La Madonna di Fraole e Gabriele d’Annunzio

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Di Redazione
Gualtiero Comini

Durante una passeg­gia­ta (pri­ma del­lo scop­pio del­la pan­demia da Covid 19) nel­la cit­tà gia­rdi­no di Gar­done Riv­iera (così la definì il Vate del Vit­to­ri­ale) mi sono imbat­tuto in un ango­lo sug­ges­ti­vo che non conosce­vo. Voglio ren­dere nota ai miei gen­tili let­tori la mia scop­er­ta.

Per arric­chire la mia escur­sione ho scat­ta­to alcune foto che qui pro­pon­go e sono anda­to dal parro­co di Gar­done, don Ange­lo, che mi ha for­ni­to inter­es­san­ti notizie del sito e del­la sua sto­ria, e che sono da attribuire ai coni­u­gi Sco­lari.

Imboc­ca­ta la stra­da che dal Cas­inò con­duce al Vit­to­ri­ale mi sono inoltra­to nel per­cor­so che scorre sot­to il Museo del Divi­no Infante e mi sono imbat­tuto in una tar­ga tur­is­ti­ca che indi­ca la Val­let­ta di Fraole. Vi ho let­to che “il par­co si orig­i­na nel pri­mo ven­ten­nio del XX sec­o­lo quan­do cos­ti­tu­i­va una delle com­po­nen­ti del Vit­to­ri­ale e di cui oggi rap­p­re­sen­ta un pro­l­unga­men­to. Le acque che dan­no vita alla fontana lì col­lo­ca­ta sono il risul­ta­to del­la fusione dei rus­cel­li che all’in­ter­no del Vit­to­ri­ale sol­cano la val­let­ta del­l’ac­qua paz­za e del­l’ac­qua savia e dan­no orig­ine al laghet­to delle danze.

Nel par­co del­la Val­let­ta trovano spazio prati spec­chi di acqua ed un rus­cel­lo accom­pa­g­nati da per­cor­si pedonali con una veg­e­tazione che cresce qua­si spon­tanea e che alli­eta il bel luo­go.

Pros­eguen­do nel mio itin­er­ario mi sono imbat­tuto nel maestoso Por­tale Rivano che dà acces­so alla val­let­ta del­l’ac­qua paz­za.

Ho capi­to di esser­mi immer­so nel­l’at­mos­fera roman­ti­ca che il d’An­nun­zio ave­va dato a quel­l’an­go­lo sug­ges­ti­vo di par­co ma non sape­vo che la sua pre­sen­za si sarebbe man­i­fes­ta­ta, come dirò, anche più avan­ti.

Andan­do oltre ho scor­to la mole di un tem­pi­et­to che ho scop­er­to essere quel­lo del­la Madon­na di Fraole. All’in­ter­no è rac­chiusa la copia di una immag­ine del­la Vergine Maria di cui nar­rerò la sto­ria.

I gar­done­si la ven­er­a­vano, ma la ven­er­a­no tut­to­ra, molto, e in occa­sione delle cel­e­brazioni cinquen­nali, vi accede­vano con una solenne pro­ces­sione che vede­va la numerosa pre­sen­za di tan­tis­si­mi devoti non solo gar­done­si, ma anche ospi­ti del­la local­ità tur­is­ti­ca.

La tradizione rac­con­ta che l’im­mag­ine sacra venne dip­in­ta su un sas­so da un chieri­co nel 1540 che raf­fig­urò l’ap­parizione mar­i­ana di cui sarebbe sta­to pro­tag­o­nista. Il sas­so era col­lo­ca­to in un cam­po ric­co di ulivi e per questo denom­i­na­to fraole (ter­mine dialet­tale per indi­care la pianta del­l’uli­vo). E da qui l’in­ti­to­lazione del­la Vergine quale Madon­na di Fraole.

All’in­ter­no del­la par­roc­chiale di Gar­done sopra, ded­i­ca­ta a San Nicolò, nel pri­mo altare di sin­is­tra, a mò di pala, è col­lo­ca­ta una preziosa soasa in las­tra di rame e dec­o­razioni in argen­to che fa da con­torno alla bel­la e ven­er­a­ta immag­ine del­la Vergine di Fraole con il Bam­bi­no Gesù. Questo man­u­fat­to è opera del­l’ar­ti­giana­to bres­ciano di qual­ità ded­i­to alla lavo­razione del­l’ar­gen­to.

L’im­mag­ine è col­lo­ca­ta su una pietra. È quel dip­in­to del 1540 di cui ho fat­to cen­no pri­ma. La sacra immag­ine, subito ven­er­a­ta e fonte di tante gra­zie, per volon­tà dei gar­done­si, e sot­to l’im­pul­so del Padre Cristo­foro, guardiano dei Cap­puc­ci­ni di Bar­bara­no, fu trasferi­ta dal­l’o­rig­i­nario sito di fraole, con il con­sen­so del Vesco­vo di Bres­cia mons. Mari­no Gior­gi e del Ret­tore don Basilio Amis­tani, nel­la chiesa par­roc­chiale il 2 luglio 1673 e col­lo­ca­ta in una cap­pel­la del­l’an­ti­ca chiesa.

