E così sulla strada del Ponale, in quanto «strada», è calata la più classica delle pietre sepolcrali.

La Ponale cancellata: scoperto l’ovvio con due anni di ritardo

02/11/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Molinari

E così sul­la stra­da del Ponale, in quan­to «stra­da», è cala­ta la più clas­si­ca delle pietre sepol­crali. Nel­la gior­na­ta di mart­edì, al ter­mine di un incon­tro tec­ni­co fra il comi­ta­to Cis (che si era atti­va­to per un uti­liz­zo pedonale e ciclo­tur­is­ti­co del vec­chio per­cor­so veico­lare dismes­so da una dozzi­na d’an­ni) e gli asses­sori provin­ciali Berasi e Casagran­da, si è sta­bil­i­to, come recita testal­mente una nota del­l’Uf­fi­cio Stam­pa del­la Giun­ta, che «l’u­ni­ca pos­si­bil­ità a questo pun­to obbli­ga­ta a meno che non ven­ga davvero e defin­i­ti­va­mente chiusa — è quel­la di clas­si­fi­care la vec­chia stra­da Ponale come sen­tiero, per­cor­ri­bile da chi­unque, come fos­se un sen­tiero di mon­tagna, sen­za una fun­zione specifica».Per arrivare a ques­ta con­clu­sione ci sono volu­ti una per­izia geo­log­i­ca e un paio d’an­ni di tante chi­ac­chiere. Ma allo stes­so risul­ta­to c’er­ava­mo arrivati, armati soltan­to di log­i­ca, il 15 giug­no del 1999, quan­do su questo gior­nale scrive­va­mo let­teral­mente: «Non tro­ver­an­no mai nes­sun geol­o­go che sot­tofir­mi la sicurez­za del­la Ponale (per le bici e i pedoni) se non dopo aver pre­scrit­to tut­ta una serie di lavori e di inter­ven­ti che sono esat­ta­mente gli stes­si che a suo tem­po, per il loro cos­to proibiti­vo, han­no fat­to preferire la real­iz­zazione del tun­nel e del­la nuo­va stra­da per la valle di Ledro».E scrive­va­mo, anco­ra: «I comi­tati han­no tre sole cose da fare. Pri­mo: impun­tar­si affinchè la stra­da ven­ga let­teral­mente can­cel­la­ta e trasfor­ma­ta in un ter­reno dema­niale qual­si­asi; dove è ovvio che ci si può avven­tu­rare, ma a pro­prio ris­chio e peri­co­lo. Sec­on­do: chiedere, astu­ta­mente, mis­ure di sicurez­za per la (che diven­tereb­bero di rif­lesso mis­ure a pro­tezione del ter­ri­to­rio, non più stra­da, sovras­tante). Ter­zo: invitare le asso­ci­azioni tur­is­tiche (che di sop­pi­at­to già reclamiz­zano la Ponale come fos­se una vera ) a for­mare una soci­età ad hoc per la manuten­zione ordi­nar­ia non del­la stra­da (che come abbi­amo vis­to dovrebbe sparire dalle mappe), ma del ter­ri­to­rio, diven­ta­to una specie di ter­ra di nessuno…»Per cogliere il pri­mo dei tre sug­ger­i­men­ti (che era di un’ ovvi­età scon­cer­tante) si sono per­si inutil­mente due anni. Per il sec­on­do c’è da sper­are che il prog­et­to di un nuo­vo tun­nel in Garde­sana — che ren­derebbe super­fluo il sug­ger­i­men­to — non ven­ga pre­so trop­po sul serio per quan­to riguar­da i tem­pi (l’es­pe­rien­za inseg­na che sul fronte del­la «grande » tra il dire e il fare…ci sono di mez­zo come min­i­mo ven­t’an­ni!). Per il ter­zo si trat­ta di rim­boc­car­si le maniche a Riva, sen­za pen­sare (come spes­so suc­cede) che sia pro­prio tut­to, ma tut­to, com­pi­to di «mam­ma Provincia».