IL COMMISSARIO BUSCEMI

«La mia vigilia di Natale nei paesi colpiti dal sisma»

Di Luca Delpozzo
s.za.

Una cinquan­ti­na le per­sone impeg­nate ogni giorno. All’opera i grup­pi delle ambu­lanze e del­la Volon­tari dell’Arma, diario dal­la pri­ma lin­ea L’Associazione nazionale ha aiu­ta­to e con­for­t­a­to le famiglie costrette a las­cia­re le loro case Non era trascor­sa nem­meno un’o­ra dal ter­re­mo­to del 24 novem­bre che i volon­tari dell’Associazione nazionale cara­binieri si aggi­ra­vano per le con­trade del­la Valle Sab­bia e del­l’Al­to Gar­da. L’al­larme, scat­ta­to a mez­zan­otte, parla­va di crol­li, di pos­si­bili fer­i­ti, di gravi dan­ni agli edi­fi­ci. E loro sono par­ti­ti da Bres­cia, con i cani (una quindic­i­na) ospi­tati nel­la sede di via Alber­to Mario. All’inizio han­no pun­ta­to su Pre­seglie, temen­do ci fos­sero per­sone sot­to le mac­erie, poi a Salò. Accor­tisi che non bisog­na­va cer­care nes­suno, sono rien­trati in cit­tà con le unità cinofile. E han­no inizia­to un lavoro sner­vante, met­ten­dosi a dis­po­sizione del Cen­tro oper­a­ti­vo mis­to (Com), allesti­to nel­la vec­chia palestra del­l’Is­ti­tu­to tec­ni­co Bat­tisti di Salò. «Noi — ricor­da Ser­gio Fac­chet­ti, respon­s­abile del­la Fed­er­azione provin­ciale del­la Asso­ci­azione — abbi­amo diver­si nuclei, dis­lo­cati sul ter­ri­to­rio. Per il sis­ma sono inter­venute le quat­tro ambu­lanze di Vobarno, Roè Vol­ciano e Gam­bara, oltre a quelle che svol­go­no servizio ordi­nario per con­to del 118. Quin­di la Pro­tezione civile di Bres­cia, Bag­no­lo Mel­la, Verolan­uo­va e Breno. Dob­bi­amo ringraziare gli ami­ci di Castel­luc­chio (Man­to­va), Grumel­lo del Monte (Berg­amo), Desio e Brughe­rio (). Si sono rim­boc­cati le mani, e ci han­no dato una mano. Pos­si­amo dire di avere avu­to, in media, una cinquan­ti­na di per­sone al giorno. In totale: più di due­cen­to». «Nel­la notte del ter­re­mo­to — pros­egue Fac­chet­ti — abbi­amo sgomber­a­to i bam­bi­ni del­la dal­l’ed­i­fi­cio di viale Lan­di a Salò, i car­diopati­ci del S. Coro­na di Fasano, i dis­abili del­l’ di Fasano. Per­sone in pre­da al pan­i­co, che ave­vano bisog­no di essere tran­quil­liz­zate. Nei giorni suc­ces­sivi, con le ambu­lanze, abbi­amo effet­tua­to il trasporto di dial­iz­za­ti o di per­sone che, sfol­late negli alberghi, dove­vano recar­si negli ospedali per esa­mi spe­cial­is­ti­ci». I dial­iz­za­ti, dirot­tati sul­l’ospedale di Desen­zano, sono sta­ti costret­ti a fare turni impos­si­bili: chi dove­va pre­sen­tar­si a mez­zan­otte, chi a notte fon­da. Con le famiglie a dis­a­gio. Pro­prio ieri mat­ti­na, lunedì, ha ria­per­to il loro repar­to, all’in­ter­no del­l’ospedale di Salò, che nei giorni scor­si ave­va vis­to rien­trare radi­olo­gia, i pun­ti di pre­lie­vo (anal­isi) e gli ambu­la­tori medici. Fuori, al momen­to, solo la psichi­a­tria ospi­ta­ta in Orto­pe­dia a Gavar­do. «I nuclei di Pro­tezione civile — aggiunge Fac­chet­ti — si sono invece impeg­nati a rego­la­mentare la nei parcheg­gi attorno al Bat­tisti, a con­trol­lare gli acces­si al Com, a svol­gere la sorveg­lian­za not­tur­na». Li chia­mano servizi di osser­vazione. «Al ponte di Clib­bio 12 dei nos­tri sono sta­ti lì, 24 ore su 24. A loro è cap­i­ta­to il com­pi­to peg­giore: al fred­do, sot­to la piog­gia, col ris­chio di frane. E la gente che non vol­e­va abban­donare le abitazioni. Ricor­do una ragaz­za, mala­ta di pau­ra. Com­par­i­va all’im­brunire, spet­ti­na­ta e spaven­ta­ta, in lacrime, come una madon­na dolente. Ave­va solo bisog­no di par­lare un po’. Chiede­va un pizzi­co di cor­ag­gio. Non dimen­ticher­e­mo più la tris­tez­za sui volti del­la gente che ha per­so la casa, e adesso non come fare ad aggius­tar­la. Abbi­amo vis­su­to il loro dolore. E poi le 12 ore di notte a Pom­peg­ni­no di Vobarno, assieme agli . Un’es­pe­rien­za che ci ha seg­na­to». Nel frat­tem­po l’As­so­ci­azione ha con­tin­u­a­to a tenere le lezioni di pri­mo soc­cor­so. «Sì, abbi­amo con­seg­na­to i diplo­mi ai parte­ci­pan­ti ai cor­si di Carpenedo­lo e Gam­bara. Ques­ta set­ti­mana con­clu­di­amo anche quel­lo di Salò, che ave­va­mo sospe­so per una deci­na di giorni, a causa del­l’i­nag­i­bil­ità del Cen­tro sociale. Pen­sava­mo che, alla ripresa, molti dei 65 iscrit­ti sareb­bero rimasti a casa, pre­oc­cu­pati da altri prob­le­mi. Invece sono tor­nati tut­ti. Per chi­ud­ere nei tem­pi pre­fis­sati, abbi­amo por­ta­to le ser­ate da due a tre. Entro pen­si­amo di dis­tribuire gli attestati».