Scenari inquietanti dal convegno che si è svolto al Castello. Il magistrato Pavone: «Il silenzio è il suo alleato»

«La mafia mira al lago e ha già le sue basi»

19/12/2010 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Gerardo Musuraca

Anto­nio Nica­so «Non è allarme mafia ma qua­si. Sia in Vene­to che sul lago di Gar­da». Con poche e lap­i­darie parole il pro­fes­sor Enzo Guidot­to, pres­i­dente del­l’Osser­va­to­rio sul­la mafia in Vene­to, ha stupi­to tut­ti e ha rispos­to alla doman­da «Mafia nel Vene­to: ris­chio o realtà?», che face­va da tito­lo al con­veg­no orga­niz­za­to al Castel­lo scaligero dal­l’am­min­is­trazione di Tor­ri. Accan­to a Guidot­to c’er­a­no il gior­nal­ista ed esper­to di mafia, Anto­nio Nica­so, e il sos­ti­tu­to procu­ra­tore del­la Repub­bli­ca di Venezia, Francesco Save­rio Pavone. Dopo i salu­ti del sin­da­co, , Guidot­to ha inizia­to a elen­care una lun­ga serie di arresti, atti giudiziari, fat­ti e per­son­ag­gi che nel cor­so degli ulti­mi decen­ni han­no commes­so attiv­ità ille­cite, vis­su­to, ma anche «infil­tra­to e col­o­niz­za­to il ter­ri­to­rio vene­to e scaligero». Il pres­i­dente del­l’Osser­va­to­rio sul­la mafia ne ha avute per tut­ti: «Cito fat­ti e cir­costanze», ha spie­ga­to, «per­chè ciò bisogna fare per cer­care di con­vin­cere la soci­età civile a guardare a capire i gran­di rischi che anche nel Veronese e sul Gar­da cor­rete». «Un mag­nate rus­so», ha det­to Guidot­to, «ha fat­to inves­ti­men­ti tra Desen­zano e Sirmione, ha acquis­ta­to ville, coin­volto ex agen­ti del Kgb, spal­leg­gia­to da ‘ndranghetisti cal­abre­si». Poi le bor­date con­tro alcu­ni «ammin­is­tra­tori locali» che han­no cer­ca­to di sminuire por­ta­ta e impor­tan­za di arresti fat­ti dal­la mag­i­s­tratu­ra nei con­fron­ti di espo­nen­ti del clan camor­ris­ti­co Lic­cia­r­di, liq­uidan­doli come casi iso­lati». «Non si può dire», ha attac­ca­to, «che riguardi­no poche per­sone per­chè il fenom­e­no è ben rad­i­ca­to e lo dimostra­no il rici­clag­gio di denaro sporco e le attiv­ità crim­i­nali col­le­gate, ad esem­pio, al tes­sile che a Castel­n­uo­vo, a det­ta del­lo scrit­tore Rober­to Saviano in Gomor­ra ma, soprat­tut­to, del giu­dice Lau­dati, han­no avu­to inter­es­si se non epi­cen­tro».  Guidot­to ha anche elen­ca­to una venti­na di Comu­ni verone­si in cui «dimora­no, sono sta­ti arresta­ti o ci sono sta­ti atti giudiziari rel­a­tivi a famiglie di mafiosi». Il mag­is­tra­to Pavone, che tra le pro­prie inchi­este van­ta anche quel­la che ha sgom­i­na­to la cosid­det­ta «mafia del Brenta», ha rin­car­a­to la dose. «Gli ammin­is­tra­tori locali», ha det­to il giu­dice, «devono capire che gli investi­tori mafiosi rici­clano il denaro in pae­si tran­quil­li come i vostri, dov’è facile mime­tiz­zarsi. L’er­rore più grande è tacere ques­ta realtà, specie se cen­tro tur­is­ti­co, per non dare l’im­pres­sione che il pro­prio ter­ri­to­rio sia infil­tra­to dal­la mafia».  Anco­ra: «Al nord c’è omertà», ha det­to, «e, da pub­bli­co min­is­tero, non ho mai rice­vu­to seg­nalazioni di banche su movi­men­ti di denaro sospet­ti. La gente non col­lab­o­ra».  L’in­vi­to finale è riv­olto a tut­ti: «Med­i­tate per­chè, con il silen­zio, si svilup­pa il radica­men­to del­la mafia anche sul Gar­da e nel Veronese».

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