Le straordinarie testimonianze fotografiche e diaristiche di un protagonista

La prima guerra nell’Alto Garda

23/01/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo

I seg­ni del­la Grande Guer­ra sono anco­ra numerosi sui mon­ti dell’Alto Gar­da. Resti di trincee, for­ti­fi­cazioni e barac­ca­men­ti, costru­iti dall’esercito ital­iano dal 1915 al ’18, costel­lano l’entroterra di Limone e Tremo­sine, dove cor­re­va la lin­ea di con­fine con l’Austria. A questi seg­ni e alle dram­matiche vicende che rap­p­re­sen­tano, è ded­i­ca­to il nuo­vo libro del­lo sto­ri­ografo limonese Domeni­co Fava «La Grande guer­ra sul fronte tra il Gar­da e Ledro — Le fotografie e gli scrit­ti del tenente Giuseppe Cipel­li», oltre 200 pagine, pub­bli­ca­to dal gra­zie ai con­tribu­ti dei Comu­ni di Tremo­sine, Limone e Moli­na di Ledro, del­la Comu­nità mon­tana, del Sis­tema bib­liote­cario dell’Alto Gar­da, del­la e dell’Ana di Limone. L’impulso di fis­sare sulle pagine di un libro la sto­ria garde­sana del pri­mo con­flit­to mon­di­ale (del­la quale sino ad ora, almeno per quan­to riguar­da la parte bres­ciana, poco si era scrit­to, nonos­tante una ric­ca doc­u­men­tazione d’archivio) nasce da un for­tu­na­to caso. Nel ’98, vis­i­tan­do una mostra a Bezzec­ca, Fava si imbat­te in due immag­i­ni di guer­ra sul monte Carone, al con­fine tra Limone e Moli­na di Ledro. Con­tat­ta­to il figlio dell’autore, Fava si tro­va tra le mani centi­na­ia di let­tere, car­to­line e fotografie invi­ate ai famil­iari dal tenente Cipel­li di Fioren­zuo­la d’Adda (Pc), classe 1890, uno dei tan­ti uffi­ciali che com­bat­té sulle mon­tagne dell’Alto Gar­da. Cipel­li, mil­itare da pri­ma lin­ea nel­la Sezione mitragli­atri­ci del­la Fan­te­ria ital­iana, è un prezioso tes­ti­mone del con­flit­to. «Di giorno — scrive in una let­tera — gen­eral­mente lavo­ra­no solo le artiglierie, ma di notte, che infer­no qualche vol­ta! Lampi, can­nonate, sibili di proi­et­tili di ogni cal­i­bro incro­ciantisi sulle nos­tre teste; bombe di dimen­sioni enor­mi, mine, fucilate con inter­ven­to di mitragli­atri­ci, il tut­to illu­mi­na­to a sbalzi dai riflet­tori e dai razzi». Cipel­li rac­con­ta al fratel­lo Attilio: «Si lavo­ra per costru­ire trincee, ripari, barac­che, ecc.. Tut­ti sono un po’ ingeg­neri. Vedessi che barac­chi­ni for­ti­fi­cati fac­ciamo». Queste opere di dife­sa mil­itare, dopo aver­le costru­ite, Cipel­li le fotografa, per hob­by. Adat­tò persi­no un ango­lo di una barac­ca a lab­o­ra­to­rio fotografi­co. I suoi scat­ti fan­no riv­i­vere la dram­matic­ità dell’evento bel­li­co, mostran­do­ci tut­ta la trage­dia sen­za forza­ture, sen­za mor­ti (che pur per­cepi­amo) evi­den­zian­do i momen­ti di vita, di sos­ta, di fat­i­ca. Sono foto di vite vis­sute al fronte, di sac­ri­fi­ci e com­bat­ti­men­ti, ma anche di noia e pas­satem­pi: gli stes­si mil­i­tari che un giorno trasci­nano enor­mi can­noni sulle vette innevate, il giorno dopo gio­cano come bam­bi­ni su una slit­ta. Il libro è divi­so in tre sezioni: la riscostruzione degli anni di guer­ra a Limone e Tremo­sine, le fotografie e gli scrit­ti del tenente Cipel­li e l’album fotografi­co. Con­clude l’opera il capi­to­lo «Per non dimen­ti­care», con bre­vi biografie dei sol­dati limone­si (più di 70), tremosi­ne­si (più di 200) e ledren­si (forse 90) cadu­ti su altri fronti.