Un esperimento faunistico a cura di Veneto Agricoltura. Liberati otto esemplari, un radiocollare permette di studiarli

La pernice bianca ritorna sulle vette del Monte Baldo

21/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

Otto per­ni­ci bianche, con rel­a­ti­vo radio­col­lare, sono tor­nate ad abitare il Monte . Si trat­ta di un esper­i­men­to uni­co, almeno per l’Italia, di rein­tro­duzione di specie ormai estinte in quell’area, avvi­a­ta da Vene­to Agri­coltura, che gestisce le aree dema­niali region­ali del mas­s­ic­cio che dom­i­na il . La per­nice bian­ca è una specie pre­sente in gran parte dell’arco alpino alle quote più ele­vate, in ambi­en­ti roc­ciosi e prati dis­con­tinui (gen­eral­mente oltre i 2.000 metri). Adat­ta­ta a vivere in ambi­en­ti rigi­di, ha svilup­pa­to notevoli capac­ità di adat­ta­men­to gra­zie a piu­mag­gi mimeti­ci e vari­abili sta­gional­mente (bian­ca d’inverno e gri­gias­tra d’estate) e alla capac­ità di nutrir­si di veg­e­tali poveri. Nel Monte Bal­do questo uccel­lo era pre­sente con con­ti­nu­ità fino agli inizi degli anni Set­tan­ta per poi estinguer­si per cause antropiche (cac­cia inten­sa e brac­conag­gio). La per­nice bian­ca non è sta­ta più in gra­do di ricol­o­niz­zare il Monte Bal­do a causa dell’isolamento del mas­s­ic­cio dal resto dell’areale alpino del­la specie. Le rare seg­nalazioni avvenute negli anni suc­ces­sivi era­no date da esem­plari occa­sion­ali, non in gra­do di garan­tire il neoinse­di­a­men­to di una popo­lazione sel­vat­i­ca. Il prog­et­to di Vene­to Agri­coltura nasce nel 1999 ed ha come obi­et­ti­vo la ricos­ti­tuzione di una popo­lazione sel­vat­i­ca di per­nice bian­ca all’interno del­la ris­er­va nat­u­rale Las­toni-Sel­va Pezzi medi­ante la rein­tro­duzione di capi prove­ni­en­ti da altre aree. La ris­er­va rap­p­re­sen­ta il nucleo dei piani più ele­vati e dei circhi glaciali del Monte Bal­do ed è per­tan­to idonea ad un prog­et­to del genere. Nel 2001 è sta­to svilup­pa­to il piano oper­a­ti­vo e si sono avviati gli all­e­va­men­ti in cat­tiv­ità di ques­ta specie segui­ti dall’Alpenzoo di Inns­bruk (Aus­tria) che è part­ner del prog­et­to. I capi ven­gono all­e­vati in cat­tiv­ità seguen­do fin da pic­coli un’alimentazione sim­i­le a quel­la nat­u­rale. I gio­vani nati, di poco più di due mesi, sono sta­ti trasportati dai luoghi di all­e­va­men­to (dis­tribuiti tra l’Austria e la Ger­ma­nia) ad una voliera di pre­am­bi­en­ta­men­to pos­ta a 2.000 metri diret­ta­mente nel Monte Bal­do. Trascor­si 8–10 giorni, sono sta­ti rilas­ciati dopo l’applicazione di un radio­col­lare che con­sen­tirà agli oper­a­tori di Vene­to Agri­coltura di seguir­li nei loro sposta­men­ti. I pri­mi otto capi sono sta­ti liberati nell’ottobre 2002, altri otto esem­plari in questi giorni, men­tre ulte­ri­ori lan­ci sono pre­visti anche per il 2004 e 2005. Si trat­ta di un prog­et­to alquan­to ris­chioso e le pos­si­bil­ità di insuc­ces­so sono notevoli, vis­to il carat­tere alta­mente sper­i­men­tale dell’iniziativa e la nat­u­rale dif­fi­coltà che han­no gli ani­mali sel­vati­ci ad adat­tar­si in un nuo­vo ambi­ente. Non esistono, al riguar­do, altre inizia­tive al mon­do che abbiano por­ta­to a buon ter­mine un’operazione di capi all­e­vati in cat­tiv­ità rein­trodot­ti in natu­ra. È sem­bra­to ugual­mente oppor­tuno oper­are un ten­ta­ti­vo pri­ma di clas­si­fi­care ques­ta specie come defin­i­ti­va­mente estin­ta per il Veronese e il Monte Bal­do.

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