Una piccola strada, uscendo da Lonato, porta alla "Madona del Cuchì"...

La Madonna del cochino

30/10/2013 in Cultura
Di Redazione

Uscen­do da Lona­to da cor­so Garibal­di in direzione Bres­cia, sul­la sin­is­tra, pri­ma del­la stra­da asfal­ta­ta che scende a bas­so e il dis­trib­u­tore Agip, vi è una pic­co­la stradet­ta che por­ta alla Madon­na del Cochi­no.

In pas­sato, ver­so la fine degli anni 1970 o inizio 1980, il pos­to era qua­si abban­do­na­to. L’affresco con la Madon­ni­na era fir­ma­to e data­to dal restau­ra­tore Ugoli­ni For­tu­na­to e ave­va a pro­tezione una sem­plice pen­sili­na. Vi era­no con­ser­vate tre tav­o­lette “PGR” (per grazia rice­vu­ta), una delle quali con la data 1862. Vi era poi la ripro­duzione in leg­no di una mano.

Oggi il sito è del tut­to cam­bi­a­to. Col pas­sare degli anni, a pro­tezione dell’affresco, è sta­to costru­ito un pic­co­lo vano cop­er­to. Le pareti sono tin­teggiate in bian­co. Il pavi­men­to è in grazioso cot­to.

A pro­tezione del dip­in­to è sta­ta pos­ta una leg­gera can­cel­la­ta. Sul lato a fronte vi è una con­fortev­ole panchet­ta per la sos­ta dei vis­i­ta­tori.

Ai pie­di del­la Madon­na sono posti alcu­ni ceri votivi: Una lam­pa­da a luce elet­tri­ca pos­ta all’ingresso è sem­pre acce­sa. E’ sta­ta por­ta­ta l’acqua pota­bile che sgor­ga da un pic­co­la fontanel­la ester­na.

Mi dicono che, ai lavori di costruzione di ques­ta pic­co­la oasi di pace, abbia molto con­tribuito il vici­no “Prog­et­to Arte sns” di Casari – Mon­ti­ni – Scalvi­ni e vi abbia  molto lavo­ra­to il mura­tore Lacu Luciano.

L’affresco, oggi molto bel­lo, è sta­to par­ti­co­lar­mente rimes­so a nuo­vo da Susi Mon­ti­ni che, tut­tavia, ha con­ser­va­ta intat­ta, anche se restau­ra­ta, l’antica immag­ine del­la Madon­ni­na che por­ta in bas­so la scrit­ta: “Ad Maiorem Dei Glo­ri­am”.

Un grup­po di per­sone si riu­nisce per recitare il San­to Rosario tutte le sere il mese di mag­gio e, una vol­ta alla set­ti­mana, nei mesi suc­ces­sivi.

Jacopo Attilio Cenedel­la, nel libroXV delle “Mem­o­rie storiche lonate­si”, rac­con­ta che nel 1828, alla pro­fon­dità di cir­ca un metro, ven­nero alla luce due scheletri umani “col cranio tut­to tra­pas­sato qua­si in min­uz­zoli, in occa­sione dei lavori di sca­vo ese­gui­ti nel giug­no di quell’anno per portare il liv­el­lo del ter­reno del­la pic­co­la stra­da a quel­lo che con­giunge la statale nuo­va che attra­ver­sa Lona­to [oggi cor­so Garibal­di] , inau­gu­ra­ta l’anno pri­ma, con il trat­to che por­ta alla Madon­na del Cochi­no”.

Si fecero, rac­con­ta il Cenedel­la, “mille sup­po­sizioni” sul­la prob­a­bile iden­ti­fi­cazione e datazione dei resti umani rin­venu­ti. Egli tro­vò attendibile ipote­si nell’attribuirli a due sol­dati france­si, forse con­dan­nati a morte per le loro rib­alderie all’epoca del­la guer­ra  che Lodovi­co XII ed i suoi alleati com­bat­terono con­tro la Repub­bli­ca Vene­ta nel 1509–1516.

Re Lodovi­co XII sog­giornò a Lona­to per 16 giorni nel giug­no del 1509, in con­tra­da Cor­lo, nelle casa che face­va ango­lo fra la por­ta del Cor­lo e la stra­da che allo­ra con­duce­va a via Regia Anti­ca.

Argo­men­tan­do che non pote­vano essere france­si del­la guer­ra del 1710, quan­do l’esercito del Principe Euge­nio di Savoia si accam­pò intorno a Lona­to, sen­za entrarvi, si fece con­vin­to che gli scheletri non pote­vano che risalire al 1509 quan­do invece re Lodovi­co XII entrò e sog­giornò in paese.

L’anno suc­ces­si­vo, il 1510, accad­dero poi in Lona­to gravi scon­tri fra mil­i­tari france­si , acquartierati in paese, e la popo­lazione lonatese.

Sec­on­do una tradizione anco­ra viva due sec­oli fa, il Cenedel­la ricor­da che una domeni­ca di luglio, dopo le sacre fun­zioni, alcu­ni mil­i­tari france­si insul­tarono una ragaz­za  che si trova­va in com­pag­nia di coetanei, men­tre tor­na­vano alle loro abitazioni.

I gio­van­ot­ti lonate­si, pren­den­do le difese  del­la loro ami­ca, si azzuf­farono con i sol­dati. Lo scon­tro degen­erò poi in un vero con­flit­to con coltel­li ed armi. La popo­lazione appog­giò i gio­vani get­tan­do con­tro i rivali, pri­ma sas­sate, e poi “alcune archibu­giate”.

L’episodio finì con l’incendio di tutte le case del Cor­lo, con mor­ti e fer­i­ti sia fra i lonate­si che i france­si.

Ricor­dan­do questi fat­ti il Cenedel­la  non ebbe dub­bi sul fat­to che a quel tem­po, dopo gli scon­tri che las­cia­rono per molto tem­po vivis­si­ma emozione negli anni, un igno­to dip­inse sulle mura del paese “una bel­la immag­ine di Maria San­tis­si­ma con vari San­ti” alla quale si diede il nome di Madon­na dei Cochi­no.

Ques­ta sin­go­lare orig­ine del­la denom­i­nazione avan­za­ta dal Cenedel­la tro­va ora un fon­da­men­to nel grande dizionario del­la lin­gua ital­iana dell’Utet, alla voce “cochi­no”, dove si legge:”antiquato france­sis­mo, sinon­i­mo di farabut­to, canaglia”. Ven­gono citati testi del Puc­ci e di Arios­to.

Questo pic­co­lo ango­lo di Lona­to entra­to nel­la tradizione lonatese da tan­to tem­po e così amorevol­mente cura­to da volon­tari, non può essere rimosso dal­la memo­ria stor­i­ca locale.

Lino Luc­chi­ni