L’edificio è di proprietà comunale. Presto il restauro dell’ex chiesa in abbandono

La Disciplina sarà luogo di cultura

22/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

È sta­to deposi­ta­to in munici­pio il prog­et­to pre­lim­inare di con­ser­vazione e val­oriz­zazione cul­tur­ale del­la ex chiesa del­la Dis­ci­plina. Si trat­ta del pri­mo con­cre­to pas­so per la sal­va­guardia del­l’ed­i­fi­cio di pro­pri­età comu­nale sito in Bor­go Garibal­di e al momen­to in com­ple­to sta­to di abban­dono. Il prog­et­to redat­to dal­l’ar­chitet­to Arturo San­dri­ni passerà ora al vaglio del­la com­mis­sione edilizia e del­la Soprint­en­den­za ai beni architet­toni­ci di Verona per i nul­la osta del caso per poi tornare, se non ci saran­no osser­vazioni in mer­i­to, alla com­mis­sione lavori pub­bli­ci per la defin­i­ti­va approvazione. Un iter dovu­to che ovvi­a­mente allungherà anco­ra di molto i tem­pi d’in­ter­ven­to sul com­p­lesso orig­i­nar­i­a­mente ded­i­ca­to a S. Maria del­la Mis­eri­cor­dia. «L’ide­ale sarebbe pot­er iniziare i lavori in autun­no con il pri­mo stral­cio del­l’­opera finanzi­a­ta con un even­tuale avan­zo di ammin­is­trazione», spie­ga il sin­da­co Arman­do Fer­rari pron­to però a non ali­menta­re facili illu­sioni. «È più real­is­ti­co ipo­tiz­zare che si pos­sa met­tere mano all’in­ter­ven­to con il bilan­cio del 2002 e poi pro­cedere per stral­ci vis­to che il cos­to com­p­lessi­vo ammon­ta a poco più di un mil­iar­do e cen­to mil­ioni. Ovvio che occorre cer­care forme di finanzi­a­men­to e di con­tribu­ti». L’o­bi­et­ti­vo del­l’Am­min­is­trazione comu­nale è di arrivare, dopo il restau­ro, ad adibire l’ex chiesa ad attiv­ità com­pat­i­bile con il carat­tere stori­co-artis­ti­co del man­u­fat­to ovvero a cen­tro sociale-cul­tur­ale con sala mostra. Uno spazio polifun­zionale di pres­ti­gio, uti­liz­z­abile come grande aula per con­feren­ze e con­veg­ni (con una capien­za di cir­ca cen­to posti a sedere) ma anche come audi­to­ri­um. Il prog­et­to mira al restau­ro del­la Dis­ci­plina nel­la sua com­p­lessi­va arti­co­lazione: vale a dire dal­la cop­er­tu­ra all’in­va­so inter­no con gli adegua­men­ti impiantis­ti­ci nec­es­sari, all’u­nità abi­ta­ti­va annes­sa, sino al cam­panile. Pari­men­ti si è stu­di­a­ta la pos­si­bil­ità d’in­ter­ven­ti per stral­ci fun­zion­ali attua­bili autono­ma­mente l’uno dal­l’al­tro. In questo caso l’ar­chitet­to San­dri­ni ha indi­vid­u­a­to quat­tro momen­ti «sec­on­do cri­teri di pri­or­ità (in asso­lu­to il restau­ro del­la cop­er­tu­ra e il con­sol­i­da­men­to murario) e di fun­zion­al­ità (col sec­on­do stral­cio è già pos­si­bile avere una strut­tura fruibile)». Ovvio che la real­iz­zazione degli inter­ven­ti in un uni­co lot­to potrebbe «ridurre sen­si­bil­mente i tem­pi por­tan­doli dai cir­ca trentaquat­tro mesi ai diciot­to-ven­ti con un pos­si­bile più mar­ca­to rib­as­so dei costi». Ubi­ca­ta all’ester­no del nucleo abi­ta­ti­vo anti­co di la chiesa del­la Dis­ci­plina rap­p­re­sen­ta con l’at­tigua chiesa roman­i­ca di San Severo uno degli edi­fi­ci architet­toni­ci più inter­es­san­ti del comune. Non per nul­la già nel 1910 il min­is­tero del­la Pub­bli­ca istruzione ne decretò il vin­co­lo mon­u­men­tale poi ricon­fer­ma­to il 30 otto­bre 1950. «Al di là del­l’ap­par­ente uni­ta­ri­età for­male, con­no­ta­ta all’in­ter­no da un appa­ra­to dec­o­ra­ti­vo tar­do baroc­co ric­co di stuc­chi, la fab­bri­ca pre­sen­ta una strut­tura “pluris­trat­i­fi­ca­ta” che las­cia trasparire le orig­i­ni tre­cen­tesche e le suc­ces­sive trasfor­mazioni e ampli­a­men­ti», scrive l’ar­chitet­to San­dri­ni, «sino all’as­set­to tar­do set­te­cen­tesco che ancor oggi la con­no­ta». A dis­pet­to dei vin­coli mon­u­men­tali imposti dal min­is­tero si era anche ven­ti­la­ta l’ipote­si di una sua demolizione. Nel carteg­gio deposi­ta­to pres­so gli archivi del­la Soprint­en­den­za ai Beni architet­toni­ci nel 1962 l’al­lo­ra par­ro­co di Bar­dolino don Pier Corsi­ni chiede­va alla Curia facoltà di vendere l’im­mo­bile o, in alter­na­ti­va, di pro­cedere al suo abbat­ti­men­to. «Non sap­pi­amo se tale inopina­ta e incom­pren­si­bile pro­pos­ta fos­se spec­i­fi­cata­mente final­iz­za­ta ad ottenere una rispos­ta affer­ma­ti­va alla richi­es­ta di ven­di­ta» illus­tra San­dri­ni. «Sta di fat­to che nel 1963 in una duris­si­ma req­ui­si­to­ria la Soprint­en­den­za non solo dep­re­ca­va la ven­di­ta abu­si­va del­la Dis­ci­plina effet­tua­ta sen­za alcu­na pre­ven­ti­va autor­iz­zazione a favore di un pri­va­to ma sot­to­lin­ea­va altresì come lo stes­so par­ro­co avesse ven­du­to a parte l’altare, alcu­ni dip­in­ti, nonché gli affres­chi, strap­pati anch’es­si sen­za alcu­na autor­iz­zazione». «Ma gli scem­pi arrecati al com­p­lesso ebbero un ulte­ri­ore prosieguo anche dopo la ven­di­ta. Da un’al­tra nota del­la Soprint­en­den­za data­ta 1982 si apprende che il pro­pri­etario nel des­tinare l’im­mo­bile a pan­i­fi­cio con rel­a­ti­vo forno ave­va real­iz­za­to all’in­ter­no una serie di opere abu­sive. Tra queste un solaio in cemen­to arma­to per ridurre l’al­tez­za dei nuovi locali rica­vati nel­la nava­ta del­l’ex chiesa, la real­iz­zazione di adegua­men­ti fun­zion­ali per l’in­stal­lazione del forno, il tut­to pre­via demolizione di buona parte degli intonaci orig­i­nali e la sos­ti­tuzione di due terzi delle pavi­men­tazioni settecentesche».