La protesta di Garda, Bardolino e Lazise dopo il no dell’Ulss 22 all’istituzione di una sede per il medio lago. Presto un documento della Conferenza dei sindaci sui bisogni del territorio

«La guardia medica è necessaria»

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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

La richi­es­ta di sin­daci, alber­ga­tori e medici di famiglia, di atti­vare una sede di guardia med­ica cen­trale al medio lago, che ser­va i cit­ta­di­ni dei comu­ni di Gar­da, e Lazise che dall’agosto 2004 per chia­mare un medico di notte o nei fine set­ti­mana devono riv­ol­ger­si alle sedi di Mal­ce­sine e Castel­n­uo­vo, è sta­ta dibat­tuta lunedì pomerig­gio dal­la con­feren­za dei sin­daci dell’Ulss 22.La ques­tione è sta­ta inseri­ta in con­feren­za dopo che, dal­la direzione gen­erale di Vil­la Spin­o­la, era arriva­ta la boc­ciatu­ra alla richi­es­ta di una nuo­va postazione di guardia med­ica. I sin­daci han­no così volu­to repli­care al «no» dei diret­tori dell’Ulss.Davide Bendinel­li, sin­da­co di Gar­da ed asses­sore provin­ciale, rac­con­ta: «Abbi­amo dibat­tuto, io ho por­ta­to le nos­tre ragioni e cioè che il servizio di cop­er­tu­ra med­ica è fon­da­men­tale per i cit­ta­di­ni, soprat­tut­to per le nos­tre zone dove d’estate oltre i res­i­den­ti ci sono anche decine di migli­a­ia di tur­isti. Abbi­amo spie­ga­to che i garde­sani non pos­sono pen­sare di chia­mare la guardia med­ica di Mal­ce­sine, per le ovvie moti­vazioni di dis­tan­za stradale e tem­pi di prestazione. Abbi­amo rice­vu­to da Pic­coli e Bez­zan una disponi­bil­ità a par­larne in futuro e a affrontare il prob­le­ma. Questo è un pun­to di parten­za, poi for­mulere­mo una pro­pos­ta e agiremo».Niente di nuo­vo: la vicen­da è allo stes­so pun­to di un anno fa, mar­zo pre­cisa­mente, quan­do era sta­ta avan­za­ta la richi­es­ta all’Ulss 22 sfo­ci­a­ta poi con una riu­nione di tut­ti i sin­daci del dis­tret­to 1, che nell’incontro con il diret­tore Gabriele Bez­zan ave­vano deciso venisse richi­es­ta alla Regione almeno l’attivazione di una sede per il peri­o­do esti­vo. Dopo un anno, il diret­tore ha rispos­to che «il servizio va bene così e non serve una nuo­va sede».Da allo­ra , pres­i­dente del­la con­feren­za dei sin­daci dell’Ulss 22, ha raac­colto le istanze dei col­leghi e ha por­ta­to il prob­le­ma all’attenzione del­la pri­ma con­feren­za in pro­gram­ma. «Dato che c’è il prob­le­ma dell’automedica in Valpo­li­cel­la, dato che c’è il prob­le­ma del pron­to soc­cor­so a Vil­lafran­ca e del­la guardia med­ica sul lago, e la con­feren­za dei sin­daci deci­sioni non ne può pren­dere per­chè sono di com­pe­ten­za del diret­tore gen­erale, abbi­amo pos­tic­i­pa­to l’approfondimento ad un incon­tro suces­si­vo per affrontare nel­lo speci­fi­co il prob­le­ma dell’emergenza per tut­ta l’Ulss 22. Cos­ti­tuire­mo dei grup­pi di lavoro di sin­daci e pre­par­ere­mo un doc­u­men­to sulle esi­gen­ze di ogni realtà ter­ri­to­ri­ale: fare­mo un piano gen­erale delle emer­gen­ze che sot­to­por­re­mo poi al diret­tore gen­erale. Bisogn­erà coor­dinare gli sforzi con le realtà di pron­to inter­ven­to esisten­ti, a com­in­cia­re dal 118».«Si trat­ta di un prog­et­to da svilup­pare», spie­ga Chin­car­i­ni, «e da spie­gare meglio ai cit­ta­di­ni ed agli oper­a­tori. L’incontro di oggi è servi­to a met­tere in chiaro che c’è un esistente che fun­ziona, ma che in par­ti­co­lare il pron­to inter­ven­to deve essere miglio­ra­to e dif­fu­so con più infor­mazione. I diri­gen­ti dell’Ulss han­no rib­a­di­to che la guardia med­ica non è nec­es­saria in base ai dati che han­no. Noi ne abbi­amo di diver­si e, poi, noi, da cit­ta­di­ni del lago, vivi­amo sul­la nos­tra pelle i prob­le­mi del­la gente e li capi­amo fino in fondo».Delegata dal sin­da­co di Bar­dolino in sede di con­feren­za, la con­sigliera Francesca Cor­di­oli: «Il diret­tore gen­erale Pic­coli ne fa una ques­tione di sol­di, per­chè dice che il servizio non viene usato e quin­di non serve. Dice che se la gente ha bisog­no, può andare al pron­to soc­cor­so. Ho chiesto però per­chè i cit­ta­di­ni che han­no dirit­to all’assistenza med­ica gra­tui­ta a casa devono riv­ol­ger­si al pron­to soc­cor­so, con i sovraf­fo­la­men­ti che si cre­ano e con la spe­sa obbli­ga­to­ria del tick­et. Il servizio sul ter­ri­to­rio rimane scop­er­to: non sem­pre le per­sone pos­sono recar­si al pron­to soc­cor­so». Con­tin­ua Cor­di­oli: «Man­ca anche l’informazione sui servizi, poichè molte per­sone non san­no neanche che esiste la guardia med­ica: per forza i dati che ha l’Ulss ripor­tano poche chia­mate, fin tan­to che un servizio fun­ziona male le per­sone non ci fan­no rifer­i­men­to e non lo sfrut­tano: piut­tosto, si chia­ma il 118 o si va diret­ta­mente al pron­to soccorso».

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