Regata pazza sempre più affollata

La megabarca di carta naufraga ma vince tra armadi e lavandini

17/08/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Di tut­to, di più. Pron­ti a stupire ma soprat­tut­to a diver­tir­si alla Rega­ta Paz­za appun­ta­men­to fis­so fer­ragostano per l’al­to lago. La man­i­fes­tazione giun­ta alla set­ti­ma edi­zione ha seg­na­to i record d’im­bar­cazioni non nau­tiche iscritte in quel­la che a ragione è diven­ta­to un even­to da seg­nare sul cal­en­dario. I parte­ci­pan­ti, tut­ti pazzi ver­rebbe da dire in onore alle rega­ta, sono in realtà per­sone che conoscono a mena­di­to il Gar­da la sua bellez­za e le sue insi­die. Bam­bi­ni, gio­vani e meno gio­vani che sul­la scor­ta del­l’es­pe­rien­za mat­u­ra­ta in gare vere sulle onde del lago riescono a varare barche qua­si sem­pre inaf­fond­abili nonos­tante gli assem­blag­gi più dis­perati. Nul­la di più sicuro e gal­leg­giante ad esem­pio del­l’ar­ma­dio a due ante del­la non­na trasfor­ma­to in mez­zo nau­ti­co gra­zie a due camere d’arie imbra­gate sul dor­so. Den­tro sedu­ta sul­la cas­set­tiera in sot­toveste bian­ca con tan­to di mutan­doni sec­o­lari una poco affid­abile non­ni­na, alias Fran­co Pasquali­ni di Sona, più atten­ta a sten­dere i pan­ni che a direzionare la vela. Il risul­ta­to la col­li­sione dap­pri­ma con una imbar­cazione anco­ra­ta a bor­do del cam­po di rega­ta e poi l’im­pat­to dolce con­tro la gigante boa gial­la a poche decine di metri dal cen­tro Nau­ti­co Acquafres­ca. E pen­sare che per dare mag­giore sta­bil­ità al mez­zo l’ar­ma­tore Ivan Baz­er­la di Bren­zone ave­va deciso, con saggez­za vis­to la sua staz­za, di non entrare nel­l’ar­ma­dio gal­leg­giante recu­per­a­to giorni fa dal­la dis­car­i­ca di Mal­ce­sine, luo­go dove è ora des­ti­na­to a tornare. Una gara, va det­to, tut­t’al­tro che rego­lare, e questo si sa fa parte del­la gen­e­si del­la stes­sa man­i­fes­tazione, con le barche in acqua par­tite in tem­pi diver­si con­sid­er­a­ta l’im­pos­si­bil­ità di allineare con­tem­po­ranea­mente arma­di, sedie, pal­loni, girelli, lavan­di­ni, seg­gi­oloni e addirit­tura una mega bar­ca di car­ta, otto metri di lunghez­za. Tut­ti natan­ti che gra­zie all’u­ti­liz­zo di camere d’aria, canne di bam­bù, bot­tiglie, poli­s­tiro­lo assem­bla­to con tiran­ti e nas­tro ade­si­vo han­no dato sta­bil­ità ai mezzi ques­ta vol­ta alle prese anche con le incur­sioni del­la «bar­cas­con­tri». Un gio­co di squadra che ha vis­to Mat­teo Sep­pi e Andrea Mat­tei di Mal­ce­sine, insieme a Jacopo Negri di Riva, rimanere sedu­ti con tan­to di cas­co in tes­ta all’in­ter­no di tre dis­tinte camere d’aria di trat­tore. E men­tre Sep­pi cer­ca­va di tagliare il tra­guar­do i suoi due com­pag­ni ave­vano il com­pi­to di tam­ponare i natan­ti avver­sari. Tat­ti­ca com­ple­ta­mente fal­li­ta sia per l’al­to numero dei parte­ci­pan­ti che per la veloc­ità di nove ragazzi di Pes­cant­i­na, pron­ti a spin­gere a nuo­to le loro tav­ole col­orate unite con del­lo spa­go. Giuria che ha poi asseg­na­to la pal­ma di Nar­ciso alla Pra­vana Jizni, la bar­ca di car­ta degli «Ami­ci per la vita» costru­i­ta da Anto­nio e Michele Tog­no­li di Verona. Padre e figlio han­no lavo­ra­to giorni per assem­blare un mez­zo qua­si subito naufra­ga­to. Il pre­mio Leonar­do da Vin­ci è anda­to invece agli ingeg­nosi Arno e Mina Pern­thaler, due bam­bi­ni altotesi­ni a bor­do del­la Be-free cos­ti­tui­ta da bot­tiglie vuote, nylon da pac­chi e canne di bam­bù. Pre­mio spe­ciale per i due più pic­coli con­cor­ren­ti: Mar­ti­na Tedeschi, 5 anni, a bor­do del «Lavandi­no jet» e del fratel­lo Mat­teo, otto anni, sul Reef: una sdraio tenu­ta a gal­la da bot­tiglie di plastica.