La scoperta di un gruppo di sommozzatori potrebbe aprire nuove prospettive di sviluppo. A pochi metri il rinvenimento di un’altra «fuga» di acqua termale

La fonte Boiola non è sola

14/11/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

E’ sta­ta fat­ta una scop­er­ta davvero inter­es­sante nel bas­so lago. A cir­ca 15 metri dal­la stor­i­ca fonte Boio­la, quel­la da cui dal lon­tano 1889 viene prel­e­va­ta l’ac­qua sul­furea che ha reso anco­ra più famosa Sirmione (sgor­ga a qua­si set­tan­ta gra­di), è sta­ta rin­venu­ta un’al­tra fendi­tu­ra, larga cir­ca 50 cen­timetri: un’altra fonte da cui esce nat­u­ral­mente acqua del­lo stes­so tipo di quel­la che viene larga­mente imp­ie­ga­ta dagli sta­bil­i­men­ti e dagli alberghi del­la Soci­età Terme. Il rin­ven­i­men­to è sta­to casuale, ed è opera di un grup­po di sei som­moz­za­tori del «Tri­tone sub» di Desen­zano. A invi­tar­li sul pos­to per effet­tuare alcune immer­sioni sono sta­ti dei moto­scafisti sirmione­si che, tran­si­tan­do numerose volte al giorno da quel pun­to per trasportare i tur­isti, ave­vano nota­to da tem­po uno stra­no fenom­e­no: la for­mazione di bol­licine in super­fi­cie. Ma il fat­to anco­ra più stra­no era che le bolle affio­ra­vano a dis­tan­za di parec­chi metri da quelle che, da oltre un sec­o­lo, apparten­gono alla fonte Boio­la. Inizial­mente si era pen­sato che una delle tubazioni che partono da questo pun­to avesse ripor­ta­to qualche dan­neg­gia­men­to. Invece, le immer­sioni di Susan­na Sig­nori, sub­ac­quea veronese di Pas­tren­go, e del col­le­ga foto­sub­ac­queo Vit­to­rio Gabiot­ti, han­no potu­to esclud­ere l’ipote­si. Si trat­ta di una fes­sura abbas­tan­za lun­ga e larga cir­ca 50 cen­timetri dal­la quale, sen­za ombra di dub­bio, sgor­ga acqua sul­furea cal­da. I due som­moz­za­tori che han­no ese­gui­to le ispezioni sul fon­dale non era­no soli: per calar­si in quel­la zona occor­reb­bero due spe­ciali autor­iz­zazioni del min­is­tero del­l’In­ter­no e del­la Sovrin­ten­den­za, per cui durante i lavori era­no pre­sen­ti, a turno, le motovedette dei e del­la polizia. La zona, infat­ti, è out per la pre­sen­za di «osta­coli bel­li­ci». Nes­suno, dopo il ritrova­men­to, può o vuole aggiun­gere altri par­ti­co­lari. Per pri­ma la Soci­età Terme, poten­zial­mente la più inter­es­sa­ta dal­la scop­er­ta, che si trin­cera dietro il silen­zio. Ma intan­to, le fotografie scat­tate dai sub han­no perfi­no sus­ci­ta­to l’in­ter­esse del­la Rai, che ha già sped­i­to a Sirmione in avanscop­er­ta un pro­prio redat­tore con la promes­sa di preparare un servizio per le trasmis­sioni «Leonar­do» e «Lin­ea blu». «Abbi­amo toc­ca­to con le mani bene il fon­do, sen­za però spinger­ci oltre anche per­chè la fendi­tu­ra è ricop­er­ta da un mag­ma di cui non conos­ci­amo la com­po­sizione — rac­con­ta Susan­na Sig­nori -; però abbi­amo nota­to con chiarez­za l’ac­qua ter­male sgor­gare, tan­to che alcu­ni pesci era­no ricop­er­ti di una sostan­za bian­ca tipi­ca del­l’ac­qua sul­furea». La zona si tro­va a cir­ca un miglio dal­la cos­ta in direzione del Lido delle Bionde. I sub han­no potu­to accertare che la pom­pa som­m­er­sa del­la Soci­età Terme è per­fet­ta­mente sana, dunque quelle bolle non proveni­vano dal­la Boio­la. Fino­ra, lo ricor­diamo, l’ac­qua sul­furea ha fat­to le for­tune di Sirmione: gra­zie a questo rega­lo del­la natu­ra alcu­ni edi­fi­ci del cen­tro stori­co sono autono­mi dal pun­to di vista ener­geti­co (gra­zie all’in­stal­lazione di gen­er­a­tori). E nat­u­ral­mente, si dice­va, c’è il mas­s­ic­cio impiego a liv­el­lo ter­male. Ma per ora nel­la peniso­la la scop­er­ta sem­bra essere sta­ta snob­ba­ta. Eppure, con quel­l’acq ua si potrebbe pen­sare a uno sfrut­ta­men­to se non ter­apeu­ti­co almeno domes­ti­co. Bas­ta pen­sare a una rete di teleriscaldamento.

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