Una tav­o­let­ta col­lo­ca­ta ai lati del­l’altare così recita: “I gar­done­si il 2 luglio 1673 devota­mente trasferirono in ques­ta cap­pel­la costru­i­ta con le ele­mo­sine dei devoti ques­ta immag­ine del­la B.V dip­in­ta sopra pietra nel cam­po di Fraole, insigne per numerosi mira­coli.”

Quan­do fu edi­fi­ca­ta la nuo­va chiesa, in sos­ti­tuzione del­la prece­dente, si costruì anche l’altare del­la Madon­na di Fraole e lì fu col­lo­ca­ta, come accen­na­to più sopra, la sacra immag­ine.

La Madon­na di Fraole è ven­er­a­ta in molte local­ità garde­sane: il popo­lo di Mader­no arriva­va fin qui in pro­ces­sione durante le rogazioni, e quel­lo di Monte Mader­no ricorse a ques­ta Madon­na per implo­rare la piog­gia che infat­ti arrivò abbon­dante quel­l’an­no.

Ritor­nan­do al tem­pi­et­to del­la Madon­na in local­ità Fraole esso, ubi­ca­to a pochi metri dal Vit­to­ri­ale, fu edi­fi­ca­to nel 1945 su un ter­reno di pro­pri­età del­la azien­da autono­ma di sog­giorno poi regala­to al comune.

L’edi­co­la mon­u­men­tale fu real­iz­za­ta su un prog­et­to del­l’ar­chitet­to dan­nun­ziano Maroni sul­la base di un voto for­mu­la­to nel 1940 quan­do la comu­nità gar­donese ave­va implorato la pro­tezione del­la Madon­na dai peri­coli del­la guer­ra. L’epi­grafe col­lo­ca­ta ai pie­di del­l’altare così recita: “I cit­ta­di­ni con­sacrarono questo nuo­vo sacel­lo ded­i­ca­to alla Vergine.”

Nel­la san­tel­la, che è dec­o­ra­ta da angeli real­iz­za­ti a graf­fi­to, è pos­ta un’im­mag­ine che ripro­duce fedel­mente il dip­in­to orig­i­nario.

Tra i devoti del­la Madon­na di Fraole, oltre ai popolani che risiedono sulle sponde occi­den­tali del Gar­da figu­ra anche un per­son­ag­gio famoso: il Vate del Vit­to­ri­ale Gabriele d’An­nun­zio. Ques­ta devozione, che pochi avreb­bero attribuito al per­son­ag­gio, fu propizia­ta dal­l’am­i­cizia che lega­va il poeta al par­ro­co di Gar­done, mons. Gio­van­ni Fava, ami­cizia che si rin­saldò negli ulti­mi anni del­la sua res­i­den­za al Vit­to­ri­ale pri­ma del­la sua scom­parsa. Pro­prio per questo il suo funerale fu cel­e­bra­to nel­la par­roc­chiale di San Nicolò.

C’è una duplice tes­ti­mo­ni­an­za che con­fer­ma la devozione del d’An­nun­zio alla Madon­na sua vic­i­na di casa.

L’ar­chitet­to del poeta, Gian Car­lo Maroni, mem­o­re del­la devozione del Vate, si sen­tì impeg­na­to, come rifer­i­to più sopra, a porre mano alla prog­et­tazione del tem­pi­et­to che infat­ti si pre­sen­ta di otti­ma fat­tura. La san­tel­la si dif­feren­zia per mole e per architet­tura dalle tante che abbel­lis­cono le nos­tre con­trade a ripro­va di una dif­fusa devozione mar­i­ana del popo­lo.

La sec­on­da tes­ti­mo­ni­an­za è dovu­ta al fat­to che viene con­ser­va­ta una preziosa tovaglia per l’altare del­la Madon­na real­iz­za­ta tut­ta in coral­lo rosso e che fu dona­ta dal­la principes­sa Maria di Gallese, moglie di Gabriele d’An­nun­zio.

Per con­clud­ere non è noto a molti che la Madon­na di Fraole viene ven­er­a­ta anche al di fuori dei con­fi­ni ital­iani, vis­to che dal­l’Aus­tria, dal­la Gal­izia e dal­la Polo­nia sono venu­ti pel­le­gri­ni a vener­are ques­ta Madon­na.

Ave­vo let­to molto sul­la vita di d’An­nun­zio ma non ave­vo mai trova­to trac­cia del legame tra lui e la Madon­na di Fraole.

Sol­lecito col­oro che avran­no let­to il mio pez­zo a recar­si a trovare il sito qui descrit­to che si col­lo­ca in un’oasi di verde che richia­ma alla rif­les­sione. Vis­i­tan­do la par­roc­chiale, in fian­co all’altare del­la Madon­na, tro­ver­an­no inoltre trac­cia del rac­con­to di ques­ta sacra immag­ine che qui ho rias­sun­to.

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