Da settembre sarà reintrodotta la rarissima specie. Gli ultimi avvistamenti risalgono al 1972

La pernice bianca ritorna sul Baldo

03/07/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
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«Lago­pus mutus hel­veti­cus»: tre parole che stan­no ad indi­care non una sor­ta di scioglilin­gua lati­no, ma il nome di bat­tes­i­mo del­la «per­nice bian­ca». Volatile di rara bellez­za, già pre­gia­to abi­tante delle mon­tagne di casa nos­tra fino all’autunno del 1972, quan­do furono avvis­ta­ti gli ulti­mi tre sogget­ti viven­ti, la per­nice bian­ca a set­tem­bre, dopo 30 anni, farà ritorno a casa. Nell’ambito del prog­et­to «Fau­na Euro­pea», all’interno del­lo zoo «» di Bus­solen­go è sta­to uffi­cial­mente lan­ci­a­to il piano di rein­tro­duzione del raro esem­plare sul Monte . Il prog­et­to è sta­to dis­cus­so nel cor­so di un con­veg­no in cui era­no pre­sen­ti esper­ti del set­tore, a par­tire da Vale­ria Nigri del «Cen­si­men­to avi­fau­na sel­vat­i­ca stanziale» pres­so il par­co Natu­ra viva; Lau­ra Guidolin dell’ degli Stu­di di Pado­va fino a Ettore Cento­fan­ti del Prog­et­to Lupo; Gia­co­mo De Franceschi, diret­tore del Par­co regionale del­la Lessinia (Prog­et­to per­nice bian­ca); Fabio Per­co, respon­s­abile del Cen­tro di rein­tro­duzione del gri­fone di For­garia Friuli (Prog­et­to gri­fone). Un prog­et­to ambizioso che ha coin­volto numerosi esper­ti e col­lab­o­ra­tori anche dall’estero, imp­ie­gati nelle varie fasi di all­e­va­men­to, di mon­i­tor­ag­gio e di assis­ten­za vet­eri­nar­ia. Respon­s­abile del prog­et­to è Michele Bot­taz­zo di «Vene­to Agri­coltura»; il diret­tore è Pao­lo De Franceschi, con­sulente fau­nis­ti­co. La pri­ma fase di lib­er­azione del­la per­nice bian­ca scat­terà il prossi­mo set­tem­bre, e si ripeterà per quat­tro anni con­sec­u­tivi. La metodolo­gia usa­ta con­siste nell’allevamento e nel mon­i­tor­ag­gio del­la specie, fino alla lib­er­azione di cir­ca 6–8 esem­plari l’an­no, per un totale di 24–32 capi. Da una voliera di «pre­am­bi­en­ta­men­to» isti­tui­ta sul Bal­do, le prime specie spic­cher­an­no il volo a fine estate e, dopo 30 anni, torner­an­no final­mente a casa. «Sul ver­sante ori­en­tale del Bal­do», spie­ga Gia­co­mo De Franceschi, «la per­nice bian­ca era pre­sente sicu­ra­mente fino al 1963. A par­tire dai pri­mi anni ’70 sem­bra che la specie non si sia più riprodot­ta sulle creste del monte Bal­do e che gli ulti­mi tre sogget­ti avvis­ta­ti nel­la con­ca del­la Val Larga, siano sta­ti uccisi in local­ità Vane­sa, tra la Valdrit­ta e la val Larga, nell’autunno del 1972». Tenen­do con­to, per­tan­to, delle seg­nalazioni e delle prove rac­colte, «si può ipo­tiz­zare», aggiunge De Franceschi , «la recente e spo­rad­i­ca com­parsa di qualche sogget­to errati­co sulle creste del Bal­do ed una sola nid­i­fi­cazione all’inizio degli anni ’90». Sul Bal­do, infat­ti, esistono buone con­dizioni di habi­tat ide­ale per la specie. La zona inter­es­sa­ta dal prog­et­to è la ris­er­va nat­u­rale inte­grale di «Las­toni-Sel­va Pezzi», una delle oasi nat­u­ral­is­tiche più impor­tan­ti del Bal­do. Si estende per cir­ca 980 ettari, qua­si tut­ti cop­er­ti da boschi e da circhi glaciali. L’area è gesti­ta da «Vene­to Agri­coltura» che ne cura la tutela e la divul­gazione, medi­ante prog­et­ti in cui s’in­serisce, appun­to, quel­lo del­la per­nice bian­ca. «La mag­gior parte di habi­tat disponi­bile», con­fer­ma De Franceschi, «si tro­va a quote infe­ri­ori ai 1700 metri. Con­sid­er­a­ta una den­sità media pri­maver­ile di 0,6–0,8 cop­pie nid­i­f­i­can­ti su 100 ettari, si pos­sono aus­pi­care almeno 2 cop­pie sta­bili in 335,81ettari». «In questo prog­et­to», pun­tu­al­iz­za Gia­co­mo De Franceschi , «la mia fun­zione è quel­la di col­lab­o­ra­tore ester­no: si trat­ta del monte Bal­do che non com­pete alla direzione del par­co del­la Lessinia».

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