La ricerca del limonese Domenico Fava è finita in un libro

La Grande guerra dal fronte gardesano

03/01/2001 in Avvenimenti
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
b.f.

E’ una guer­ra diver­sa quel­la che emerge dal­la let­tura del più recente libro di Domeni­co Fava, ricer­ca­tore limonese di sto­ria locale. Fava ha infat­ti pub­bli­ca­to «La Grande guer­ra sul fronte tra il Gar­da e Ledro», edi­to da «Il ». Una rac­col­ta di rac­con­ti, let­tere, tan­tis­sime fotografie e, nel­la parte finale, una sor­ta di biografia dei mil­i­tari altog­a­rde­sani e di Moli­na di Ledro, e del­la loro vita al fronte. Si trat­ta del frut­to di anni di lavoro e ricer­ca min­uziosa rovi­s­tan­do tra le carte di molti archivi, com­pre­so quel­lo di Sta­to di Bres­cia. «Ital­iani e aus­troun­gari­ci si fron­teggiano — rac­con­ta l’autore -, com­bat­tono dura­mente, piangono in giug­no i loro pri­mi mor­ti». La guer­ra seg­na i mesi, e poi gli anni. Tremo­sine vede inten­si­fi­car­si la pre­sen­za ital­iana, che si fa mas­s­ic­cia, «il coman­do del sot­toset­tore è a Pas­so Nota: centi­na­ia e centi­na­ia di sol­dati sca­v­ano trincee e rifu­gi di mon­tagna, costru­is­cono mulat­tiere e postazioni. La Regia Mari­na instal­la a Cam­pag­no­la di Mal­ce­sine e Limone due can­noni: gli aus­triaci rispon­dono, colpis­cono le case di Limone e ter­ror­iz­zano la popo­lazione». Finché, nel 1916, tra il Gar­da e Ledro arri­va «un gio­vane pia­centi­no sot­tote­nente dei bersaglieri, Giuseppe Cipel­li, stu­dente di ingeg­ne­r­ia con l’hobby del­la . Scrive ai gen­i­tori: final­mente sono a pos­to, e che pos­to. Sono in pri­ma lin­ea in un luo­go impor­tan­tis­si­mo e bel­lis­si­mo, il lago». Fava ha val­oriz­za­to al meglio le foto di Cipel­li (gra­zie anche all’aiuto di un altro esper­to ricer­ca­tore: Mau­ro Grazi­oli). E, con­tin­ua Fava, «Cipel­li diven­ta tes­ti­mone di scon­tri, incur­sioni, can­noneg­gia­men­ti, che rac­con­ta nelle sue let­tere ai gen­i­tori o al fratel­lo, al fronte». Dal set­tem­bre 1916 Cipel­li pas­sa sul monte Carone, che divide i suoi ver­san­ti tra Moli­na di Ledro e Limone. Nom­i­na­to tenente, «Cipel­li ha ai suoi ordi­ni un buon numero di uomi­ni, con ses­san­ta cav­al­li e quat­tro can­noni. Puù anco­ra dedi­car­si a scattare qualche fotografia, non soltan­to panoramiche sui laghi di Gar­da e Ledro e sulle mon­tagne cir­costan­ti, ma anche momen­ti del­la vita dei sol­dati, durante i lavori, le eserci­tazioni, i pas­satem­pi». Il lavoro di Fava affronta anche un momen­to triste per Limone e i suoi abi­tan­ti: nel 1916 si arri­va all’evacuazione del paese. «I limone­si finis­cono a Mader­no e a Gar­done, nelle ville e negli alberghi che soli­ta­mente ospi­ta­vano la ric­ca borgh­e­sia aus­tri­a­ca e tedesca; altri 150 si rifu­giano a Tremo­sine da conoscen­ti e par­en­ti». Fini­ta la guer­ra, ecco la con­ta dei dan­ni. A Limone «alcune case sono dis­trutte, le strade diss­es­tate, il por­to inag­i­bile, il muli­no man­cante di una maci­na, i deposi­ti di munizioni da rimuo­vere, molte mine anco­ra nel lago sono un peri­co­lo per la pesca, le limon­aie e l’oliveto sono abban­do­nati. E il bilan­cio comu­nale ha un deficit pau­roso». E Tremo­sine? Non sta meglio: «Ingen­ti i dan­ni al cotonifi­cio, al romi­to­rio di San Michele, al por­to, alla casa comu­nale, ma soprat­tut­to ai boschi e alle mal­ghe: soltan­to per questi ulti­mi due set­tori sono quan­tifi­cati in 144.000 lire». Con­seguen­ze gravi, purtrop­po, anche tra gli uomi­ni: «Tra i 100 sol­dati di Limone 13 sono i mor­ti; tra i 200 di Tremo­sine 35 cadono sul cam­po o muoiono per causa di guer­ra. Anche la Valle di Ledro ha i suoi mor­ti tra i sol­dati e i profughi. Una trage­dia che si aggiunge a quel­la dei bom­bar­da­men­ti dei pae­si e dei saccheggi».

Parole chiave: -