Al Vittoriale si conclude la tre giorni dedicata a questo genere

La hit parade dell’operetta

10/07/2000 in Spettacoli
Di Luca Delpozzo
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A con­clu­sione del­la pri­ma delle due sezioni che il cartel­lone esti­vo del Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera ha ded­i­ca­to all’operetta (la sec­on­da è in pro­gram­ma ad agos­to), stasera, domeni­ca, alle 21.15 la com­pag­nia diret­ta da Pip­po San­tonas­ta­so pre­sen­ta «Vari­eté d’operetta», un vero e pro­prio vari­età che alter­na le arie delle più famose comme­die musi­cali («La vedo­va alle­gra», «Cin Ci Là», «Il paese dei cam­pan­el­li», «Sog­no di un valz­er», «Scug­niz­za»…) a sto­rielle e aned­doti rac­con­tati e can­tati dal­lo stes­so San­tonas­ta­so e dagli altri del­la com­pag­nia. L’ingresso cos­ta 40.000 (34.000 i ridot­ti) per la platea numer­a­ta e 30.000 (26.000) per la gal­le­ria. Infor­mazioni allo 0365- 296519. Per i bigli­et­ti acquis­ta­ti pri­ma delle 19 del giorno del­lo spet­ta­co­lo, vige il dirit­to di pre­ven­di­ta del 10%. L’altra sera, in occa­sione del­la rap­p­re­sen­tazione del «Paese dei cam­pan­el­li», la cele­ber­ri­ma operetta di Car­lo Lom­bar­do e Vir­gilio Ran­za­to, al Teatro del Vit­to­ri­ale c’erano soltan­to 400 spet­ta­tori. Stra­no, per­ché, di soli­to, quan­do nell’anfiteatrato gar­donese va in sce­na un’operetta, qualunque essa sia, anche se poco o niente conosci­u­ta, gli spet­ta­tori accor­rono in mas­sa. L’altra sera, invece, Pip­po San­tonas­ta­so e la sua com­pag­nia han­no dovu­to accon­tentar­si di un’insolita e assai poco accogliente cor­nice: una platea a metà e una grad­i­na­ta più vuo­ta che piena. Forse è anche per questo che lo spet­ta­co­lo non è rius­ci­to a «decol­lare» come avrebbe dovu­to e mer­i­ta­to. Infat­ti, se è vero che il grup­po di San­tonas­ta­so vive soprat­tut­to del­la verve del «pic­co­lo» comi­co (ha con­fes­sato d’essere alto, pardòn, bas­so 1,62), è anche vero che i can­tan­ti del­la com­pag­nia non han­no cer­to demer­i­ta­to, almeno non più di altri loro col­leghi esi­bitisi al Vit­to­ri­ale. Tut­ti, insom­ma, chi più e chi meno, han­no fat­to ones­ta­mente la loro parte. Così come l’orchestrina diret­ta da Mas­si­mo Pausel­li e gli otto bal­leri­ni, sei ragazze e due ragazzi, ai quali, sem­mai, è da chiedere qualche sor­riso in più (suvvia, siamo all’operetta, non ad un funerale…). Nonos­tante questo, dice­va­mo, l’altra sera i… Cam­pan­el­li sono suonati, ma non come avreb­bero potu­to e dovu­to. Col risul­ta­to che il pub­bli­co s’è scalda­to di più nel fuori-pro­gram­ma che San­tonas­ta­so ha con­ces­so alla fine dell’operetta. Dopo aver ricorda­to gli appun­ta­men­ti delle ser­ate suc­ce­sive, infat­ti, e dopo aver scam­bi­a­to qualche bat­tuta con i pre­sen­ti, il comi­co è sce­so in platea invi­tan­do il pub­bli­co a cantare insieme con gli attori del­la com­pag­nia due tra le arie d’operetta più famose: «Luna, tu non sai dir­mi cos’è» e «Tu che m’hai pre­so il cuor».