonet­ti a por­ta San Mar­co, ma forse l’asses­sore com­pe­tente non lo sa. Evi­den­te­mente il buon sen­so e anche un min­i­mo di estet­i­ca sono minori­tarie rispet­to alla neces­sità di pro­porre prog­et­ti cos­tosi (l’ac­quis­to e il posizion­a­men­to di un “can­guro” cos­ta cir­ca 100 mil­ioni) e spes­so irre­al­iz­z­abili in cen­tro cit­tà, come abbi­amo vis­to in viale Dante. Un sommes­so sug­ger­i­men­to mi sen­to di far­lo all’asses­sore com­pe­tente: quan­do va in quel di Tren­to si guar­di un pò attorno e si fac­cia dare qualche “drit­ta” dal suo col­le­ga in loco, ne trar­rebbe ben­efi­ci lui e soprat­tut­to la città.»

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