Le generazioni più giovani neppure sanno che un tempo Riva era scalo ferroviario. E il treno giungeva sul lago dopo aver percorso la discesa della "Maza", aver fermato ad Arco e dopo aver attraversato tutta la piana tra le due città.

La fine del trenino

19/05/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Davide Pivetti

Rius­cite ad immag­i­narlo il treni­no a vapore che stan­co e sbuf­fante appro­da­va in riva al lago all’ex stazione? Le gen­er­azioni più gio­vani nep­pure san­no che un tem­po Riva era sca­lo fer­roviario. E il treno giunge­va sul lago dopo aver per­cor­so la disce­sa del­la “Maza”, aver fer­ma­to ad Arco e dopo aver attra­ver­sato tut­ta la piana tra le due cit­tà. Nes­suno ricor­da più la fer­rovia MAR (sigla che sta­va per Mori-Arco-Riva), eppure mai come adesso il col­lega­men­to fer­roviario con Rovere­to e l’as­ta del­l’Adi­ge sarebbe utile, nec­es­sario ed attuale. C’è anche chi tor­na, peri­odica­mente, a pro­porre la sua riesumazione. Il trac­cia­to non muterebbe di molto. Cam­bierebbe solo la definizione: treni­no non piace più, meglio chia­mar­la “met­ro­pol­i­tana di superficie”.Ieri, in munici­pio, il sin­da­co Cesare Mal­ossi­ni ha fir­ma­to l’or­di­nan­za che autor­iz­za l’ab­bat­ti­men­to di quel poco che rimane­va del­la MAR. Dei due gran­di capan­noni di servizio all’ex stazione ci accorg­er­e­mo solo quan­do saran­no demoli­ti. Ora sono lì, a mar­gine delle vil­lette di viale Car­duc­ci e del ten­done del Palameet­ing, a fare da ingom­bro inutile ad un parcheg­gio che dovrà allargar­si. Non han­no un sig­ni­fi­ca­to stori­co, non han­no un par­ti­co­lare val­ore architet­ton­i­co, eppure per demolir­li il sin­da­co ha dovu­to chiedere l’au­tor­iz­zazione ai Beni Cul­tur­ali. I cater­pil­lar entr­eran­no in azione nei prossi­mi giorni, poi con un po’ d’as­fal­to e le righe blu nascer­an­no 60 posti auto a due pas­si dal lago, in posizione strate­gi­ca. Dei capan­noni ci si dimen­ticherà presto: «Lo Sta­to ne ha trasfer­i­to la pro­pri­età pri­ma alla Provin­cia ed ora al comune — spie­ga­va ieri il sin­da­co — adesso che sono nos­tri pos­si­amo anche abbat­ter­li. Era­no brut­ti, sostanzial­mente inutili e si offrivano a fre­quen­tazioni poco rac­co­mand­abili». Un decadi­men­to sociale, oltre che architet­ton­i­co, comune anche ad un altro edi­fi­cio sac­ri­fi­ca­to per la fame di parcheg­gi del­la cit­tà: l’ex Itc di viale Filati. Ci ave­vano stu­di­a­to migli­a­ia di ragion­ieri, oggi dai quar­an­ta in su. Qual­cuno, tra loro, sta rac­coglien­do del mate­ri­ale (soprat­tut­to fotografi­co) per ricor­dare la sto­ria e la fine del­l’ex ragioneria.