Ispettore capo alla Scuola per agenti. «Nel deserto ho provato sensazioni indimenticabili»

La maratona del Sahara esalta il poliziotto volante

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Di Luca Delpozzo
Peschiera del Garda

Pier­lui­gi Giaz­zon, nato a Bel­luno ma ormai veronese a tut­ti gli effet­ti (è ispet­tore capo del­la e in servizio alla Scuo­la allievi agen­ti di Peschiera) ha parte­ci­pa­to con otti­mo risul­ta­to, alla mara­tona «Cen­to chilometri del Sahara a tappe», che si è svol­ta in Tunisia. Il «poliziot­to volante», già noto a liv­el­lo ago­nis­ti­co sul ed in giro per l’I­talia in quan­to bril­lante inter­prete del tri­atl­hon, ha per­cor­so com­p­lessi­va­mente 119 chilometri, sud­di­visi in cinque frazioni, all’in­ter­no delle quali era pre­vista una pro­va spe­ciale not­tur­na di 10 chilometri. La com­pe­tizione com­pren­de­va una tap­pa di 24 chilometri (la più breve del per­cor­so) ed una (la più lun­ga) di 35. Han­no parte­ci­pa­to alla mara­tona 61 atleti, in rap­p­re­sen­tan­za di varie nazioni e vinci­tore è sta­to l’i­tal­iano, Mar­cel­lo Ginani, che ha imp­ie­ga­to un tem­po di oltre 9 ore per venire a capo di un per­cor­so assai duro. Alla fine del­la gara, Giaz­zon (por­ta­col­ori del Detour di Peschiera) sarà trentac­inques­i­mo, in 12 ore e 17 minu­ti. Ma quel­lo che con­ta è che il poliziot­to di Peschiera potrà rac­con­tare a tut­ti di un’es­pe­rien­za moz­zafi­a­to, di uno sce­nario da favola, di una dis­te­sa infini­ta, di una prat­i­ca ago­nis­ti­ca che l’ha vis­to da solo difend­ere i col­ori di Verona. «Lo scopo di ques­ta mia espe­rien­za», ammette Giaz­zon «è sta­to quel­lo di gareg­gia­re con me stes­so: di vedere che risul­ta­to sarei rius­ci­to a ottenere in un’al­ter­nan­za di umori (dal pianto, al sor­riso, alla gioia sfre­na­ta, alla soli­tu­dine), det­tati da questo con­fron­to con il deser­to. Impara­n­do a capire il grande Erg occi­den­tale, a dormire in un sac­co a pelo ripara­to all’in­ter­no di tende berbere (dove la tem­per­atu­ra sali­va rap­i­da­mente dai sette gra­di del­la notte ai 44 del giorno), ad apprez­zare l’om­bra delle palme all’Oasi di Ksar Ghi­lane, che ha regala­to a noi atleti la sod­dis­fazione di un bag­no ris­tora­tore nelle acque ter­mali di un laghet­to con tem­per­atu­ra a 37 gra­di». «Tut­to questo» con­clude il poliziot­to «è la grande mara­tona tunisi­na, che vor­rò riper­cor­rere in altra occa­sione. Per cer­care quel piaz­za­men­to ago­nis­ti­co che l’amore per il deser­to mi farà pri­ma o poi coronare».

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