Maggioranza compatta: il Comune ora non fa più parte dell’ente presieduto da Frau. Meschi: «Non sa gestire i problemi del lago, a partire dai livelli»

La Comunità non è più qui

30/11/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Il sin­da­co Pietro Meschi, infas­tid­i­to per la fuga di notizie rel­a­ti­va alla let­tera invi­a­ta al Comune dal­la e antic­i­pa­ta mat­edì su queste pagine, quel­la stes­sa sera ha fat­to un’ampia pre­mes­sa in aper­tu­ra del con­siglio comu­nale pri­ma di illus­trare i motivi che han­no por­ta­to alla deci­sione di uscire dal­la Comu­nità stessa.Il doc­u­men­to in ques­tione, tre fitte pagine dat­tilo­scritte con la fir­ma del pres­i­dente del­la Comu­nità del Gar­da Aventi­no Frau — già fat­to inserire tra gli atti dei con­siglieri comu­nali nei giorni scor­si in vista del­la sedu­ta di mart­edì — è la rispos­ta dell’ente a una prece­dente let­tera del sin­da­co Meschi, nel­la quale si annun­ci­a­va l’uscita di Bar­dolino dall’ente inter­re­gionale di Gar­done Riv­iera. Frau nel testo, ind­i­riz­za­to per conoscen­za anche ai sin­daci dei Comu­ni di Desen­zano del Gar­da, Lazise e Riva del Gar­da, difende a spa­da trat­ta la Comu­nità del Gar­da avan­zan­do tut­to il suo ram­mari­co per la defezione del Comune veronese, dopo un’adesione dura­ta 32 anni.«Non cre­do sia sta­to Frau a divul­gare la let­tera ma pen­so che sia usci­ta da qui», ha det­to riv­ol­gen­dosi all’assemblea il pri­mo cittadino.«Chiunque sia sta­to, lo dico con ram­mari­co», ha pros­e­gui­to il sin­da­co Pietro Meschi, «non ha assolto i suoi doveri vis­to che una let­tera tra due rap­p­re­sen­tan­ti di enti dove­va avere la ris­er­vatez­za d’ufficio».Chiusa la pre­cisazione, il pri­mo cit­tadi­no ha ampia­mente illus­tra­to i motivi che han­no spin­to l’amministrazione comu­nale ad uscire dal­la Comu­nità del Gar­da. «Siamo sta­ti in pas­sato uno dei pae­si che ha mag­gior­mente sostenu­to l’ente inter­re­gionale, tan­to da arrivare nei pri­mi anni Ottan­ta a pro­muo­vere la Favola del Gar­da, inizia­ti­va che coin­volse tutte le scuole del Bena­co», ha det­to. Tale cam­mi­no con il pas­sare degli anni si è ral­len­ta­to fino ad arrivare al fug­gi fug­gi dei comu­ni riv­ieraschi verone­si dall’ente. Sul­la spon­da veronese, infat­ti, solo sola Gar­da, Tor­ri e Bren­zone sono anco­ra soci dell’ente. Ed ecco i motivi che han­no spin­to l’amministrazione alla gui­da di Bar­dolino ad abban­donare a sua vol­ta la Comu­nità. In pri­mo luo­go c’è il fat­to che i sin­daci del più grande lago d’Italia han­no deciso di fare sin­er­gia sui prob­le­mi con­nes­si alla loro speci­ficità ter­ri­to­ri­ale. Questi obi­et­tivi non pos­sono, sec­on­do Meschi e la sua mag­gio­ran­za, coin­cidere con quel­li dei cen­tri dell’entroterra. Ma non solo. Ciò che non è con­cepi­bile da parte di Bar­dolino è che nel­la Comu­nità del Gar­da siedano la Provin­cia e la Cam­era di com­mer­cio di Man­to­va. «I comu­ni man­to­vani han­no tut­to l’interesse a farne parte per­ché sono inter­es­sati ai liv­el­li del lago e all’acqua da erog­a­re per irri­gare i loro ter­reni agri­coli», ha spie­ga­to il sin­da­co nell’ampia relazione, «ma men­tre in agri­coltura si può decidere di cam­biare tipo di colti­vazioni, invece i pae­si del lago non pos­sono fare a meno dell’acqua. Ques­ta è una polem­i­ca che dura ormai da 40 anni e alla fine gli uni­ci risul­tati sono arrivati solo per inter­esse dell’allora sen­a­tore . Chi è sta­ta lati­tante è pro­prio la Comu­nità del Gar­da. In gen­erale vale quin­di la pena di far affon­dare la Comu­nità, siamo pron­ti però a rien­trare se cam­bier­an­no gli obi­et­tivi del­la stessa».Questa deci­sione non ha trova­to d’accordo il capogrup­po di mino­ran­za Lau­ro Sabai­ni, che ha invi­ta­to il sin­da­co a riman­dare il reces­so: «Tan­to più che dovre­mo pagare anche per il prossi­mo anno la quo­ta di ade­sione, che è pari a cir­ca 20mila euro». Con il grup­po di mag­gio­ran­za però, più che mai com­pat­to nel votare l’uscita del Comune dal­la Comu­nità del Gar­da, si è schier­a­to anche il rap­p­re­sen­tante di mino­ran­za Wal­ter Cal­i­cante.