Luci e ombre del settore esaminati dagli addetti ai lavori invitati al Centro ittiogenico. Alborelle, carpioni e lucci scarseggiano. Buone notizie dal coregone

La pesca nel lago non fa miracoli

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Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

La pesca è in buona salute, il lago un po’ meno. È all’incirca la con­clu­sione a cui sono giun­ti ieri gli addet­ti ai lavori, riu­ni­ti al Cen­tro ittio­geni­co di Desen­zano per fare il pun­to del­la situ­azione, invi­tati dall’assessorato provin­ciale. L’immagine è ques­ta: il lago è il clas­si­co bic­chiere, mez­zo pieno o mez­zo vuo­to, sec­on­do i pun­ti di vista.Le buone notizie: nel Gar­da abbon­dano i core­go­ni, le sar­dine, i per­si­ci, quei pesci cioè che assi­cu­ra­no un red­di­to ai cir­ca 300 pesca­tori pro­fes­sion­isti del lago, e che fan­no la loro bel­la figu­ra sui menu dei ris­toran­ti tipici.Una risor­sa eco­nom­i­ca e ali­menta­re sicu­ra, tan­to che per queste specie si par­la (e si è par­la­to anche ieri) di una cer­ti­fi­cazione di qual­ità, una sor­ta di mar­chio Dop per il pesce di lago, di cui potrebbe far­si garante l’autorevole isti­tu­to zoopro­fi­lat­ti­co di Brescia.E allo­ra tut­to bene? Non pro­prio. Non man­cano seg­nali di crit­ic­ità: l’inquinamento organ­i­co che tor­na a man­i­fes­tar­si, muta­men­ti cli­mati­ci che mostra­no i pri­mi seg­nali, fau­na e flo­ra acquatiche di diverse specie a ris­chio. Non un allarme, ma pre­oc­cu­pazioni da tenere pre­sen­ti con seri­età per il medio termine.Perchè, come gli addet­ti ai lavori con­fer­mano, dopo le trote qualche decen­nio fa, nell’ultima decade sono scom­parse le alborelle. Per­chè il (che il Wwf definisce a ris­chio di estinzione) è anco­ra raris­si­mo e le inizia­tive per il suo ripopo­la­men­to si sono riv­e­late più dif­fi­cili del pre­vis­to. E per­chè anche il luc­cio com­in­cia a soffrire.«Sono due situ­azioni dif­fer­en­ti — spie­ga Maria Pia Viglione, respon­s­abile pesca dell’amministrazione provin­ciale -. Quel­la del car­pi­one è una crit­ic­ità nota da molti anni, men­tre per il luc­cio siamo a liv­el­lo di pri­mi seg­nali di dif­fi­coltà. Sono pesci rari e del­i­cati, è dif­fi­cile reperire le uova per la ripro­duzione arti­fi­ciale. Tan­to che qui al Cen­tro ittio­geni­co di Desen­zano ci siamo posti obi­et­tivi min­i­mi ma ragionevoli: al mas­si­mo quest’anno potremo incubare 30mila uova di car­pi­one e 50mila di luc­ci. Ma sto par­lan­do dell’obiettivo mas­si­mo possibile».Pochissime uova in con­fron­to ai ben 77 mil­ioni di avan­not­ti di core­gone che in questi giorni sono nati nelle vasche dell’ittiogenico, e che tra 40 giorni cir­ca potran­no essere liberati nel lago per ripopolarlo.«La situ­azione gen­erale del­la pesca, e quel­la del core­gone in par­ti­co­lare, è molto buona — con­fer­ma Mar­co Cav­al­laro, desen­zanese, stori­co por­tav­oce dei pesca­tori pro­fes­sion­isti bres­ciani -. Di core­go­ni ce n’è abbas­tan­za per il fab­bisog­no di tut­ta la ris­torazione del . Bene anche le sar­dine, e in misura minore anche i per­si­ci. Le crit­ic­ità sono altre: le alborelle, i car­pi­oni, il luc­cio, che è pre­sente ma in effet­ti un po’ in dif­fi­coltà. Pen­so che con l’impegno di tut­ti si pos­sano sal­vare queste specie, e noi pesca­tori siamo pron­ti a fare la nos­tra parte».Ma i seg­nali di pre­oc­cu­pazione van­no oltre il «borsi­no» delle sin­gole specie ittiche. È l’intero sis­tema lago ad avere bisog­no di atten­zioni forse mag­giori che in pas­sato. Qualche esem­pio: le gran­di pra­terie som­merse di alghe e piante acquatiche, da un anno a ques­ta parte sono qua­si scom­parse da Lazise a Padenghe, pri­van­do i pesci di una com­po­nente impor­tante dell’habitat. Si par­la di muta­men­ti cli­mati­ci: ebbene, quest’anno la fre­ga del core­gone è sta­ta ritar­da­ta di una deci­na di giorni, dal 22 dicem­bre al pri­mo gen­naio, a causa del cli­ma e dell’acqua trop­po cal­di. Forse un fenom­e­no occa­sion­ale, forse la cosid­det­ta trop­i­cal­iz­zazione che bus­sa alle porte, chissà.Questo fa pen­sare che la battaglia per aiutare la fau­na itti­ca del Gar­da, nei prossi­mi anni, andrà oltre le sem­pli­ci cam­pagne di ripopo­la­men­to itti­co, Com­porterà uno sfor­zo per difend­ere l’habitat lacus­tre nel suo insieme.

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