Assemblea a metà ottobre, le possibili soluzioni della crisi

La Comunità del Garda alla ricerca di un futuro

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Cinquant’anni fa veni­va cos­ti­tui­ta la . Nasce­va come asso­ci­azione volon­taria di Province e di Comu­ni; le Regioni non esiste­vano all’epoca. E tale è rimas­ta per mez­zo sec­o­lo. All’origine il bisog­no di un tavo­lo per dis­cutere prob­le­mi e temi legati alla vita del com­pren­so­rio: dal­la tutela delle acque al tur­is­mo. Non sono man­cati anche prog­et­ti e real­iz­zazioni di natu­ra cul­tur­ale, fra cui il cen­si­men­to del pat­ri­mo­nio artis­ti­co. Ma tut­to non è mai rius­ci­to a tradur­si in leg­gi e in vin­coli. Pro­prio a causa del­la stes­sa natu­ra giuridi­ca dell’ente, rimas­to appun­to a liv­el­lo volon­taris­ti­co. Dopo mez­zo sec­o­lo i soci, vale a dire i rap­p­re­sen­tan­ti delle ammin­is­trazioni pub­bliche, s’interrogano sul futuro del­la Comu­nità. «È nec­es­saria una svol­ta. Le ipote­si sono tre: il nuo­vo sta­to giuridi­co con decre­to legge gov­er­na­ti­vo, il man­ten­i­men­to di stal­lo volon­taris­ti­co attuale, la fine dell’ente». Affinché si pos­sa real­iz­zare la pri­ma ipote­si sareb­bero nec­es­sari la volon­tà e l’impegno degli stes­si soci (pres­i­den­ti provin­ciali e sin­daci) ad ottenere deleghe dalle tre Regioni e dalle quat­tro Province per alcu­ni set­tori (ad esem­pio la piani­fi­cazione ter­ri­to­ri­ale) e poi, in base a tale deleghe, il riconosci­men­to gov­er­na­ti­vo. La sec­on­da ipote­si favorirebbe la grad­uale morte del­la Comu­nità per asfis­sia, venen­do grad­ual­mente a man­care il con­sen­so dei soci, come si sta ver­i­f­i­can­do da qualche tem­po. La terza ipote­si è di per sé chiara: la fine dell’istituzione. Il tema sarà pos­to all’Assemblea pre­vista per metà otto­bre. I soci saran­no infat­ti chia­mati a dibat­tere il futuro, in vista del rin­no­vo degli organi statu­tari – pres­i­dente, con­siglio, eccetera – che dovrà avvenire entro la fine del 2005. L’obiettivo, per così dire, alto, non si prospet­ta facile. Province e Regioni sem­bra­no scarsa­mente disponi­bili a cedere deleghe in mate­ria leg­isla­ti­va, indis­pens­abile pas­so per ottenere il riconosci­men­to gov­er­na­ti­vo e quin­di la trasfor­mazione del­la Comu­nità in Author­i­ty. Eppure, la neces­sità del com­pren­so­rio garde­sano di avere una sua for­ma di gov­er­no, appare sem­pre più indis­pens­abile pro­prio per­ché divi­so ammin­is­tra­ti­va­mente in quat­tro Province e in tre Regioni.

Parole chiave: