La leggenda del Carpio

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Di Redazione
Alberto Rigoni - Rigù

Il Gar­da è sem­pre sta­to caro agli Dei, e gli Dei veni­vano spes­so a godere delle bellezze del lago, soprat­tut­to se queste era­no Ninfe, che vive­vano sulle sponde del Lago e pres­so le sor­gen­ti (Note le Tavine)

Nel­la mitolo­gia sono bene­fat­tri­ci e ren­dono fer­tile la natu­ra, sono mor­tali, ma di vita molto lun­ga ed amano gli Dei (ed anche gli uomi­ni).

In quei tem­pi, nelle feste si chiede­va al Dio del fuo­co qualche tiz­zone per ammaliare, appun­to, ninfe e sirene “belle come quelle di oggi” c’è da esserne cer­ti. Una nota leggen­da sin qui per­venu­ta, rac­con­ta che il Dio Sat­urno, abbia, con con­sen­so di Giove, rag­giun­to il Gar­da, ma in incog­ni­to per vivere la vita dei mor­tali.

Incon­trò una sera nel­la Sil­va Lucana, oggi Lugana, un grup­po fes­tante di per­sone attorno ad un falò e, si sia sof­fer­ma­to con quel­la com­pag­nia.

Approf­ittan­do del­la conoscen­za fat­ta e del­la buona ser­a­ta alle­gra, con bal­li di Ninfe e liba­gioni Bac­chiche, Sat­urno volle aggiun­gere altro alla sua visi­ta, e chiese al capo di quel grup­po fes­tante di essere accom­pa­g­na­to, con una imbar­cazione, sull’isola Sirmio poco dis­cos­ta dal­la Sil­va Lucana; Car­pio, il capo di quel grup­po fes­tante, ne acconsen­tì e pat­tuito un con­gruo com­pen­so prese appun­ta­men­to per il giorno seguente dopo aver pat­tuito un con­gruo com­pen­so.

A metà per­cor­so, però, Car­pio ed i suoi esosi com­pari si man­i­fes­tarono per quel­lo che era­no: ingor­di ed arro­gan­ti sino a chiedere al vian­dante Sat­urno altro denaro con minac­ce di abban­donarlo nel lago: Sat­urno, arrab­bi­atis­si­mo, cer­cò di inutil­mente di pat­teggia­re.

All’arroganza che sta­va per divenire aggres­sione, Sat­urno affer­rate alcune mon­ete d’oro dal­la sua sac­ca le lan­ciò, con forza, con­tro Car­pio ed i suoi che non rius­cirono ad agguan­tar­le e se le videro sfug­gire e pre­cip­itare nell’acqua già scu­ra del tra­mon­to.

L’esosità li ha spin­ti a tuf­far­si per rac­cogliere quel­la for­tu­na, ma il dio Sat­urno ripren­den­do i suoi regali poteri li ha con­dan­nati a rimanere nel pro­fon­do del lago a rin­cor­rere l’oro per­ché li trasfor­mò in pesci guiz­zan­ti: da Car­pio al !

Il car­pi­one è un pesce pre­li­ba­to, che vive in acque pro­fonde e salu­bri, forse in perenne ricer­ca del luc­ci­chio del sole che si rifrange sull’acqua, mag­a­ri ten­den­do a ritornare in Car­pio.

Riscon­tro stori­co

Il noto ed appas­sion­a­to scrit­tore (ed altro!) Tul­lio Fer­ro, nelle sue preziose e doc­u­men­tate ricerche rin­veni­va un doc­u­men­to impor­tante a con­fer­ma delle leggende e del­la sto­ria det­ta dal Solitro, dal Grataro­lo, nonché da stu­diosi recen­ti, ma mai emer­sa e quin­di nuo­vis­si­ma alle nos­tre atten­zioni.

Val la pena di rac­con­tar­la come lui l’ha det­ta. Il doc­u­men­to è una let­tera scrit­ta da Francesco Petrar­ca dal suo sog­giorno in Avi­gnone nel 1336 ove era alla corte papale pres­so il Car­di­nale Gio­van­ni Colon­na; ave­va per­ciò 32 anni. Era la rispos­ta ad un uman­ista di Vil­lafran­ca che ave­va rac­co­manda­to al Poeta un gio­vane conoscente del suo paese per­ché lo avesse ad accogliere ed intro­durre in quell’ambiente papale.

Nel­la let­tera, il Petrar­ca, assi­cu­ra il suo inter­ven­to e l’assistenza per facil­itare gli stu­di ed il sog­giorno, affer­ma­va, però, nel medes­i­mo scrit­to che l’ambiente avi­gnonese “face­va schi­fo” così chiara­mente espres­so, e sarebbe sta­ta meglio Verona, cit­tà bel­la e col­ta ove vici­no era un lago azzur­ro e bel­lo: il , nelle cui acque guiz­za­vano pesci dai rif­lessi dorati (i car­pi­oni appun­to), che si pasce­vano di pagli­uzze d’oro. Mer­av­iglioso riscon­tro questo oltre quel­lo delle leggende,che di questo gli stori­ci ave­vano pure scrit­to e ripor­ta­to, ma che evi­den­te­mente al Petrar­ca era­no già note, nonos­tante la sua ancor gio­vane età.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 19 April 2020 @ 19:30

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