Sono svariati i riscontri che hanno fatto seguito al primo avvistamento di un esemplare di questo felide carnivoro sui monti tra il Benaco e la vai d'Ampola.

La Lince ritorna sul Garda

Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

II ritorno del­la linee sui mon­ti del­l’al­to Gar­da bres­ciano è ormai assodato.Sono, infat­ti, svariati i riscon­tri che han­no fat­to segui­to al pri­mo avvis­ta­men­to di un esem­plare di questo felide car­niv­o­ro sui mon­ti tra il Bena­co e la vai d’Am­po­la. Era l’es­tate 1998, e quel­l’e­sem­plare di linee venne indi­vid­u­a­to sul­la dor­sale del monte Caplone, a poca dis­tan­za dal vici­no Trentino.“Potrebbe trat­tar­si pro­prio di un esem­plare prove­niente dal Trenti­no, dove la specie ha com­in­ci­a­to a ripren­dere ter­reno, migran­do qui dal­l’Est europeo, dopo l’estinzione del­la specie, avvenu­ta all’inizio del ‘900, in tut­to il ter­ri­to­rio nazionale”, spie­ga Bruna Comi­ni, fun­zionario del­l’Azien­da regionale delle Foreste del­la Lom­bar­dia.. Inizia, da quel momen­to, l’azione di mon­i­tor­ag­gio e atten­zione degli esper­ti, per tenere d’oc­chio la situ­azione e cer­care ver­i­fiche. Si otten­gono riscon­tri nel­l’in­ver­no di quel­l’an­no e ven­gono ril­e­vate orme e piste sul­la neve. La certez­za si rag­giunge negli ulti­mi mesi: nell’ autun­no scor­so viene rac­col­ta su un ter­ri­to­rio a cav­al­lo tra il bres­ciano e il Trenti­no la car­cas­sa di una mar­mot­ta appe­na pre­da­ta dal­la linee. La certez­za matu­ra attra­ver­so l’anal­isi delle modal­ità di con­sumo, tipiche del­la linee e di nes­sun altro car­niv­o­ro pre­sente nel­la zona. Infine, ulte­ri­ori reper­ti sono sta­ti rac­colti nel­l’in­ver­no appe­na concluso.Le prime avvis­aglie del­la pre­sen­za (o meglio: del ritorno) del car­niv­o­ro era­no state accer­tate meno di due anni or sono tra mal­ga Lori­na e la vai di Cam­po, nel tremosi­nese. I residui rac­colti (escre­men­ti e peli) sono sta­ti esam­i­nati da un esper­to — Ste­fano Mayr, con­sulente dell’ Azien­da delle Foreste del­la Lom­bar­dia — e sot­to­posti ad anal­isi pres­so i labo-ratori del Cen­tro di ecolo­gia alpina di Tren­to, che ha for­ni­to la pri­ma conferma.Dopodiché, con­sideran­do la con­sis­ten­za e il numero delle indi­cazioni rac­colte, che attes­ta­vano la fre­quen­tazione abit­uale del­la zona da parte di un esem­plare di linee, sono sta­ti infor­mati i Servizi fau­nis­ti­ci di Bros­cia e di Tren­to, oltre all’Is­ti­tu­to nazionale del­la Fau­na sel­vat­i­ca di Bologna. Si è poi pros­e­gui­to nel­la ricer­ca dì ulte­ri­ori informazioni.Stefano Mayr sot­to­lin­ea due aspet­ti impor­tan­ti sul ritorno del­la linee nel ter­ri­to­rio altog­a­rde­sa no: bio­logi­co ma anche sim­bol­i­co. Al ritorno del­la linee van­no, infat­ti, acco­sta­ti quel­lo del­l’aquila reale, del­bian­cone, del fal­co pel­le­gri­no, del gufo reale: sig­nifi­ca che la pre­sen­za di queste specie può essere sostenu­ta dal ter­ri­to­rio e dal­la cate­na ali­menta­re pre­sente, “nonos­tante la gen­erale con­sid­er­azione del­la povertà fau­nis­ti­ca del­la mon­tagna bresciana”.Secondo Mayr “il ritorno del­la linee rap­p­re­sen­ta anche una sfi­da impor­tante per la con­ser­vazione del­la natu­ra in Lom­bar­dia” vis­to che, se il numero degli ungu­lati sel­vati­ci non fos­se aumen­ta­to, il felide non sarebbe tor­na­to spon­tanea­mente. “Non sem­bra un caso che l’area attual­mente com­pre­sa ali’ inte­mo dei pun­ti di seg­nalazione del­la linee coin­ci­da con il set­tore fau­nis­ti­ca­mente più ric­co di tut­to il comprensorio”.