Legambiente: «Vanno separate subito acque bianche e nere»

«La prima cura per il lago è smetterla di costruire»

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

All’indomani di un rap­por­to ambi­ente che san­cisce il peg­gio­ra­men­to del­la qual­ità delle acque del Gar­da, i volon­tari di Legam­bi­ente tri­on­fano, ovvi­a­mente per modo di dire. «Non siamo con­tenti del fat­to che la salute del Gar­da sia pre­oc­cu­pante, ma depone a favore del­la nos­tra asso­ci­azione sapere che l’Agenzia regionale per la pre­ven­zione e la pro­tezione ambi­en­tale del Vene­to (Arpav) ril­e­va prob­le­mi che il Cig­no Azzur­ro denun­cia da anni». Cecil­ia dal Cero, biolo­ga, del­la seg­rete­ria di Legam­bi­ente, che ha un’intera bib­li­ografia sul Gar­da e la sto­ria infini­ta del col­let­tore, snoc­ci­o­la dati, legge relazioni, mostra grafi­ci e tabelle. «Ci han­no sem­pre accusato di far scap­pare i tur­isti e di rov­inare l’economia garde­sana, invece tra un po’ nel lago non sa più nem­meno pos­si­bile fare il bag­no». «Si deve smet­tere di sver­sare a lago, il col­let­tore ha anco­ra grosse perdite ed è ora che tut­ti i comu­ni garde­sani con­trol­li­no i reti­coli fog­nari e si deci­dano a sep­a­rare defin­i­ti­va­mente le acque bianche da quelle nere». E anco­ra: «Quan­do il col­let­tore fu costru­ito ven­nero anche real­iz­za­ti dei dis­per­sori che, in caso di emer­gen­za, sver­sano liqua­mi a lago: si trovano a Mal­ce­sine, a Salto di Bren­zone, a Bran­col­i­no di Tor­ri, a Cisano di , all’altezza di Vil­la Bagat­ta a Mal­ce­sine». Sono delle vere e pro­prie con­dotte, lunghe fino a mille metri: «get­tano liqua­mi nel cen­tro del lago, ser­vono solo a garan­tire la bal­neazione a riva…». E le acque del baci­no per­dono trasparen­za, la mas­sa delle alghe aumen­ta. «Il fos­foro pre­sente nel mate­ri­ale organ­i­co che viene in con­tin­u­azione sver­sato è uno dei prin­ci­pali nutri­en­ti per la vita del fito­planc­ton, un vero e pro­prio concime per le alghe tra cui alcune sono tossiche», spie­ga Michele Bertuc­co, pres­i­dente dell’associazione, «sen­za con­tare che nei piani rego­la­tori dei Comu­ni sono pre­viste aree fab­bri­ca­bili sem­pre più larghe, ciò impli­ca un supe­ri­ore cari­co antrop­i­co e, quin­di, rischi mag­giori per l’ecosistema lacus­tre». Legam­bi­ente car­i­ca di molte respon­s­abil­ità gli enti locali: «Gui­do Butti, ex pres­i­dente del­la azien­da incar­i­ca­ta del­la ges­tione del col­let­tore, ten­tò un Accor­do di Pro­gram­ma per cos­ti­tuire un uni­co ente di ges­tione del sis­tema idri­co inte­gra­to. Si pote­va così trovare una via di usci­ta all’impasse cre­a­ta dal­la fram­men­tazione dei vari sis­te­mi di fog­natu­ra e , ma l’accordo fu boc­cia­to, lui preferì dimet­ter­si e non se ne fece nul­la», con­tin­ua Dal Cero, «ora i Comu­ni devono muover­si». E il Cig­no Azzur­ro? Per­ché quest’anno non si è pro­nun­ci­a­to sul­la bal­ne­abil­ità delle spi­agge garde­sane, come face­va in pas­sato? «Lo sta facen­do l’Arpav», nota Dal Cero, «noi avrem­mo solo for­ni­to dati parziali e così sti­amo lavo­ran­do su un altro fronte. Sti­amo cer­can­do un buon finanzi­a­men­to per effet­tuare un nuo­vo ed appro­fon­di­to stu­dio sui sed­i­men­ti. Come già fat­to nel ’93, vogliamo accertare lo sta­to di arric­chi­men­to fecale dei sed­i­men­ti, spe­cial­mente nel bas­so lago; e con la son­da para­met­ri­ca con­trollere­mo alcu­ni para­metri idro­bi­o­logi­ci, come la clo­ro­fil­la e l’ossigeno, legati alla attiv­ità foto­sin­tet­i­ca delle alghe. Già era­no sta­ti trovati nei sed­i­men­ti val­ori alti di col­ifor­mi fecali e clostri­di. Se il col­let­tore fun­zionasse e non ci fos­sero perdite, si rileverebbe solo la spo­ra del clostride che, rima­nen­do nel tem­po, indi­ca nel­la sua strat­i­fi­cazione, l’inquinamento pregresso».

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