Pasotti in mostra fino al 26

La filosofia su tela del salumiere fautore del pressing

21/09/2003 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Quel­la che i garde­sani chia­mano “la piaz­za” in realtà è la viuz­za del cen­tro stori­co che con­giunge le antiche porte d’accesso al paese. A metà vico­lo c’è un negozio di ali­men­ta­ri, prob­a­bil­mente l’unica gas­trono­mia al mon­do dove ad affet­tarvi il pro­sciut­to ci tro­verete non un pizzicagno­lo, ben­sì un ingeg­nere nucleare. Già, per­ché Mau­ro Pasot­ti, erede del­la dinas­tia di “boteghéri” dei Pasot­ti-Gaó­so, dopo la lau­rea, con­se­gui­ta a Bologna nel 1981 con una tesi sul­la misura delle radi­azioni e sulle modal­ità di pro­tezione dai loro influs­si, decise di met­ter­si dietro al ban­cone del­la bot­te­ga di famiglia. In questi giorni l’ingegner-salumaio si pro­pone sot­to un’altra veste anco­ra: quel­la del pit­tore. È infat­ti in cor­so, al palazzet­to delle espo­sizioni, una sua anto­log­i­ca, che rac­coglie opere real­iz­zate fra il 1985 e il 2003. La mostra resterà aper­ta sino al 26 del mese. Mau­ro Pasot­ti è un garde­sano classe 1956. A Gar­da ci è nato e ci vive. In paese lo chia­mano “Cìvers”. Il sopran­nome tradisce la pas­sione calcis­ti­ca: il suo ido­lo era Mar­tin Chivers, cen­tra­van­ti del Tot­then­ham e del­la nazionale inglese. Pasot­ti ha anche fat­to l’allenatore delle squadre del paese. Molti ricor­dano i sui inci­ta­men­ti in anglo-garde­sano agli atleti rossoblù: «Fasî près­ing!». Il press­ing era, a suo parere, la sub­li­mazione del cal­cio. Ma questo appar­tiene al pas­sato pedestre. Ora c’è l’arte. Approc­cia­ta qua­si come una bran­ca del­la filosofia: i quadri tra­su­dano mist­i­ca ori­en­tale, razion­al­is­mo occi­den­tale, pen­siero gre­co, ma anche ricor­di di grande scuo­la pit­tor­i­ca. La stes­sa inti­to­lazione del­la mostra, e del cat­a­l­o­go che la corre­da, esprime com­p­lessità: «Da Velazquez ad Era­cli­to, da las meni­nas al pan­ta rei». E Las meni­nas , la cele­bre tela di Velazquez che ritrae la famiglia del re di Spagna e le damigelle d’onore, è tra gli ele­men­ti che tor­nano qua­si osses­si­va­mente nel­la pit­tura di Pasot­ti, che ne offre varie inter­pre­tazioni sca­v­an­do nei par­ti­co­lari, sve­landone la strut­tura, rein­ven­tan­done le prospet­tive. Quan­to al “pan­ta rei”, il “tut­to scorre”, la frase attribui­ta ad Era­cli­to, è qua­si un sim­bo­lo del ten­ta­ti­vo dell’ingegnere di Gar­da di spie­gare, come i filosofi pre­so­crati­ci, il prin­ci­pio ulti­mo del­la realtà fisi­ca. E lo fa con i curiosi trasfer­i­men­ti del leone di San Mar­co su una pun­ta San Vig­ilio dis­tor­ta prospet­ti­ca­mente in una aereo-pit­tura qua­si dai richi­a­mi futur­isti, oppure la stat­ua di Can­grande sopra un Castelvec­chio dilata­to ver­so l’Adige. Il Monte Lup­pia si cam­bia in coc­co­drillo, lo stor­mo di gab­biani che vola su vil­la degli Alber­ti­ni la tra­mu­ta in una com­po­sizione cubista. Si scom­pon­gono in scat­ole cine­si le case del por­to o in un gio­co infor­mati­co le vedute del gol­fo garde­sano, che fa anche da sfon­do sur­reale a un’impennata di colonne su cui Pasot­ti stes­so com­pare, minus­co­lo, in veste di asc­eta. Fino a un omag­gio al Man­teg­na in cui il Cristo mor­to gia­cente su linee intrec­ciate ram­men­ta una reli­gione gal­leg­giante qua­si sul­la filosofia, men­tre la scien­za la tiene anco­ra­ta alla natu­ra. Come se l’anima razion­al­ista e quel­la uman­is­ti­ca dell’artista-salumaio scor­ressero di con­tin­uo, insieme, sul­la tela.