La strada resterà chiusa a Pasqua, ma in giugno potrà accogliere l’afflusso dei turisti provenienti dalla Germania. Albergatori fatalisti: «Non sappiamo nemmeno con chi discutere»

La Gardesana aspetta i tedeschi

01/04/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
b.f.

Sono com­men­ti improntati qua­si a fatal­is­mo, quel­li che si rac­col­go­no a Limone dopo che l’asses­sore provin­ciale ha illus­tra­to le prospet­tive rel­a­tive alla cir­co­lazione sul­la Garde­sana nei prossi­mi mesi. La stra­da resterà chiusa a Pasqua ma, in cam­bio, già da giug­no si potrà tran­sitare nel trat­to a nord del Bena­co — tra Limone e Riva — pur con tutte le cautele del caso. In luglio, quin­di, dovrebbe essere scrit­ta la paro­la fine (o qua­si) alla travagli­a­ta vicen­da del­la 45 bis nel suo seg­men­to trenti­no. Restano invece aper­ti tut­ti gli inter­rog­a­tivi sul­la parte bres­ciana del­la stra­da: sia tra Gargnano e Limone (18 chilometri con parec­chi peri­coli e oltre 300 mil­iar­di di spe­sa pre­vista per l’even­tuale rifaci­men­to) e l’al­tro trat­to, quel­lo tra Salò e Gargnano — 15 chilometri — che di peri­coli geo­logi­ci non ne ha, ma che richiederebbe di aggi­rare i cen­tri abi­tati, con spese stratos­feriche di real­iz­zazione: 400 mil­iar­di. Le notizie giunte l’al­tro ieri da Bres­cia han­no soll­e­va­to il soli­to spes­sore di scetti­cis­mo tra gli oper­a­tori tur­is­ti­ci del­l’al­to lago. Bisogna, però, ammet­tere che l’ipote­si del­la chiusura per Pasqua non era sta­ta affat­to accan­to­na­ta e che, man mano che i giorni pas­sa­vano, si capi­va che dif­fi­cil­mente sarebbe sta­ta trova­ta una soluzione dif­fer­ente. D’al­tronde, le stesse imp­rese Colli­ni e Oberosler, che sono all’­opera per la costruzione del tun­nel del­la Roc­chet­ta (960 metri di lunghez­za per 28 mil­iar­di di spe­sa) ave­vano las­ci­a­to capire che il rispet­to dei tem­pi di con­seg­na del tun­nel a metà luglio richiede­va qualche grosso sac­ri­fi­cio, per non inter­rompere i lavori nei cantieri. Tra gli alber­ga­tori qualche mugug­no affio­ra. Nei giorni scor­si era­no state ven­ti­late proteste clam­orose: adesso? Dice Anto­nio Girar­di: «Il pri­mo prob­le­ma è trovare l’in­ter­locu­tore con cui dis­cutere: la Provin­cia di Tren­to? Il Gov­er­no? I tec­ni­ci? I geolo­gi? Quan­do devi dipen­dere da altri, bisogna accettare ciò che ti dan­no: han­no loro in mano il rubi­net­to per aprire e chi­ud­ere». La spe­sa e i lavori stan­no avve­nen­do in ter­ri­to­rio trenti­no. Qual­cosa di meno neg­a­ti­vo pare però emerg­ere: «L’Adac, in prat­i­ca l’Aci tedesca, ha offer­to ai suoi abbon­ati notizie cor­rette sul­la situ­azione garde­sana attra­ver­so il sito inter­net. Ma è impor­tante che, se viene pub­bli­ciz­za­ta la cor­sa dei traghet­ti, vi siano anche le indi­cazioni che con­ducono al traghet­to stes­so e che gli auto­mo­bilisti le vedano. Sul­la spon­da bres­ciana, ad esem­pio, ho vis­to un cartel­lo che seg­nala­va il servizio di bat­tel­lo tra Limone e Riva». Quan­to alle ven­ti­late minac­ce (asten­sione dal voto, boicot­tag­gio dei grossisti tren­ti­ni e così via), Girar­di è pru­dente e non si sbi­lan­cia: «Gli alber­ga­tori com­pon­gono una realtà che non è uguale a quel­la che si può trovare all’in­ter­no di una fab­bri­ca, dove i dipen­den­ti pren­dono grosso­mo­do la stes­sa paga e, di con­seguen­za, pos­sono pen­sar­la alla stes­sa maniera…». Pare non esser­ci trop­po entu­si­as­mo sul­l’al­to lago. Qual­cuno dice che è già una sta­gione da dimen­ti­care. Per for­tu­na, se i tem­pi ver­ran­no rispet­tati, potrebbe esser­ci la maniera di rifar­si in giug­no, quan­do in Ger­ma­nia si susseguirà una serie di pon­ti: a quel­lo iniziale del 24 mag­gio seguirà quel­lo di Pen­te­coste e altri anco­ra. Girar­di ten­ta la con­clu­sione all’in­seg­na del­la filosofia e del­la sper­an­za: «Bisogna pren­dere quel­lo che arri­va e non far­si sangue cattivo».

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