Un altro campanello d’allarme per l’ente che è così sempre meno rappresentativo della riviera veronese. Malcesine esce dall’organismo di promozione e sviluppo del lago Peschiera, Garda, Lazise e Castelnuovo avevano già lasciato

La Comunità perde i pezzi

30/11/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

La perde pezzi. Dopo Peschiera, Gar­da, Lazise e Castel­n­uo­vo è ora la vol­ta di Mal­ce­sine, estremo lem­bo di ter­ri­to­rio veronese al con­fine con il Trenti­no. Il con­siglio comu­nale all’u­na­nim­ità ha deciso, con delib­era data­ta 9 otto­bre, di uscire dal­l’or­gan­is­mo che coor­di­na e pro­muove la tutela, la val­oriz­zazione e lo svilup­po del baci­no del più grande lago d’I­talia. «Nes­sun moti­vo politi­co ma solo la con­statazione di un man­ca­to coin­vol­gi­men­to all’in­ter­no del­la Comu­nità», sostiene l’asses­sore alla cul­tura Fer­di­nan­do Sbizzera. «Il tut­to nonos­tante la nos­tra mas­si­ma disponi­bil­ità a col­lab­o­rare con l’ente. Fat­ti due con­ti abbi­amo deciso di dirottare a “Mal­ce­sine Più”, isti­tuzione locale con com­pi­ti legati alla pro­mozione del tur­is­mo, la quo­ta asso­cia­ti­va des­ti­na­ta alla Comu­nità». Una cifra pari a 20 mil­ioni equiv­alen­ti ai due milles­i­mi del bilan­cio comu­nale. Pec­ca­to però che anche per il 2002 l’Am­min­is­trazione civi­ca deb­ba pagare la quo­ta annuale. Il moti­vo è molto sem­plice ed è lega­to al reces­so avvenu­to dopo il 30 set­tem­bre. In prat­i­ca oltre i ter­mi­ni pre­visti dal codice civile e non tan­to dal­lo Statu­to del­la Comu­nità. Una vera bef­fa. Uni­ca con­so­lazione per Mal­ce­sine, se tale può essere, è che lo stes­so errore in pas­sato è sta­to commes­so da Peschiera, Lazise, Gar­da e Castel­n­uo­vo. Ma al di là del­l’aspet­to eco­nom­i­co, non c’è dub­bio che l’us­ci­ta del paese del­l’al­to lago dal­la Comu­nità suona come l’en­nes­i­mo cam­pan­el­lo d’al­larme nei con­fron­ti di un organ­is­mo sem­pre meno rap­p­re­sen­ta­ti­vo del­la riv­iera veronese. Non nasconde la sua pre­oc­cu­pazione lo stes­so vicepres­i­dente del­l’ente Gio­van­ni Zap­palà, sin­da­co di Bren­zone. «È tem­po di val­utare seri­amente la pre­sen­za dei comu­ni scaligeri all’in­ter­no del­la Comu­nità. Riten­go però che per affrontare prob­le­mi iner­en­ti il Gar­da sia nec­es­saria una col­le­gial­ità e sin­er­gia tra i cen­tri bena­cen­si». Per il pres­i­dente Giuseppe Mongiel­lo la Comu­nità del Gar­da «per acquisire autorev­olez­za deve diventare un ente che non somigli alla hall di un alber­go, con gente che entra ed esce (Gar­da è prossi­ma al rien­tro) a piac­er suo in tutte le ore». «L’aus­pi­cio», sot­to­lin­ea Mongiel­lo in un comu­ni­ca­to stam­pa, «è che ques­ta asso­ci­azione volon­taria si trasfor­mi presto in Con­sorzio così che pos­sa gestire, oltre alla rap­p­re­sen­tan­za e al coor­di­na­men­to, anche qualche servizio indis­pens­abile all’in­tero baci­no garde­sano. Pre­tendere che la Comu­nità sia un ente, al quale aven­do paga­to la quo­ta asso­cia­ti­va cias­cun Comune pos­sa ved­er­sela dal­lo stes­so resti­tui­ta sot­to for­ma di con­trib­u­to per le pro­prie man­i­fes­tazioni, sig­nifi­ca non averne com­pre­sa la fun­zione». In mer­i­to poi alla deci­sione inaspet­ta­ta di Mal­ce­sine di uscire dal­la Comu­nità il pres­i­dente non ha nascos­to che «sarebbe sta­to cor­ret­to essere sta­to inter­pel­la­to pre­ven­ti­va­mente o quan­tomeno preavvisato in mer­i­to a una tan­to grave deci­sione al fine di pot­er chiarire even­tu­ali mal­in­te­si, rispon­dere a legit­time obiezioni, appro­fondire alcune tem­atiche o prog­et­ti comu­ni­tari e con­cor­dare, qualo­ra con­di­vise, inizia­tive comuni».

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