La lugana, il Lugana, la sua storia

04/04/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Frastagli­a­ta da riv­o­li d’ac­qua, da palu­di, da can­neti e da laghet­ti, sulle rive dei quali si abbev­er­a­vano grossi cinghiali, vaga­vano cervi, capri­oli, dai­ni e stam­bec­chi e volteggia­vano stor­mi d’uc­cel­li d’og­ni specie “: così venne in pas­sato descrit­ta “la Lugana”, zona nel­l’en­troter­ra merid­ionale del da Desen­zano (BS) e Peschiera (VR), da Poz­zolen­go (BS) a Lona­to (BS). Il nome ha orig­ine da Lucaria, Lucanus, defor­mazione di “lucus”, bosco. Infat­ti fino al sec­o­lo XIII la zona fu una grande sel­va, che ter­mi­na­va nel­la parte set­ten­tri­onale, ver­so il lago, con un immen­so can­neto. Altri sono propen­si a credere che l’agget­ti­vo si riferisca a “lacus lucanus” lago del bosco, oppure “lacu­na”, lagu­na. In un doc­u­men­to del 771 il luo­go venne indi­ca­to come “licana”. Nodo strate­gi­co nat­u­rale, tra Lom­bar­dia e Vene­to (Venezia), per­cor­so da una grande arte­ria romana vici­no a quel­la che dis­cende dalle Alpi, ha accolto sul suo suo­lo scon­tri e battaglie. Nel 249 Decio scon­fisse il rivale Fil­ip­po. Nel 268 Clau­dio scon­fisse i Goti. Nel 312 si vuole che Costan­ti­no abbia scon­fit­to Massen­zio dopo la visione del­la croce ed il mot­to “in hoc sig­no vinces”. Nel 400 la sel­va fu per­cor­sa da Alari­co e nel 461 vi passò Atti­la con gli Unni, che la tradizione vuole pro­prio qui scon­fit­to da Leone I. In ques­ta zona restano mil­lenar­ie ed incan­cella­bili impronte del­la bonifi­ca agraria com­pi­u­ta dal monach­es­i­mo nel Medio Evo a San Benedet­to di Lugana, San Vig­ilie di Lugana, San Mar­ti­no di Lugana e Sirmione. Questi luoghi rap­p­re­sen­tano il cuore del­l’at­tuale zona di pro­duzione. Semi di vite furono ritrovati nel­la zona palafit­ti­ca che lam­bi­va ques­ta parte merid­ionale del lago, anche se ciò non ci per­me­tte di pen­sare ad una vera e pro­pria attiv­ità eno­log­i­ca. Attiv­ità che appare fra il VII ed il V sec­o­lo a. C., quan­do gli Etr­uschi, esten­den­do il loro dominio sino alla valle del Po’, por­tarono l’u­so del . I Lati­ni (Vir­gilio, Sve­to­nio, Stra­bone, Plinio) ci han­no las­ci­a­to molte notizie sul vino reti­co prodot­to sulle prime pen­di­ci dei Rezi, fra Como e Verona, com­pre­sa quin­di la Lugana. Dif­fi­cile però affer­mare che si trat­ta­va del­lo stes­so vino prodot­to in ques­ta zona. Inter­es­sante l’episo­dio nar­ra­to dal Quintarel­li, a propos­i­to di un banchet­to offer­to dal padre del­lo scapes­tra­to Cat­ul­lo al divi­no Cesare, per far­si per­donare cer­ti epi­gram­mi scrit­ti dal figlio poeta con­tro il dit­ta­tore. Cesare infat­ti con­servò un otti­mo ricor­do del vino Reti­co bevu­to, tan­to da far­gli acquisire nel­l’an­ti­chità la qual­i­fi­ca di “Panacea del Gar­da”. Cat­ul­lo possede­va terre sul Gar­da ed ancor oggi si può vis­itare la sua stu­pen­da vil­la in Sirmione conosci­u­ta come “Le ”. Nel XVI sec­o­lo l’a­gronomo Agosti­no Gal­lo fece il pri­mo speci­fi­co rifer­i­men­to alle “uve Tre­bu­lane” del­la Lugana che sono da con­sid­er­are le prog­en­i­tri­ci del mod­er­no vit­ig­no Treb­biano. Con il pas­sare dei sec­oli vi furono sostanziali cam­bi­a­men­ti del clone di tale vit­ig­no. Pro­va ne sia infat­ti che solo in tale zona argilloso-cal­carea l’u­va Treb­biana rag­giunge una par­ti­co­lare mat­u­razione. Ciò con­ferisce al vino ottenu­to insospet­ta­bili doti di grande qual­ità e tipic­ità. Andrea Bac­ci, medico di Sis­to V e pro­fes­sore di botan­i­ca a Roma dal 1567 al 1600, nel­la sua opera “De Nat­u­rali Vino­rum His­to­ria” diede notizia dei vini del Gar­da. Scrisse in par­ti­co­lare che tra “Desen­zano e Peschiera si pro­duce­vano squisi­ti vini tre­bu­lani”. Lo stori­co – leggen­da vivente – Lui­gi Veronel­li definisce il Lugana “Bevi il tuo Lugana, gio­vane, gio­vanis­si­mo e godrai del­la sua fres­chez­za. Bevilo di due o tre anni e ne godrai la sua com­pletez­za. Bevilo decenne, sarai stu­pe­fat­to dal­la com­pos­ta autorevolezza”.

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