L’analisi del desenzanese Ezio Rizzi, presidente degli agenti Siae, sull’industria del divertimento. Un calo del 20 per cento. «Riorganizzare il sistema dell’offerta»

La crisi «balla» in discoteca

16/01/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Male per le dis­coteche (si par­la di un calo di fat­tura­to tra il 10 e il 20%), bene il cin­e­ma e il teatro, i dis­co­bar, le sale bin­go (ma non tutte). E’ l’analisi del­la sta­gione 2006 dell’industria del diver­ti­men­to nell’area del bas­so Gar­da, dove c’è la più ele­va­ta con­cen­trazione di locali pub­bli­ci e sale da gio­co dopo quel­la romag­no­la. A trac­cia­r­la è Ezio Rizzi, pres­i­dente nazionale da tre lus­tri degli agen­ti Siae e tito­lare dell’agenzia di Desen­zano, che com­prende il ter­ri­to­rio del bas­so lago.«Un con­cen­tra­to — dice — di dis­coteche per tut­ti i gusti e per tutte le fasce d’età, un’offerta sen­za eguali che supera quel­la del­la riv­iera romag­no­la: lo pos­so dire sen­za tema di smen­tite, per­ché chi par­la è pres­i­dente nazionale dei man­datari Siae da qua­si 15 anni».Inevitabile la pri­ma doman­da: per­ché le dis­coteche non tira­no più, anche se si trovano sul­la riv­iera del Gar­da? «I loro gestori lamen­tano perdite che van­no dal 10 al 20 per cen­to per­ché la gente sten­ta a fre­quen­tar­le in quan­to, a mio parere, non c’è più musi­ca nuo­va, insom­ma man­ca un for­mat musi­cale vali­do. Un esem­pio? Le dis­coteche che pro­pon­gono pro­duzioni musi­cali degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta stan­no meglio».«La crisi è strisciante — riprende Ezio Rizzi — in quan­to una vol­ta le dis­coteche resta­vano aperte da un min­i­mo di tre fino anche a cinque sere; oggi fan­no fat­i­ca ad aprire i bat­ten­ti per due. Inoltre, bisogna tenere pre­sente che le dis­coteche stan­no per­den­do la fas­cia di cli­en­ti che vi si reca­va a par­tire dalle 23: adesso, invece, lo spet­ta­co­lo com­in­cia non pri­ma dell’1. E quei cli­en­ti sono andati a rim­pol­pare l’esercito che sceglie i dis­co e i piano bar».La dis­cote­ca come con­teni­tore può reg­gere anco­ra? «Non cre­do, devono essere allo­ra dei con­teni­tori più com­pet­i­tivi. Per­ché vi ries­cano serve una rad­i­cale inver­sione di ten­den­za. Mi spiego. Gli impren­di­tori dei locali non pos­sono con­tin­uare a pen­sare di lavo­rare cias­cuno per pro­prio con­to, ma devono com­in­cia­re a creare le basi di un “sis­tema”. Pos­si­amo essere con­siderati — con­tin­ua il pres­i­dente — il cen­tro europeo del tem­po libero per­ché nel rag­gio di 120 km. abbi­amo un poten­ziale di oltre 15 mil­ioni di abi­tan­ti, tre aero­por­ti ed altret­tante autostrade, fer­rovie con la futu­ra alta veloc­ità. Quin­di occorre una strut­tura in cui centi­na­ia di attiv­ità, come Aquar­ia delle , i cen­tri di benessere, le sale da gio­co, gli alberghi di qual­ità, le dis­coteche, i cen­tri di golf e di tiro al piat­tel­lo, pos­sano entrarvi a far parte, cos­tituen­do una soci­età gui­da­ta da un man­ag­er estra­neo alle attiv­ità locali. Una forte cam­pagna pro­mozionale può portare la nos­tra zona alla pari di una Cos­ta Smeralda».Riprende con un esem­pio il pres­i­dente degli agen­ti Siae. «Ci si è chi­esti come mai gli sce­ic­chi del Barhein o di Dubai, invi­tati dal cen­tro golf o dal Con­ca Verde (tiro al piat­tel­lo), poi non si fer­mano nei locali o in un ris­torante pri­ma di ritornarsene a casa?».Tornando ai locali not­turni, il loro gra­do di diver­si­fi­cazione è davvero notev­ole. Ci sono infat­ti locali che offrono musi­ca lis­cio (Kur­saal e Par­co Water­land), musi­ca ital­iana anni ’60 e ’70 (Fura e Dehor), oppure per la loro carat­ter­iz­zazione (Desigual) o per l’atmosfera artios­ti­ca e trasgres­si­va (Art Club) riescono ugual­mente a fare cas­sa. C’è infine chi fa ten­den­za, come il Mazoom-Le Plaisir al quale si riv­olge un «popo­lo del­la notte» molto gio­vane e chi ( e Dehor) con­tin­ua ad accogliere una clien­tela dal­la fas­cia d’età eterogenea.Il panora­ma del diver­ti­men­to garde­sano si è poi arric­chi­to da un anno di una sala la cui attiv­ità, spie­ga Rizzi, «è molto nuo­va come con­cet­to ed impeg­no dei suoi tito­lari: è il teatro Alber­ti, che asso­cia spet­ta­coli teatrali a quel­li musi­cali con un intrat­ten­i­men­to vali­do e qualificante».Il 2006, sot­to­lin­ea infine Rizzi, «si è chiu­so bene per la mul­ti­sala cin­e­matografi­ca “King” e per la sala Bin­go di Sirmione che va in con­tro­ten­den­za rispet­to alla situ­azione nazionale per­ché i suoi gestori han­no investi­to in inno­vazioni e in idee».