La prestigiosa collezione del fotografo Mario Giacomelli  protagonista del Festival Fotografico Europeo

12/04/2017 in Attualità
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Di Redazione

La pres­ti­giosa collezione fotografi­ca di Mario Gia­comel­li (1925–2000) da Lona­to del Gar­da è “in trasfer­ta” a Palaz­zo Leone da Perego di Leg­nano (Milano) fino al prossi­mo 4 giug­no.

Gia­comel­li è uno dei fotografi ital­iani più sig­ni­fica­tivi e conosciu­ti a liv­el­lo inter­nazionale del Nove­cen­to che John Szarkows­ki, il diret­tore del Dipar­ti­men­to di fotografia del Moma di New York, con­sacrò nel 1963 tra i cen­to migliori autori al mon­do.

In occa­sione del Fes­ti­val Fotografi­co Europeo, ideato e cura­to dall’Afi-Archivio Fotografi­co Ital­iano, le sale milane­si di Palaz­zo Leone da Perego a Leg­nano ospi­tano 101 opere selezion­ate e ordi­nate per­sonal­mente da Mario Gia­comel­li nel 1984, per un even­to espos­i­ti­vo orga­niz­za­to a Lona­to del Gar­da e suc­ces­si­va­mente donate alla collezione del­la cit­tad­i­na garde­sana.

«Siamo orgogliosi che la collezione lonatese di Mario Gia­comel­li, tra i più gran­di fotografi del sec­o­lo scor­so, sia espos­ta per qua­si tre mesi nell’ambito del pres­ti­gioso Fes­ti­val Fotografi­co Europeo – com­men­ta il vicesin­da­co e asses­sore alla Cul­tura Nico­la Bianchi –. Ringrazi­amo la cura­tri­ca Enri­ca Viganò e l’Afi-Archivio Fotografi­co Ital­iano per ques­ta col­lab­o­razione. Un’occasione impor­tante per la cit­tà di Lona­to del Gar­da, che anco­ra una vol­ta sa dis­tinguer­si per il pro­prio val­ore cul­tur­ale e artis­ti­co»

Il per­cor­so espos­i­ti­vo si svilup­pa nel rispet­to dei nuclei tem­ati­ci che lo stes­so Gia­comel­li ave­va cura­to per dare una visione com­p­lessi­va del­la sua pro­duzione artis­ti­ca: Mia moglie (1955), La mia model­la (1955), Mia madre (1956), Io non ho mani che mi accarezzi­no il volto (1961–1963), Lour­des (1957), La buona ter­ra (1964–1965), Scanno(1957–1959), Ver­rà la morte e avrà i tuoi occhi (1955–1956 e 1981–1983), Car­o­line Bran­son da Spoon Riv­er (1971–1973), Gab­biani (1981 1984).

A fare da trait d’union sono le 41 fotografie di pae­sag­gi dal tito­lo Pre­sa di coscien­za sul­la natu­ra (1955 -1984), un vero e pro­prio rac­con­to visi­vo dura­to per decen­ni, con­tin­u­a­mente inda­ga­to con lib­ertà di sguar­do e di impag­i­nazione.

A Leg­nano s’incontrano i reportage più emozio­nan­ti real­iz­za­ti negli anni ses­san­ta dall’artista marchi­giano, come Ver­rà la morte e avrà i tuoi occhi (1954–56), il cui tito­lo è mutu­a­to da una poe­sia di Cesare Pavese, real­iz­za­to all’interno dell’ospizio di Seni­gal­lia. Pri­ma di iniziare a scattare, Gia­comel­li si recò nel­la casa di riposo per un intero anno, al fine di creare una famil­iar­ità con gli ospi­ti e con le loro vite. La serie è un’analisi dura, qua­si bru­tale, del tema del­la vec­chi­a­ia, ma con­dot­ta con uno sguar­do com­pas­sionev­ole e umano, che riv­ela i pen­sieri di Gia­comel­li sul­la morte e la malat­tia.

Oppure la famosa epopea dei ‘pre­ti­ni’, ovvero Io non ho mani che mi carezzi­no il volto (1961–63), da una poe­sia di David Maria Tur­ol­do, che coglie la vita di gio­vani sem­i­nar­isti nei loro momen­ti più fes­tosi, sia per una par­ti­ta di pal­lone, che per un giro­ton­do o una battaglia di palle di neve.
E anco­ra La buona ter­ra 1964–66), che delin­ea la sto­ria min­i­ma dei con­ta­di­ni delle Marche, lun­go il ripeter­si cicli­co del lavoro e delle sta­gioni. Il quadro che ne risul­ta è un rac­con­to qua­si epi­co in cui l’uomo è lega­to alla natu­ra, il con­tadi­no ai suoi campi e al lavoro, alla fat­i­ca, e dove si res­pi­ra un’idea di comu­nità in cui tut­ti si ren­dono utili dal più gio­vane al più anziano.

Gia­comel­li ha affronta­to i temi più diver­si attra­ver­so un’intensa sen­si­bil­ità intrisa di vita, di inqui­etu­dine, di sof­feren­za e di poe­sia: “Tutte le mie fotografie — ricor­da­va lo stes­so Gia­comel­li — sono come autori­trat­ti, ho sem­pre fotografa­to i miei pen­sieri e con questo voglio dire le mie idee, le mie pas­sioni, le mie pau­re”.

Accom­pa­gna la mostra, cura­ta da Enri­ca Viganò, il cat­a­l­o­go “Mario Gia­comel­li. La collezione del­la cit­tà di Lona­to”, a cura di Enri­ca Viganò, Edi­zioni Admi­ra, Milano. Info: www.museomaga.it.

IL FOTOGRAFO

Mario Gia­comel­li, nato a Seni­gal­lia (An) nel 1925, inizia a lavo­rare a 13 anni in una tipografia. Nel 1952 com­pra una macchi­na fotografi­ca e scat­ta la sua pri­ma immag­ine, “L’approdo”. Da allo­ra, fotografo non pro­fes­sion­ista per scelta, si ded­i­ca alla creazione delle sue intense serie fotogra­fiche: la vita d’ospizio, i pae­sag­gi, Scan­no, il mon­do con­tadi­no.

Nel 1953 entra a far parte del grup­po fotografi­co Misa e nel 1956 de La Bus­so­la. Dal 1955 viene cel­e­bra­to dall’allora diret­tore del­la fotografia del MoMa di New York John Szarkows­ki e com­in­cia a ottenere riconosci­men­ti e a esporre in Italia e all’estero. Le sue opere fan­no parte di collezioni pub­bliche e pri­vate di tut­to il mon­do. Muore a Seni­gal­lia nel 2000.

 

 

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