Proseguono i lavori di recupero che mettono in evidenza le variazioni nei secoli dei livelli delle acque del Garda

La Dogana Veneta svela nuovi segreti

04/04/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Lazise

Oltre un metro sot­to il liv­el­lo del pavi­men­to emer­si quat­tro can­cani lapi­dei nei pilas­tri fronte lago che reggevano i por­toni e più in pro­fon­dità le pal­i­fi­cazioni veneziane Alla riscop­er­ta del­la duplice fun­zion­al­ità, nell’arco stori­co, del­la . Nel cor­so dei lavori per il recu­pero sta­ti­co e fun­zionale di quel­la che un tem­po era la «fab­bri­ca», sono emer­si a una pro­fon­dità di un metro e ven­ti cen­timetri dal­la quo­ta del pavi­men­to, quat­tro can­cani lapi­dei inglo­bati nei pilas­tri fronte lago, che reggevano gli orig­i­nali por­toni lignei a pro­tezione delle mer­ci ammas­sate entro la Dogana. Una tes­ti­mo­ni­an­za di come l’originale arse­nale-darse­na, pur con­fer­man­do con l’avvento del­la Serenis­si­ma Repub­bli­ca (1405) la fun­zion­al­ità mil­itare, cioè ospi­tan­do una flot­tiglia, divenne sem­pre più spec­i­fi­cata­mente fon­da­co, ovvero mag­a­zz­i­no civile. «Per la ver­ità la loro pre­sen­za era pre­vista», dice l’architetto Gior­gio Ugoli­ni, «ma non esat­ta­mente la loro quo­ta di impos­ta val­u­ta­ta a un liv­el­lo più alto, a dimostrazione delle notevoli mod­i­fiche alti­met­riche reg­is­trate dal liv­el­lo delle acque del lago per le più svari­ate ragioni». Ma le scop­erte non finis­cono qui. Con la real­iz­zazione di micropali di sot­to­fon­dazione delle arcate fronte lago sono state inter­cettate le antiche pal­i­fi­cazioni in leg­no veneziane. «Una ulte­ri­ore con­fer­ma di quan­to ipo­tiz­za­to», sot­to­lin­ea l’ingegner Edoar­do Otto­boni, «di quan­to ipo­tiz­za­to nell’analisi stor­i­ca, alle­ga­ta al prog­et­to di recu­pero del­la Dogana, redat­ta dall’architetto Gior­gia Stra­b­bi­oli». Una serie di lavori, segui­ti con atten­zione dal­la Sovrin­ten­den­za, con impeg­na­ta la dit­ta Geoedil srl di Bres­cia, cer­ti­fi­ca­ta per l’esecuzione di fon­dazioni spe­ciali, che ha provve­du­to a col­lo­care otto micropali in cor­rispon­den­za delle arcate nord e sud, dis­posti a cav­al­let­to al di sot­to delle mura­ture, fino a rag­giun­gere la pro­fon­dità di 24 metri cir­ca. «Infat­ti sot­to a tale quo­ta», pun­tu­al­iz­za Otto­boni, «il ter­reno in prevalen­za cos­ti­tu­ito da un impas­to di limo e acqua, deno­ta dis­crete carat­ter­is­tiche mec­ca­niche, gra­zie a una dimin­uzione del­la com­po­nente limosa a van­tag­gio di quel­la sab­biosa e un mag­gior adden­sa­men­to con­seguente al peso degli strati sovras­tan­ti». Tut­to come pre­vis­to dal­la det­tagli­a­ta indagine geo­log­i­ca e geot­ec­ni­ca del­lo stu­dio del geol­o­go Lino Munari? «Esat­ta­mente. Tan­to che per l’esecuzione dei pali di pic­co­lo diametro cos­ti­tu­iti», pre­cisa l’ingegnere di Vil­lafran­ca, «da un’armatura tubo­lare in acciaio del diametro di cir­ca 130 mil­limetri, infis­sa pre­ven­ti­va­mente nel ter­reno e suc­ces­si­va­mente inglo­ba­ta in un get­to di boiac­ca di sab­bia e cemen­to, è sta­to nec­es­sario dap­pri­ma eseguire una caro­tazione, con punte di Widi­am, delle mura­ture in pietra che rag­giun­gono la pro­fon­dità di cir­ca 5,50 metri. Appun­to da qui fino, alla pro­fon­dità di sei metri sono state inter­cettate le antiche pal­i­fi­cazioni in leg­no veneziano. Ora», aggiunge Otto­boni, «sti­mao pros­egen­do con le pal­i­fi­cazioni anche in cor­rispon­den­za delle arcate fronte lago, dove pre­sum­i­bil­mente, in con­seguen­za dei mag­giori carichi gra­van­ti sulle fon­dazioni, sarà nec­es­sario rag­giun­gere la pro­fon­dità di ben 30 metri». Di fronte a quelle che ven­gono con­sid­er­ate “emer­gen­ze arche­o­logiche” e che allungano i tem­pi degli inter­ven­ti e di con­seguen­za il cari­co dei costi, l’Amministrazione comu­nale si tro­va nel­la neces­sità di reperire nuovi fon­di pun­tan­do in par­ti­co­lare su enti pub­bli­ci e pri­vati. Chiara­mente c’è, tan­to per fare un esem­pio, il dovere-obbli­go di ren­dere leg­gi­bili i pilas­tri, che sor­reg­gono le arcate fronte lago, almeno fino alla quo­ta dei can­cani recen­te­mente emer­si. «Per con­sen­tire questo obi­et­ti­vo», sostiene Ugoli­ni, «il prog­et­to prevede di affon­dare il ser­ra­men­to fino a quo­ta “arche­o­log­i­ca” di meno 1,20 metri cir­ca, visu­al­iz­zan­do così i pilas­tri murari fino alla loro orig­i­nar­ia quo­ta di impos­ta. Nat­u­ral­mente il pavi­men­to del­la Dogana, a quo­ta 0, risul­terà dis­tac­ca­to, sia all’interno che all’esterno del­la fab­bri­ca, dai pilas­tri murari, così da ren­dere evi­dente la dinam­i­ca edilizia e fun­zionale dell’edificio e del suo intorno immediato».

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