Il referendum tra le 12 famiglie detentrici dei diritti di pesca ha modificato uno statuto di cinque secoli fa. Gli originari rimangono soci anche se vivono fuori paese

La Corporazione apre i confini

20/01/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Sono andati a votare in 124 e han­no cam­bi­a­to la sto­ria del paese. Un ref­er­en­dum ha mod­i­fi­ca­to una rego­la anti­ca di cinque sec­oli e mez­zo: quel­la che prevede­va che i soci del­la Cor­po­razione degli antichi orig­i­nari dovessero abitare a Gar­da se vol­e­vano spar­tir­si i «beni comu­ni», ovvero i rica­vati degli affit­ti dei dirit­ti di pesca sulle rive di un trat­to di lago. Adesso nel­la Cor­po­razione, fon­da­ta nel 1452, ven­gono accolti «tut­ti col­oro», dice la nuo­va ver­sione, «che por­tano uno dei 12 cog­no­mi orig­i­nari e che dis­cen­dono da famiglie orig­i­nar­ie da tem­po immem­o­ra­bile e a memo­ria d’uomo, indipen­den­te­mente dal luo­go di res­i­den­za». Gli ere­di dei Boc­cali, Cresci­ni, Dall’Agnola, Fasoli, Gag­gia, Maf­fez­zoli, Malfer, Mon­ese, Pasot­ti, Rag­no­li­ni, Simonel­li e Ton­di­ni, le 12 famiglie storiche. La pro­pos­ta di revi­sione statu­taria ha rac­colto il 70 per cen­to dei con­sen­si. Solo 18 sono risul­tati i con­trari a qual­si­asi mod­i­ca delle con­sue­tu­di­ni. A comu­ni­car­lo è Fabio Gag­gia, pres­i­dente del sodal­izio: «Per cam­biare lo statu­to», spie­ga Gag­gia, «ser­vi­va l’assenso almeno di due terzi dei votan­ti e il quo­rum è sta­to super­a­to. L’esito ha dell’incredibile: che pri­ma o poi si dovesse mod­i­fi­care la rego­la era nell’aria, ma che alla pro­pos­ta più esten­si­va arrivasse un con­sen­so così ele­va­to pochi se lo sareb­bero aspet­ta­to». «Del resto», pros­egue Fabio Gag­gia, «ormai perde­va­mo una deci­na di soci l’anno, per­ché a Gar­da non ci sono più ter­reni per costru­ire abitazioni e molti sono costret­ti a cer­car casa ad Albarè o ad Albisano. Ecco: la gente che vive fuori paese cos­ti­tuirà la nos­tra ric­chez­za morale. Anco­ra non sap­pi­amo quan­ti siano, ma con­ti­amo che il pas­s­aparo­la dif­fon­da rap­i­da­mente la notizia. Mi han­no già con­tat­ta­to dall’Olanda». In pas­sato, lo statu­to sta­bili­va che alla spar­tizione annuale dei div­i­den­di potessero pren­dere parte solo i maschi che avessero «locus et focus» in paese, che insom­ma a Gar­da ci abitassero. Nel 2001 la pri­ma clam­orosa novità: bas­ta con l’esclusività maschile e acces­so anche alle donne. Ora non è più nec­es­saria nem­meno la res­i­den­za. «Ma l’ammissione alla cor­po­razione», chiarisce Gag­gia, «non è auto­mat­i­ca: serve una richi­es­ta degli inter­es­sati. È inoltre nec­es­sario dimostrare la dis­cen­den­za dalle famiglie orig­i­nar­ie, ma l’archivio è ben doc­u­men­ta­to. In ogni caso, l’ingresso avver­rà solo con l’avvio del nuo­vo anno sociale, che si apre il 21 di agos­to. Le quote dovran­no essere riscosse per­sonal­mente, sen­za deleghe: vor­rem­mo che ci fos­se sem­pre una chiara volon­tà di parte­ci­pazione». Tut­ti d’accordo, dunque? Nel­la sostan­za sì, ma nel mer­i­to c’è qualche dis­tin­guo. Nel­la riu­nione di con­siglio che ha uffi­cial­iz­za­to l’apertura del­la Cor­po­razione c’è sta­to un astenu­to: Gigi Mon­ese, seg­re­tario, e dunque uomo di peso, per­ché rap­p­re­sen­ta la “ban­ca”, ovvero l’autorità che dis­tribuisce i «beni comu­ni», cioè i sol­di, ai soci. «Aus­pi­ca­vo una mag­giore grad­u­al­ità, mag­a­ri com­in­cian­do solo con l’apertura a chi abi­ta nei Comu­ni con­fi­nan­ti», dice Mon­ese. Il quale comunque res­ta d’accordo sul­la ques­tione di fon­do: la Cor­po­razione non può più vivere chiusa nel­la sola Garda.