Il giardino del Benaco, una pagina dimenticata. Un articolo rievoca il passato e la passione del dottor Ferrari il farmacista del Vate, che si impegnò per valorizzare il verde

La Gardone fiorita è ormai un ricordo

06/07/2002 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
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Gar­done Riv­iera anni ’70 tor­na in un doc­u­men­ta­to arti­co­lo di Giuseppe Sil­vestri che ave­va inclu­so la bel­la local­ità garde­sana nel grup­po di stazioni cli­matiche d’I­talia da pri­ma­to, di cui sta­va scriven­do. Il gior­nal­ista inter­vistò, fra gli altri, il far­ma­cista dot­tor Mario Fer­rari, con­sole del Tour­ing Club Ital­iano e atti­vo nel­l’Ente autonomo per la stazione cli­mat­i­ca (così si chia­ma­va allo­ra l’Azien­da di pro­mozione tur­is­ti­ca) per abbel­lire sem­pre più Gar­done con alberi e fiori ovunque fos­se pos­si­bile. Fer­rari era tito­lare del­la «Far­ma­cia Inter­nazionale» di piazzetta Wim­mer, pres­so l’im­bar­cadero, poco dis­tante dal­l’A­gen­zia viag­gi di Achille Moli­nari (altro ben­e­mer­i­to del­la for­tu­na tur­is­ti­ca gar­donese). Era «l’ap­pas­sion­a­to alfiere del­la cam­pagna inte­sa a trasfor­mare il verde cen­tro lacus­tre, immer­so nei rigogliosi gia­r­di­ni, in una tavoloz­za smagliante di fiori dai mille col­ori. Egli vol­e­va — e pone­va — fiori ovunque: sul­la passeg­gia­ta del lun­go­la­go, pri­ma di tut­to; nei vialet­ti alberati; sui muri e le ringhiere che cingevano i parchi lun­go le strade; agli ingres­si degli alberghi e delle pen­sioni; ai bal­coni e alle finestre delle case; pres­so le porte dei negozi. Col­ori vivi­di nelle aiuole esposte al sole, col­ori più smorza­ti nelle zone ombrose; ole­an­dri rossi e bianchi spec­chi­ante­si nelle acque ver­daz­zurre del lago; orten­sie, aza­lee e in pri­mav­era, glad­i­oli e dalie fan­ta­siose sino al tar­do autun­no, molte rose in ogni sta­gione». La fes­tosità dei col­ori fu rilan­ci­a­ta negli anni ’50 per rompere la monot­o­nia del verde «dei den­si parchi», con alberi mag­nifi­ci, meritevol­mente creati in epoca mit­teleu­ro­pea, dal 1885, e che anco­ra oggi cos­ti­tu­is­cono uno dei gran­di pre­gi ambi­en­tali di Gar­done Riv­iera, anche se qua e là abbas­tan­za trascu­rati. Il dot­tor Fer­rari pen­sò che pro­prio la tavoloz­za flo­re­ale potesse cos­ti­tuire un nuo­vo moti­vo di richi­amo per gli ospi­ti stranieri; e così fu in effet­ti. All’e­poca Gar­done usci­va da un «peri­o­do di stan­ca» e i tur­isti, soprat­tut­to stranieri, non era­no tor­nati ad affol­lare le sponde del Gar­da. Il dot­tor Fer­rari ricordò al gior­nal­ista che, dopo la pri­ma guer­ra mon­di­ale, quan­do «le sta­gioni tur­is­tiche si capo­volsero (in prece­den­za l’ar­co sta­gionale era inver­nale, non esti­vo) si volle fare di Gar­done un cen­tro cli­mati­co tra i più riden­ti e accogli­en­ti d’I­talia, tan­to che nel giro di pochi anni si vin­sero tre pri­mi pre­mi nei con­cor­si ban­di­ti tra i Comu­ni fior­i­ti. Pit­tori e fotografi anda­vano a gara nel ritrarre gli aspet­ti più sug­ges­tivi; si fece un grande lan­cio di car­to­line illus­trate e delle migliori fotografie ingrandite ci si servì per la pro­pa­gan­da sulle vet­ture fer­roviarie dei treni inter­nazion­ali». E quelle fotografie era­no tal­mente belle che molte sparirono, benché sot­to vetro, rubate dai viag­gia­tori. L’at­ti­vo far­ma­cista, innamora­to di Gar­done, «dalle alchimie delle erbe salu­tari era pas­sato agli impasti di col­ore deg­ni del più estroso pit­tore». E mostrò al gior­nal­ista Sil­vestri gli stra­or­di­nari effet­ti di aiole e di viali alberati di ole­an­dro rosso sul­la passeg­gia­ta per il Cas­inò, le cas­cate di rose, «le gran­di mac­chie di