Nella Sala dei Provveditori la presentazione del romanzo frutto della collaborazione tra Marisa Strada e Attilio Mazza. «Il mostro e il mago» a metà strada tra l’inchiesta poliziesca e la ricerca storico-letteraria

La morte di D’Annunzio? Un giallo

22/02/2007 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il gial­lo del­la morte di , avvenu­ta la sera del 1 mar­zo 1938, sarà dibat­tuto domani alle ore 18 nel­la Sala dei Provved­i­tori del Palaz­zo comu­nale di Salò. L’occasione è for­ni­ta dal­la pre­sen­tazione del roman­zo «Il mostro e il mago», edi­to da Star­rylink. Gli autori sono Marisa Stra­da, scrit­trice e docente all’ di Ca’ Fos­cari di Venezia e il garde­sano Attilio Maz­za, che al poeta ha già ded­i­ca­to una trenti­na di sag­gi. Si trat­ta dell’ultimo incon­tro del ciclo «Invi­to alla let­tura», una inizia­ti­va dell’assessorato alla cul­tura e del­la civica.L’opera si pro­pone come un’inchiesta, al con­tem­po poliziesca e stori­co-let­ter­aria, al con­fine tra rap­p­re­sen­tazione e dimostrazione: segue il meto­do del­la ricostruzione indiziaria per sco­prire, al dis­ot­to delle apparen­ze pub­bliche, la sostan­za del­la ver­ità enig­mat­i­ca. I seg­reti e i mis­teri riguardano la vita e la morte di d’Annunzio.Il tito­lo sin­te­tiz­za, sim­boli­ca­mente, il tes­su­to dell’interpretazione, ma è anche sug­ger­i­to da una let­tera, scrit­ta a Luisa Bàc­cara, nell’Assunta del 1933, in cui si legge: «Ho manda­to, pro­prio ora, un lam­po di felic­ità a un poeta tedesco che desider­a­va di vedere da vici­no il mostro! Un mostro che sa fare il mago».Nel roman­zo l’inquirente è uno stu­dioso di d’Annunzio, tor­men­ta­to dall’impossibilità di cogliere la ver­ità seg­re­ta nell’oceano dei doc­u­men­ti e delle tes­ti­mo­ni­anze, e nel mito carnevale­sco dalle molte e incom­pat­i­bili maschere. Tan­ti indizi lo por­tano a ritenere fal­sa la spie­gazione uffi­ciale del­la sua morte, e a dubitare che molti seg­reti occulti­no la ver­ità. Una cir­costan­za occa­sion­ale deter­mi­na l’incontro tra l’inquirente e il sec­on­do pro­tag­o­nista del roman­zo, indi­vid­uo por­tav­oce di filosofie ori­en­tali e dota­to di poteri extrasen­so­ri­ali, a sua vol­ta inter­es­sato a d’Annunzio per gli aspet­ti scia­mani­ci e occultisti.La col­lab­o­razione tra i due svilup­pa il rap­por­to tra meto­di di conoscen­za e tra visioni del­la vita, scan­den­do la vicen­da in momen­ti di evoluzione spir­i­tuale. L’inchiesta si svilup­pa par­al­le­la­mente in fasi di scop­er­ta, cias­cu­na cos­ti­tu­ti­va di un capi­to­lo, e ambi­en­ta­ta in uno spazio (fisi­co ed emblem­ati­co) del­la Prio­r­ia del Vit­to­ri­ale, vero castel­lo dei fan­tas­mi e delle maschere dan­nun­ziani, sul­lo splen­di­do sfon­do del . Ci si muove dal­la stan­za del leb­broso, dove avviene l’iniziazione, a quel­la di Leda, luo­go dell’eros divi­no e del­la vorac­ità ses­suale, dal­la bib­liote­ca (i lib­ri, il mis­tero) alla far­ma­cia del­la Zam­brac­ca, luo­go del­la «malat­tia seg­re­ta» e dei veleni.L’inchiesta pro­cede sia con il meto­do analiti­co e dedut­ti­vo sia con l’intuizione e l’immaginazione, poten­zi­ate da percezioni extrasen­so­ri­ali. Per­tan­to il d’Annunzio scia­mano e ama­tore, il d’Annunzio mala­to e, infine, morente sono da una parte ogget­to di ricostruzione doc­u­men­taria e dis­cus­sione, dall’altra di rap­p­re­sen­tazione diret­ta ed emo­ti­va. Ven­gono pure esam­i­nate le pos­si­bil­ità di una morte vio­len­ta, pro­prio nell’ultimo giorno di .Il roman­zo è sostenu­to da un’autentica e com­ple­ta doc­u­men­tazione, non pri­va di novità, ma si pro­pone anche alla let­tura di chi ama le trame poliziesche, e dei curiosi di mis­teri, pas­sioni, intrighi, prospet­tive ignote.L’anno prossi­mo ricor­reran­no i 70 anni del­la scom­parsa del poeta. «Cinque minu­ti dopo le 20 del 1 mar­zo ’38 — ricor­da Anna­maria Andreoli, pres­i­dente del Vit­to­ri­ale, nel suo libro ‘Il vivere inim­itabile’, edi­to da Mon­dadori — D’Annunzio muore per com­mozione cere­brale, men­tre è sedu­to al tavo­lo di lavoro. Si tro­va nel­la stan­za che ha bat­tez­za­to Zam­bra (cam­era, in anti­co vene­to), lo stu­dio-spoglia­toio dove campeg­giano i cav­al­li di Helios, due gran­di ges­si fidiaci. Ha pre­vis­to da anni la morte sen­za ago­nia, che con­sid­era l’ultimo dono del­la vita».