gialle for­sizie lun­go la via Roma che sale al munici­pio, la dis­po­sizione delle aiuole sul lun­go­la­go». Da buon uman­ista il far­ma­cista las­ciò tes­ti­mo­ni­an­za scrit­ta di tan­to impeg­no: «I ligus­tri innes­ta­ti a serenel­la lun­go il viale di Bar­bara­no, rap­p­re­sen­tano un rius­ci­to ten­ta­ti­vo di lieta fior­it­u­ra arborea, ben noto agli inten­di­tori d’I­talia ed anche all’es­tero. Le petu­nie a gran fiore sui tronchi degli ole­an­dri, le rose arrampia­can­ti e rifioren­ti dis­poste ad ombrel­lo e le clema­ti­di, che incoro­nano di vivaci corolle, i por­ta­lam­pade for­mano da lunghi anni una incon­fondibile nota carat­ter­is­ti­ca del lun­go­la­go e con­tin­u­ano nel loro lin­guag­gio a dare il ben­venu­to ai gra­di­ti ospi­ti, ed offrono un sem­pre nuo­vo e inter­es­sante e ricer­ca­to mate­ri­ale illus­tra­ti­vo alle riv­iste di flori­coltura ital­iane e straniere». Una cul­tura dimen­ti­ca­ta. E pen­sare che a Gar­done Riv­iera, già all’inizio del Nove­cen­to, nel peri­o­do mit­teleu­ropeo, si cel­e­bra­va la Fes­ta dei fiori. Le rose «rampi­can­ti e rifioren­ti sui lam­pi­oni del lun­go­la­go» sono state srad­i­cate un decen­nio fa, e per for­tu­na nuovi roseti sono sta­ti da poco posti a dimo­ra. E le super­sti­ti aiuole non godono più la cura di per­son­ag­gi come il dot­tor Mario Fer­rari, anche se ai giorni nos­tri non man­cano botani­ci e agrono­mi. È sta­ta dis­trut­ta anche la parete fiori­ta del­la stes­sa casa Fer­rari che il far­ma­cista ave­va cre­ato con intel­li­gente com­pe­ten­za, carat­ter­iz­zan­do la stes­sa piazzetta Wim­mer. Alla cul­tura del verde e dei fiori si è sos­ti­tui­ta quel­la del cemen­to. Rimane da dire che con il dot­tor Fer­rari fu atti­vo, nel­l’ar­ric­chi­men­to del­la natu­ra gar­donese, il dot­tor Arturo Hrus­ka, cre­atore di quel gia­rdi­no botan­i­co che a metà degli anni Ottan­ta venne cedu­to a pri­vati, per una cifra non ril­e­vante rispet­to all’im­por­tan­za del bene (450 mil­ioni), sen­za che il prob­le­ma del­l’ac­qui­sizione pub­bli­ca fos­se dis­cus­so in Con­siglio comu­nale, come era sta­to richiesto, per garan­tire la con­ti­nu­ità e il godi­men­to di un «mon­u­men­to verde», diven­ta­to parte inte­grante del­l’im­mag­ine di Gar­done Riv­iera. Il dot­tor Mario Fer­rari, nato a Carpi nel 1876, morì a Gar­done Riv­iera nel 1970. Dopo la lau­rea a Bologna in far­ma­cia e in chim­i­ca, si spe­cial­iz­zò in botan­i­ca, trasfer­en­dosi quin­di in Ger­ma­nia dove lavorò alla Bay­er e poi a Napoli, diret­tore degli sta­bil­i­men­ti Cirio. Pri­ma di aprire far­ma­cia a Gar­done Riv­iera in piaz­za Wim­mer, nel­l’ed­i­fi­cio di fronte all’im­bar­cadero, fu anche diret­tore del lab­o­ra­to­rio di anal­isi Car­lo Erba di . Per i suoi mer­i­ti di botan­i­co venne nom­i­na­to socio ono­rario del­l’I­talia fiori­ta. Fu in stret­to rap­por­to con Gabriele d’An­nun­zio il quale, nei pri­mi anni ’20, fre­quen­tò molte volte il salot­to del­la «Far­ma­cia Inter­nazionale». Il poeta sopran­nom­inò il dot­tor Fer­rari «Phar­ma­còpo­la» e «Gar­de­nio», per la pas­sione nel colti­vare i trop­i­cali arbusti sem­pre­ver­di dal pro­fu­ma­tis­si­mo fiore bian­co che, nel suo splen­dore, non dura più di tre giorni, e sug­gerisce l’im­per­ma­nen­za del­la bellez­za. Un giorno così lo ringraz­iò: «Una gen­tilez­za silen­ziosa, per set­ti­mane e set­ti­mane, ha pos­to sopra la mia tavola irta di pen­sieri e di cruc­ci il volut­tu­oso can­dore delle più belle gar­de­nie di Lom­bar­dia. Vor­rei donarle la pag­i­na che scrissi per l’ul­ti­ma gar­de­nia pic­co­la e triste . Esanime e gial­las­tra, è ora sepol­ta ne’ Fioret­ti de’ rime­di con­tro fortuna».

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